BURALI, PAOLO d'Arezzo, beato. - N. a Itri nel 1511. Si addottorò in legge a Bologna ed esercitò la professione di avvocato a Napoli con tanto successo da essere nominato, nel 1550, consigliere del Consiglio di S. Chiara; ebbe, benché riluttante, incarichi d'ordine politico e legale a favore della città. Uomo austero, pio, caritatevole, sentì fortemente la vocazione religiosa ed entrò nell'Ordine dei Chierici regolari teatini, nel 1557, mutando il nome di Battesimo Scipione in quello di Paolo. Rifutò incarichi e vescovati, ma nel 1568 fu costretto da Pio V ad accettare la sede di Piacenza, dove riunì il sinodo nel 1570 e svolse opera fattiva di pastore, erigendo scuole, ospizi, orfanotrofi e il seminario. Nel 1570 Pio V lo elevò alla porpora.
Fecce parte della commissione cardinalizia incaricata dell'applicazione dei decreti del Concilio di Trento e della riforma del clero, e si adoperò perché venisse osservato l'obbligo della residenza da parte dei vescovi. Nel 1576 fu trasferito alla sede arcivescovile di Napoli che resse sino alla morte, avvenuta il 17 giugno 1578. La sua santità di vita era tale che Filippo Neri ne deplorò la morte come un lutto di tutta la cristianità. Fu beatificato il 13 maggio 1772 da Clemente XIV. Festa il 17 giugno.