CAMPELLO, ENRICO. - Agitatore religioso, n. a Roma nel 1831 da antica famiglia spoletana, ed ivi m. il 1902. Entrato nella vita ecclesiastica, fu successivamente canonico di S. Maria Maggiore e di S. Pietro. Nel 1881 apostatò, e nello stesso anno pubblicò la sua Confessione di Fede, che praticamente è quasi quella dei Vecchi Cattolici, cioè che la gerarchia era bensì di istituzione divina, ma che vescovi e parroci dovevano essere eletti dal clero e dai laici; al Papa riconosceva solo di essere il «primus inter pares», negandogli l'infallibilità; la liturgia doveva celebrarsi in lingua volgare; il celibato ecclesiastico era bensì accettevole a Dio, ma l'obbligo di osservarlo per i sacerdoti era ingiusto e tirannico, e doveva essere abolito, ecc.
Su queste basi volle fondare la cosiddetta «Chiesa cattolica italiana». Aiutato dagli anglicani della «Società anglo-continentale» fondò a Roma il giornale «Il labaro»,
che sparì dopo poco tempo, e rinacque a S. Remo diretto da Ugo Janni. Nel 1883, spinto dal ministro anglicano Dr. Nevin, inaugurò a Roma, in via Genova, una cappella, aprì alcune scuole e veniva riconosciuto come sacerdote della «Chiesa di Dio» dal vescovo episcopaliano di Long-Island negli Stati Uniti. In questo tempo si unirono a lui alcuni apostati, come G. B. Savarese, il quale si riconciliò poi con la Chiesa, ed il Cicchitti-Suriani. Nel 1886 non procedendo bene le cose della nuova chiesa, il C. fece un viaggio a Londra per consigliarsi con i suoi amici anglicani, e là fu deciso che lasciasse Roma e andasse a spargere le nuove dottrine nella Valnerina, tra le cui popolazioni lavorò per molti anni, specialmente a Castellilago, Arone, Ferentello ed in qualche altro piccolo villaggio, con una punta anche a S. Remo, sotto l'egida di Ugo Janni. Nel 1902 il C., all'età di 71 anni, faceva la sua abiura nella cappella del Pontificio Collegio Pio Latino Americano in Roma, e ritornava alla Chiesa, nella quale, pentito dei suoi falli, moriva.