CALVINUS, JUSTUS. - Controversista, n. a Wetter (Hessen) nel maggio del 1572, m. a Magonza tra il 1616-1621. Frequentando il corso di teologia, a Heidelberg, gli accadde di leggere gli Annali di Cesare Baronio che, proprio allora, venivano alla luce. Quella lettura e lo studio dei Padri, verso il 1600, anno santo, lo illuminarono e lo portarono nell'orbita del cattolicesimo, attraverso il carteggio allora intenzionalmente intavolatosi tra lui, ricercatore della verità, ed il Baronio che fu suo amabile, paziente e sollecito maestro e guida spirituale. Siffatta corrispondenza costituisce oggi un prezioso cimelio della biblioteca Vallicelliana di Roma (cf. cod. Vallicelliano Q. 47, fol. 117 ss.).
Recatosi in Roma in visita alla sacra città e al suo spirituale benefattore (1601), C. fu cresimato nella basilica Lateranense dallo stesso Clemente VIII, essendone padrino il card. Baronio del quale Giusto C., per deferente gratitudine volle, allora, assumere anche il cognome (Baronio). Il cardinale lo colmò di attenzioni, lo ammise tra

CALZARI - A sinistra: calza pontificale (sec. XIII) - Delsberg, museo Sacro. A destra: calza pontificale del card. Arnoldo de la Vie (m. nel 1335) - Parigi, museo di Cluny.
i famigliari e lo trattenne seco quattro mesi. Rimpatriando, lo muni d'una lettera commendatizia per l'arcivescovo elettore di Magonza. Essa principia così: «Colui che, da Magonza, venne a Roma Giusto C., ora ritorna, da Roma a Magonza, Giusto Baronio».
Il neo-convertito si laureò nelle Università italiane di Perugia e di Siena e poi, in patria, narrò la propria conversione in un volume Apologia (Magonza 1601). Inoltre scrisse Prascriptionum adversus hareticos... Tractatus (ivi 1602 e 1756) e De falso Jubilaeo Wittenbergensi adversus Aegidium Junium Lutheri discipulum e, alla morte del card. Baronio, un di lui Elogio funebre che spedì a Nicola Serrario, il gesuita lorenese amico del Baronio stesso.