BROWNING BARRETT, ELIZABETH. - Poetessa inglese, n. a Durham l'8 marzo 1806, m. a Firenze il 30 giugno 1861. La fanciullezza felice e, in seguito, nostalgicamente evocata, si chiuse con un infortunio d'equitazione che provocò alla B. quindicenne una grave affezione spinale, col dissesto del patrimonio domestico e con il tragico annegamento del fratello Ralph. Dal periodo di segregazione, imposto dal male, evase per seguire, contro la volontà paterna, il poeta Roberto Browning, da lei conosciuto per motivi letterari e poi suo sposo. A Pisa e a Firenze la B. riebbe calore d'affetti e, in parte, la salute e poté ritornare alle occupazioni letterarie, che già l'avevano resa nota.
Donna profondamente emotiva, fece dell'amore per il marito ragione di vita, e della poesia lo sbocco naturale del suo spirito, oltre che una missione di redenzione sociale, inserendosi nella corrente umanitaria vittoriana con il The cry of the children, accorato allarme contro lo sfruttamento della fanciullezza negli opifici. Profondamente religiosa, vide Dio soprattutto negli umili e composte liriche di soggetto sacro, tra cui notevole Cooper's Greve. Delle sue opere, aperte ai più svariati influssi (Milton, Byron, Coleridge, Tennyson, Swinburne), sono da segnalare: The Seraphim and other poems (1838), nel cui primo poemetto due serafini dialogano, librati sul Redentore agonizzante; Casa Guidi Windows (1851), canto delle speranze e delle delusioni patriottiche del Risorgimento in Toscana; Amora Leigh (1857), vasto poema, confessione di un'anima pensosa di problemi etici e sociali; Sonnets from Portuguese (1847), effusione amorosa, in cui la B. espresse il suo più appassionato grido e le più alte possibilità della sua arte non grande, ma sincera e soffetta.