BETĪLO

BETĪLO. - Etimologia corrente dall'ebraico bēth-ēl « casa di El (Dio) », resa in greco βατθαός, βατθάλον, in latino baetilos. Si dà questo nome:

1) a pietre situate in genere presso un boschetto o una fonte, considerate dai Semiti come simbolo della

divinità, sulle quali si versa olio e si spruzza il sangue degli animali immolati; sovente a ricordo del sacrificio si pianta lì presso una stele. Queste pietre sono aniconiche, conformi come quelle dei santuari di Pafo (Tacito, Hist., II, 50), di Emesa (Herodian., V, 3) e di Biblo; più raramente quadrate, come quella della ka'bah alla Mecca. Non sono idoli, ossia immagini della divinità, anche se in seguito vi fu tracciato qualche elemento di antropomorfizzazione (viso, braccia, occhi, genitali), ma solo rappresentazione simbolica della medesima, a scopo cultuale.

2) a pietre, anch'esse aniconiche, che si credevano cadute dal cielo (meteoriti) e perciò ricche di potere sacromagico, che le faceva considerare «viveniti» (λῆθοι ἄμψυχοι: Filone di Biblo, in Fr. Hist. Graec., III, 568). Secondo il lessicografo bizantino Esichio (Lex., s. v.) b. si chiamava la pietra che, ravvolta in una pelle di capra (βαίτη), Rea fece ingoiare a Crono in luogo del neonato Zeus. Questa etimologia è stata sostenuta da Svoronos (in Zeitschr. für Numism., 1888) e da M. Meier, s. V. Kronos, in Roscher, Lexikon, II, col. 1524, ma con poco successo. Neppure ha avuto fortuna l'opinione di M.-J. Lagrange che ha veduto nel b. la riduzione della torre templare babilonese a più piani (siggurrat). La venerazione dei b. rientra nel più vasto fenomeno della litolatria, sulla quale V. PETRA, adorazione della.

BIBL.: Fr. Lenormant, Les B., in Rev. d'Hist. des Religions, 3 (1881), p. 31 sgg.; M.-J. Lagrange, Etudes sur les religions sémiques, 1ª ed., Parigi 1903, p. 187 sgg. Nicola Turchi
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“BETĪLO.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 879. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/betilo.