BULLINGER, HEINRICH. - Riformatore svizzero, n. a Bremgarten nel cantone di Argovia (Svizzera) il 18 luglio 1504 e m. a Zurigo il 17 sett. 1575. Dopo i primi studi elementari nel proprio paese, fu mandato dal padre nel 1516 a Emmerich dove studiò grammatica latina e sentì la vocazione a farsi certosino. Nel 1519 passò a Colonia, ove studiò i classici latini, filosofa ecc. e gli vennero tra le mani alcune opere di Lutero (De captivitate Babiloniae, De Libertate christiana, De bonis operibus). Vedendo che Lutero mostrava di appoggiarsi sui SS. Padri, egli si dedicò allo studio delle loro opere; e come vide che essi si appoggiavano sulla S. Scrittura, studiò questa con ardore; allo stesso tempo s'interessò dei Loci communes di Melantone e quest'ultimo con le opere di Lutero finì di staccarlo dalla Chiesa cattolica. Tornato in patria nel 1523 fu invitato a insegnare nel convento cistercense di Kappel dove era abate Wolfgang Jener, e con le sue dottrine fece sì che quei religiosi abbandonassero voti, convinto e la stessa Chiesa cattolica. Nel 1528 si trasferì a Zurigo, abbracciò le dottrine zwingliane, strinse amicizia con Zwingli che accompagnò alle dispute di Berna. Chiamato dal suo paese natale vi si recò come ministro e disputò con gli anabattisti. Quivi sposò Anna Adlischweiler ex-monaca la quale gli diede 6 figli e 5 figlie. Scacciato da Bremgarten si rifugiò a Zurigo dove nel 1532 fu successore, con la carica di «antistes», del suo maestro Zwingli, morto l'anno precedente, nella battaglia di Kappel.
Il B. dal 1532 fino alla sua morte nel 1575, senza quasi mai abbandonare Zurigo, svolse una attività incredibile. Sollevò gli animi dei zurighesi ancora abbattuti per la morte cruenta del loro capo Zwingli; lavorò con esito per l'unione dei calvinisti e dei zuingliani, dopo aver perduto ogni speranza di far lo stesso con i luterani; protesse e animò gli eretici italiani che si rifugiavano a Chiavenna nei Grigioni, accolse a Zurigo i perseguitati e profughi dall'Inghilterra (al tempo della regina Maria Tudor), dalla Francia (dopo la notte di S. Bartolomeo), d'Italia (i timorosi dell'Inquisizione), tutti attratti dalla benevola accoglienza dell'«antistes»; tenne relazione epistolare (sono ca. 12.000 le lettere che di lui si conoscono) con i principali caporoni eretici del suo tempo, Calvino, Buccero, Melantone, Laski, Cranmer, Hooper ecc.; pubblicò commentari sui 4 Vangeli, sugli Atti degli Apostoli, su alcune lettere di S. Paolo, sull'Apocalisse, sul profeta Geremia, e cinque «Decadi» di sermon, delle quali la terza e la quarta sono dedicate al re d'Inghilterra Edoardo VI; fu il consigliere di molti eretici, intervenne come paciere nei dissidi fra Ginevra e Berna, si sforzò di impedire che gli Svizzeri di Zurigo, ed in generale che gli Svizzeri si arruolassero come soldati mercenari negli eserciti stranieri. Tutto questo lo fece stimare fra i protestanti come uomo assennato, equanime e moderato. Questa moderazione però veniva meno quando si trattava di cattolici, antitrinitari e luterani, soprattutto nella questione della Cena luterana. Egli è anche biso-simato perché approvò la condanna di Serveto al rogo e si rallegrò della morte di Castellion. B. è principalmente celebre per il Consensus tigurinus o di Zurigo, e per essere l'autore della Seconda confessione etica detta talvolta posterior (Confessio helvetica poste-rior) benché l'ultima Confessione elvetica non fosse compilata che un secolo dopo nel 1675.
