BON. — Anche Bonpo: è il nome della religione autoctona dei Tibetani, prima dell'introduzione del buddhismo nel paese. Viene chiamata anche *I Ha-chos*, cioè «religione degli antichi dei». La mitologia B. conosce un «re del cielo» *Srid-pa* che sta a capo degli spiriti celesti verso cui salgono, dopo morte le anime dei buoni. V'è un dio Cielo-Terra, un dio solare *Ke-sar*, i cui contrasti con la moglie *A Bru-gu-ma* sono ricordati nei canti di primavera. V'è, come in Cina, un dio locale del suolo, *Sa-dag-po* e uno spirito del focolare, *T'ab lha*. Se ne ha una conoscenza assai scarsa perché è stata assorbita dal buddhismo, non così completamente però che non ne LAMAISMO (v.).
Praticamente la religione B. è un animismo sciamantistico (v. SCIAMANISMO): lo sciamano conosce l'arte di entrare in comunione con gli spiriti, detti Lha, e di riceverne la rivelazione dopo essere entrato in uno stato di trance grazie ad opportune pratiche di concentrazione e di eccitazione mistica; e di rendere placabili quelli che dominano i passi delle montagne, così esposti alle insidie dei venti in quelle impervie regioni. Anche il culto degli antenati è associato a quello degli spiriti ed entrambi formano la base fondamentale della religiosità propria della famiglia mongolide.
Caratteristica pratica cultuale era ed è rimasta quella di accatastare cumuli di pietre (rdo bum) nei punti più abitati dagli spiriti, e di deporre su di essi brandelli di stoffa od altri doni votivi.
La religione B. fu verso il sec. VII d. C. assorbita, ma in maniera del tutto superficiale, dal buddhismo mahayanico introdotto nel paese dal principe Sron btsan sgam po, dietro consiglio delle sue due spose, una cinese e l'altra nepalese, seguaci della dottrina mahayanica.
BON. BARTOLOMEO: V. BON, FAMIGLIA.