BRUNETTI, ANGELO, detto CICERUACCHIO. - N. a Roma il 27 sett. 1800, m. a Ca' Tiepolo l'11 ag. 1849. Figlio di popolani (suo padre, Lorenzo, era maniaco), ebbe del popolo di Roma virtù e difetti. Intelligente, ardito, generoso e violento, seppe crearsi con l'arte sua di carrettiere modesta agiatezza e con le qualità personali grande ascendente sulla plebe. Estraneo a veri interessi politici, si commosse all'avvento di Pio IX, del quale si costituì araldo e paladino in mezzo al popolo minuto. Con eloquenza rozza ma efficace sostenne ed esaltò le riforme del Pontefice e tribuno rispettato e seguito capeggiò dimostrazioni e fiaccolate. La sua influenza durò anche dopo l'alluzione del 29 apr. 1848, che egli si sforzò di attribuire a pressioni di retrivi. Senza idee politiche ben definite e solo seguendo gl'impulsi dell'animo, finì con il passare a concezioni più radicali. Secondo gli studi del Giovagnoli, si compromise nell'assassinio di Pellegrino Rossi, eseguito materialmente da suo figlio Luigi. Durante la repubblica fu commissario alle barricate e si occupò del rifornimento dei viveri. Caduta Roma, seguì Garibaldi nella ritirata fino allo sbarco presso la Mesola. Tradito, con altri sette compagni, tra i quali il tredicenne figlio Lorenzo, fu preso dagli Austriaci all'osteria Chiarelli il 10 ag. e, dopo sommario essere, fucilato con tutti gli altri (compreso il figlio Luigi sotto il cognome di Bossi) a Ca' Tiepolo.
ALBERTO Maria Ghisalberti