Quanto al Consensus tigurinus (1549): Calvino e Zwingli erano d'accordo nel rigettare la Consustanziazione luterana e la Transustanziazione cattolica; ma Zwingli e come lui anche B. riduceva la celebrazione della Cena ad un semplice ricordo di quella di Nostro Signore; Calvino poi vi aggiungeva qualche cosa di più, cioè una specie di virtù o di forza (dynamis) che era trasmessa al comunicante per mezzo dello Spirito Santo. Nei 26 articoli del Consensus tigurinus, si arrivò ad un accordo, cedendo ambedue le parti in qualche dottrina, cosa che non piacque ad alcuni rigidi calvinisti e zwingliani. Nelle parole parevano convenire e di fatti questo Consensus fu accolto da tutte le Chiese protestanti della Svizzera e trovò favore anche tra i calvinisti francesi, d'Inghilterra e di alcune parti della Germania; ma ognuno le interpretava nel senso che gli conveniva, come si notò nel colloquio di Poissy. Ma si può dire che d'allora in poi e soprattutto dopo la Seconda confessione etica furono chiamati con il solo nome di «riformati» tanto i calvinisti come i zuingliani.
La seconda confessione etica fu composta nel 1562 dal solo B. ad uso suo proprio e privato. Durante la peste del 1564, nella quale perdette la moglie, tre figlie, ed egli stesso stette in grave pericolo, la ritoccò e l'aggiunse al suo testamento. L'elettore del Palatinato Federico III, accusato dai principi luterani per la sua adesione alle dottrine calviniste, chiese nel 1565 a B. una esposizione completa della Chiesa riformata per rispondere alle accuse mosse contro di lui. B. gli mandò la sua Confessione la quale piacque tanto all'elettore che la mandò a pubblicare prima che si riunisse la Dieta imperiale di Augusta nel 1566. Conosciuta in Svizzera, tutti i protestanti svizzeri la vollero adottare. B. consentì, vi fece alcune correzioni e la Confessione fu pubblicata a Zurigo il 15 marzo 1566. Dalla Svizzera e dal Palatinato si propagò alla Francia (Sinodo de la Rochelle 1671), all'Ungheria (Sinodo di Debreczin 1567), alla Polonia, alla Scozia ed all'Olanda. Teologica-mente considerata è la più importante delle confessioni riformate, benché per utilità pratica la superino il Catechismo di Heidelberg ed il breve Catechismo di Westminster e, per chiarezza logica e precisione, quella di Westminster. Consta di 30 lunghi articoli. Nel II si condanna la Tradizione, nel IV e nel V le immagini ed il loro culto, nel VI si parla con qualche ambiguità del libero arbitrio e si condannano i pelagiani, nel X pure ambiguamente è trattata la predestinazione, nel XIV sono bollate le indulgenze e nel XV si dice che l'uomo è giustificato per la sola fede; nel XVI articolo si ammettono le buone opere solo dopo la giustificazione, ma non meritorie, il XVII non riconosce il Papa come capo della Chiesa, il XVIII riconosce l'ordinazione, dei ministri, ma fatta da «anziani», il XIX ammette due soli Sacramenti: Battesimo e Cena, e rigetta la Cresima, e l'Estrema unzione; degli altri Sacramenti dice che sono pratiche utili ma non sacramenti; nel XXI è negata la Transustanziazione e la dottrina di Lutero senza nominarlo; è condannata la Messa; nel XXVI si respinge la dottrina del Purgatorio. In generale si può dire che le dottrine cattoliche sono respinte chiaramente e che questa confessione è profondamente anticattolica, procede con cautela nelle dottrine protestanti non comuni, i luterani non sono nominati, si condannano chiaramente eretici di quel tempo, ad es. anabattisti, e gli antichi, ma talvolta si usano nomi antichi per indicare i dissenzienti
dalle dottrine della Confessione, ad es. Ariani per socini, pelagiani per cattolici ecc.