CARACCIOLO, GALEAZZO

CARACCIOLO, GALEAZZO. - Protestante italiano, n. a Napoli nel 1517, m. a Ginevra il 7 maggio 1586. Tra gli italiani eretici del Cinquecento egli fu, per nascita, più in vista d'ogni altro. Calvino e Beza lo chiamavano «marchese» di Vico, ma in realtà egli non possedette mai questo titolo che, alla morte di suo padre, Colantonio I, passò al figlio di Galeazzo, Colantonio II. Ebbe però il titolo di ciambellano e di cavaliere della Chiave d'oro dell'impero. A Napoli, frequentò le riunioni tenute nel proprio palazzo a Via Chiaia da Juan Valdés e si lasciò attrarre dalle sue dottrine che lo piegarono al protestantesimo. Sembra che egli abbia assistito (1542) alla Dieta di Ratisbona in cui vennero in discussione temi come il primato di s. Pietro ed il celibato ecclesiastico.
Il 21 marzo 1551, quando a Napoli fu istituito il tribunale dell'Inquisizione, il C. emigrò ad Augusta. A Ginevra s'incontrò con Calvino, che l'ebbe sempre in grande considerazione, specialmente dopo che il di lui provato, card. Gian Pietro Carafa, salì al pontificato col nome di Paolo IV (23 maggio 1555). A Ginevra, con altri profughi, istituì la prima chiesuola italiana dissidente. Il bresciano Massimiliano Martinenghi ne fu il primo ministro e Galeazzo il diacono. Più tardi il C. divenne membro del piccolo e del grande consiglio e del concistoro. La sua richiesta di passare a seconde nozze, dopo che la moglie donna Vittoria, ereditiera del ducato di Nocera, aveva rifiutato di aderire all'eresia del marito, e di seguirlo fuori d'Italia, creò gravi imbarazzi a Calvino. Era il primo caso del genere che si presentava, e Calvino rimase incerto, trattandosi o di sollevare uno scandalo in tutta la cristianità, o di perdere il nobile napoletano. La controversia venne pubblicamente trattata nelle chiese con la Bibbia alla mano e fu portata davanti al concistoro ecclesiastico ed alla magistratura civile. Il marchese finì per ottenere il proscioglimento dal suo primo matrimonio, e la libertà di contrarre un secondo, il che fece sposando (10 genn. 1560) una richissima francese originaria di Rouen, Anna Franny. Il Beza chiamava enfaticamente il C. un «secondo Mosè», e Calvino gli dedicò la seconda edizione del suo commentario all'epistola ai Corinti.

BIBL.: N. Balbani, *Storia della vita di G. C.*, chiamato il signor Marchese, Ginevra 1581; Th. Heyer, *Note sur Galéace C.*, 1844; J. Bonnet, *Le marquis de Vico*, épisode de la Réforme en Italie, in *Bull. hist. franc.*, 1869, pp. 173-93; B. Croce, *Il Marchese di Vico G. C.*, Bari 1933, pp. 179-281; A. Casadei, *G. C. e la sua fuga a Ginevra*, in *Nuova rivista storica*, 19 (1933), p. 2 sgg. Piero Chinninelli