BULLETTINO DI ARCHEOLOGIA CRISTIANA. - Fondato da Giovanni Battista De Rossi nel 1863 e da lui totalmente compilato sino alla morte (1894), con la quale cessò. Fu diviso in cinque serie, ciascuna, eccetto l'ultima, munita dall'autore stesso di utilissimi indici, perfetti nel loro genere. La prima uscì mensilmente con un foglio di otto pagine in 4°; le altre furono trimestrali in 8°. Il B. sin dall'inizio ebbe in Roma stessa una seconda edizione francese a cura del De Rossi; e quindi dal 1867 a Belley per cura e con note del Martigny, dal 1880 a Parigi per cura del Duchesne. Lo scopo fu di dare prontamente un cenno più esteso delle antichità cristiane e del primo medioevo che giornalmente si scoprivano in Italia e all'estero, e specialmente di fornire un supplemento ai volumi delle Iscrizioni cristiane romane, e come un'anticipazione delle cose più importanti da pubblicarsi nella Roma sotterranea dello stesso De Rossi.
In realtà, poiché le due imprese delle Iscrizioni e della Roma sotterranea si arrestarono ai loro inizi, il B. diventò così l'organo ordinario e principale per conoscere i frutti degli studi e degli scavi del De Rossi nella Roma cristiana. Difatti esso restò sempre essenzialmente romano, ma si allargò progressivamente nella materia, abbracciando ogni ramo di essa. La tendenza fondamentale del De Rossi di vedere l'archeologia cristiana come storia e apologia della Chiesa si afferma qui pienamente; vi hanno pure libero sviluppo le sue preferenze per i temi epigrafici, storici e filologici, con il sussidio della più ampia e scelta erudizione.
Il B. fu la più efficace ed eloquente opera di volgarizzazione della nuova scienza e acquistò al De Rossi e all'archeologia cristiana le più vaste simpatie. La sua lettura ancora oggi ci dà la misura della vastità e della profondità delle cognizioni archeologiche del De Rossi e una nozione esatta del suo metodo scientifico nei vari rami dell'archeologia.
Un Nuovo Bullettino di archeologia cristiana fu fondato nel 1895 dai discepoli del De Rossi, Marucchi, Armellini e Stevenson e dal suo fratello Michele Stefano, con lo scopo di continuare il B. del defunto maestro. Però furono introdotte importanti novità, rendendolo ufficiale per le relazioni di scavo della Pontificia Commissione di archeologia sacra, allargando la collaborazione a tutti i dotti anche stranieri e cercando deliberatamente di-farne una rassegna di archeologia non solo romana ma di tutta l'Italia, anzi del mondo, e insieme un tempestivo informatore delle principali pubblicazioni. Queste due lodevoli intenzioni non riuscirono mai oltre a parziali tentativi, per la formazione strettamente romana dei direttori. Tra
questi morirono ben presto Michele Stefano De Rossi (1898), l'Armellini (1896) e lo Stevenson (1898), per cui il Marucchi restò «Direttore speciale» e quasi arbitro della pubblicazione. Oltre i suddetti, i più frequenti e stimati collaboratori furono il Wilpert, il Crostarosa, il Kanzler, Pio Franchi de' Cavalieri, il Bonaventura e lo Schneider-Graziosi; più raramente vi scrisero il Gatti, il Grisar, l'Hulsen, il Savio, il Grossi Gandi e altri molti. La pubblicazione in parte si vivò in sterili polemiche; per un altro verso, pur conservando fedelmente gli indirizzi del De Rossi, non poté di gran lunga emulare la dottrina solida e vasta del vecchio B. Dopo aver vissuto stentatamente, durante la grande guerra, cessò con l'annata XXVII, nel 1921, le sue pubblicazioni. Non ne esistono indici.