CAFFARO

CAFFARO. - Cronista genovese, n. verso il 1080, m. nel 1166. Di nobile stirpe (era figlio di Rustico, signore di Castrofino) e imparentato con le maggiori famiglie di Genova, C. partiva ventenne per la Terra Santa nella spedizione genovese dell'autunno 1100: da allora partecipò a molte imprese che allargarono i possessi e la rinomanza della Repubblica. La maturità raggiunta nella navigazione, nei commerci, nella lunga dimora in Siria, inizia per C. l'attività politica. E, sempre al servizio della patria, trascorre il resto della vita in ambascerie, in uffici, in nuove spedizioni.

Nel 1121, profondendo anche l'oro genovese, patrocina, davanti la Curia di Callisto II, e nel 1123 avanti il Concilio, le pretese dell'episcopato, e in realtà del governo, genovese, contro l'arcivescovo e il popolo di Pisa, per la giurisdizione sulla Corsica, e lo fa con gran fortuna, aprendo la via all'affermazione politica di Genova sull'isola. Alterna quindi l'ufficio di console nella sua città con quello, sui mari vicini e lontani, di ammiraglio; abilissimo nel maneggio diplomatico come nella condotta marinara e guerresca, egli appare il rappresentante più compiuto di quell'aristocrazia di natali e soprattutto d'opere che fece la grandezza di Genova e di Venezia.

Aveva condotto i suoi alla presa di Minorca e all'assedio di Almeria, contro i Saraceni, nel 1147-48 e aveva sostenuto con mano ferma la Repubblica sposata dalla guerra vittoriosa, quando prese ad occupare l'incipiente vecchiezza con l'opera che più d'ogni altra assicurò la sua fama: gli Annales Iannenses, già iniziati nella giovinezza e condotti innanzi tra le guerre e le missioni di governo. In essi la

vicenda della patria è seguita con tale immediatezza e tale calore dal 1100 al 1163, quali solo una personale, multiforme esperienza, immedesimantesi con i fasti stessi di Genova, poteva concedere. Nel 1152 il liber era consegnato ai consoli e accolto nel pubblico archivio; inaugurandosi così una tradizione annalistica, perpetuatasi fin presso al Trecento, che ridava alla storia il culto già stato proprio di Roma. Ancora, C. stendeva, traendole dai suoi ricordi, due altre opere minori: il De liberatione civitatum Orientis e l'Historia capitonis Almarie et Tortae. Morì, dopo aver ritrovato nella difesa della patria dalle mire di Federico Barbarossa a Roncaglia e, presso Genova, al Bosco, tutta la sua energia, rivelata ancor quasi all'ultimo nella prosa ingenua e forte degli Annales, in particolare nel racconto dei fatti del Barbarossa.

BIBL.: Annali di C. e continuitori, ed. Pertz, in MGH. Scriptores, XVIII, 11; ed. Belgrano-Imperiale, in Fonti per la storia d'Italia, I, Roma 1890 sgg. (più completa); trad. ital. di C. Roccagliata Ceccardi e G. Monleone, Genova 1923. Cf. anche C. Imperiale di S. Angelo, C. e i suoi tempi, Torino 1898; U. Balzani, Le Cronache italiane del Medioevo, 3ª ed., Milano 1909, p. 299 sgg.; F. Novati-A. Monteverdi, Le origini, Milano 1926, p. 573 sgg.; V. Vitale, Genova negli Annali di C. e dei continuitori, in Rassegna Italiana, 3ª serie, 24 (1929), pp. 1122-33; 25 (1930), pp. 88-102. Pier Fausto Palumbo
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“CAFFARO.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 189. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/caffaro.