CAFFÈ (IL). - Primo giornale di collaborazione collettiva, espressione diretta della milanese « Accademia dei Pugni », fondata in casa Verri, e quindi della « Società del Caffè », edito a Brescia, ogni 10 giorni, dal 1º giugno 1764 a tutto maggio 1766.
I suoi 11 collaboratori, tra cui i fratelli P. e A. Verri e C. Beccaria, vi svolsero in forma arguta e, a volte, paradossale, secondo il gusto settecentesco, argomenti di economia pubblica, di legislazione, di agricoltura, di storia naturale, di medicina, di varia letteratura e di morale, evitando quelli di politica e di religione. Gli articoli erano presentati come resoconti di discussioni fra i frequentatori dell'immaginario caffè aperto in Milano da un esule greco: donde il titolo.
Il C., molto diffuso in Italia e all'estero, provocò vivaci polemiche, specie con il Baretti; poi cessò le pubblicazioni per dissidi tra A. Verri e C. Beccaria.
Fedeli alla parola d'ordine case e non parole, i « caffettanti » lottarono strenuamente contro ogni specie di autorità e di pregiudizi, in favore della sincerità e della libertà delle opinioni, precorrendo il programma del Conciliatore (v.).
Si è rimproverata al C. la gallofilia del contenuto di certi articoli e la trascuratezza della forma. Ma ben più sostanziali contraddizioni si potrebbero indicare, se non si avvertisse che proprio nella sottile e nascosta antitesi tra l'impostazione generalmente illuministica dei problemi e la sensibilità preromantica dell'indagine sta la vitalità del giornale. La fede nel potere illuminante della ragione spiega la lotta antiarcadica, antipurista e antipedantesca intrapresa dagli scrittori del C. contro tutti i detriti del passato, e il vivo bisogno di una salda coscienza morale. Ma è avvertibile altresì, specie in A. Verri, la tendenza ad ascoltare, di là dalla chiarezza definitoria, la voce del « senso interno », ossia la « strada del cuore », a riconoscere la priorità dell'ispirazione e del sentimento sulla ragione. Perciò accanto a una dichiarazione razionale di europeismo cosmopolitistico del C. (riemuta a torto un'abdicazione di italianità) si possono trovare, come nel noto articolo del Carli sulla Patria degli Italiani, precorrimenti romantici nell'affermazione dell'unicità della nazione italiana storicamente e concretamente individuata.
Ettore Li Gotti