BHAKTI. - Dalla radice sanscrita bhaj («adorare»), è nell'India brahmanica e induisca l'atteggiamento di devozione mistica verso una particolare divinità. Già noto nell'epoca antica, che con il sistema filosofico ortodosso Yoga garantisce la salvezza dell'individuo mediante la devozione al dio Jśvara, senza la pratica della meditazione, questo atteggiamento si è assai sviluppato durante l'epoca medievale, quando il brahmanesimo per riaffermare la sua vittoria sull'eterodossia buddhista ha favorito - contro le pratiche minuziose del ritualismo brahmanico e le difficoltà della meditazione, in uso come mezzi di liberazione nelle scuole filosofiche e nel buddhismo del «piccolo veicolo» - la devozione tenera e ardente, come da sposa a sposo, verso le divinità care alla devozione popolare: Visṇu, Rāma, Kṛṣṇa, devozione trascesa negli spiriti più grossolani a pratiche di osceno erotismo.
Questo atteggiamento di devozione mistica, vera e propria via di salvezza (bhaktimārga) può esser seguito anche da chi non ha sacrifizi da offrire, né capacità di contemplazione: è una via universale e quindi accessibile anche alle popolazioni anarie sottomesse,
per la quale si è messo anche il buddhismo mahāyānicò, sostituendo la preghiera alla meditazione liberatrice. Appunto nel buddhismo mahāyānicò l'epiteto di bhāgavat (beato, glorioso), sostanzialmente identico a quello di bhakta, viene attribuito al Buddha e ai bodhisattva, a coloro cioè che sono sulla via di diventare Buddha.
L'esempio più notevole di devozione mistica che proclama la superfluità dei sacrifizi o delle pratiche rituali si ha nel «canto del Beato» o «canto divino» (Bhāgavadgītā, v.). La più antica scuola di b. è quella dei Bhāgavata sorta in epoca precristiana e fondata sul culto di Kṛṣṇa-Vāsudeva.