BUCCERO (BUTZER), MARTINO. - Celebre propagatore della Riforma in Germania, n. a Schelestadt (Alaszia) l'11 nov. 1491, m. a Cambridge il 28 febbr. 1551. Giovane ancora, entrò nell'Ordine dei Predicatori e nel 1506 fu mandato a studiare a Heidelberg ove imparò il greco e l'ebraico. Durante i suoi studi lesse alcune opere di Erasmo ed i primi scritti di Lutero che lo infievolirono nella fede. Dopo alcune conversazioni con Lutero, a Heidelberg e a Worms, ne abbracciò le dottrine cosicché, quando accompagnò l'elettore palatino nel Belgio, predicò dottrine contrarie alla Chiesa cattolica. Obbligato a fuggire, fu ospitato da Francesco Sickingen nel castello di Nantal. Di qui, dopo alcune peripezie, si ritirò a Strasburgo, dove fu accolto dai caporoni zuingliani M. Zell e G. Capitone dei quali abbracciò e insegnò le dottrine, predicando contro i riti del Battesimo e della Cresima, contro il culto dei santi e la presenza reale nell'Eucaristia, nel senso zuingliano. Si sposò tre volte, la prima con una monaca dalla quale ebbe tredici figli. Egli pure, con Lutero e Melantone, autorizzò la bagnamie del largravio Filippo di Assia.
Nel 1529 cominciò la sua vita di «paciere» tra luterani e zuingliani, intervenendo nella conferenza di Marburgo. Nel 1530 presentò alla Dieta di Augusta la Confessione tetrapolitana, cosiddetta perché rappresentava le credenze delle quattro città imperiali di Strasburgo, Costanza, Memmingen e Lindau. Essa fu compilata in gran fretta dal B., aiutato da Capitone e da Hedo e presentata alla Dieta l'11 di luglio, dopo quella dei luterani e dei zuingliani. Nella dieta tale Confessione non fu letta, ma due teologi cattolici ne scrisseva la confutazione che fu letta nell'ott. dello stesso anno. I teologi di Strasburgo ne ottennero segretamente una copia e le contrapposero la Vindicatione e difesa che fu pubblicata in latino e in tedesco a Strasburgo nel 1531. La Confessione tetrapolitana contiene 33 capitoli oltre il proemio e la conclusione, e si avvicina alla Confessione luterana. Nel I cap. asserisce la suprema autorità della Scrittura, cosa che avevano taciuto i luterani per spirito iranico; la dottrina della giustificazione è definita nel III e IV cap.; nel XXII è respinto il culto dei santi; della cena del Signore si tratta nel capitolo XVIII, ma in termini ambigui tra la dottrina luterana e la zuingliana. La tendenza conciliatrice del B. ostacolò l'esito di questa Confessione, che non ebbe mai radici profonde. Le chiese riformate adottarono poi la Confessione calvinista e le quattro città imperiali ammiserò più tardi la luterana per potersi unire con la lega di Smalcalda. Il B. si mantenne fedele alla tetrapolitana fino alla morte, benché con alcuni tentennamenti quando si trattava di far la pace tra
luterani e zuingliani. Difatti il suo interessamento per la concordia lo indusse a firmare con Melantone i tre Capitoli di concordia nei quali fece tali concessioni ai luterani che alle rimostranze dei zuingliani dovette confessare che «non aveva capito bene la mente di Lutero». Anche a Smalcalda nel 1537 si mostrò così conciliante con i luterani che i suoi correligionari dissero di lui «che per il troppo desiderio della concordia succedeva a lui ciò che succede ai bevitori che bevono anche la feccia del vino». Non avendo sottoscritto l'Interim di Carlo V, e invitato dall'apostata arcivescovo Cranmer, si trasferì in Inghilterra nel 1549. Vi giunse poco dopo la pubblicazione del primo Prayer Book. In questa prima edizione del Prayer Book, per non urtare troppo il sentimento religioso del popolo, erano state conservate molte cerimonie e forme dell'antico messale cattolico di Sarum, benché fosse stato soppresso tutto ciò che poteva in discare l'idea di sacrificio nella Messa. Il B. tutto in- bevuto delle sue dottrine zuingliane e della sua Confessione tetrapolitana, nella sua famosa Censura critico vari punti del nuovo Prayer Book, tra i quali la commemorazione dei defunti, l'uso degli esorcismi e del crisma nel Battesimo, l'unzione degli infermi e quelle orazioni che parevano ancora indicare la presenza reale nell'Eucaristia. Quanto alla consacrazione dei vescovi e dei sacerdoti, secondo la dottrina zuingliana della perfetta uguaglianza tra gli uni e gli altri, fu autore della formula quasi comune ai due Ordini, formula che fu usata nella Chiesa d'Inghilterra fino ai tempi di Carlo II., rendendo così invalide tutte le ordinazioni anglicane (v. ORDINAZIONI). Delle sue censure si tenne conto nella pubblicazione del secondo Prayer Book del 1552. Durante la sua permanenza in Inghilterra insegnò nell'Università di Cambridge e alle dottrine di Zuinglio aggiunse quella della predestinazione calviniana. Scrisse un libro De Regno Christi e un discorso sulla Riforma di molti abusi che fecero impressione sul giovane re Edoardo VI, il quale forse avrebbe imposto le norme tiranniche e intollerabili che in esso si suggerivano, se fosse vissuto più a lungo.