CAIFA

CAIFA. - Meglio Giuseppe C., sommo sacerdote, ANNAM (v.) o Ananos. Il cognome C. è di origine e significato incerto, ed è spiegato come «interprete». Anche il nome del padre è sconosciuto. Istituito sommo sacerdote dal procuratore romano Valerio Grato, l'anno 18 a. C., tenne l'ufficio per 18 anni, fino al 36 d. C., cosa allora straordinaria. Si spiega questa lunga durata per la bassezza della sua anima e il suo servilismo verso i Romani. Infatti nulla si legge in Flavio Giuseppe intorno a qualsiasi attività di C. per gli interessi religiosi del suo popolo presso i procuratori romani. Come quasi tutti i sommi sacerdoti del suo tempo, fu sudduceo e uomo senza sentimento per la giustizia e la religione. Fu deposto dal legato di Siria Vitellio. Di lui sappiamo solo ciò che riferiscono le poche notizie di F. Giuseppe e gli Evangelisti. Sotto il pontificato di C., s. Giovanni Battista cominciò il suo ministero (Lc. 3,2). Dopo riuscitato Lazaro, C. consigliava al Sinedrio di uccidere Gesù (Io. 11,47-54; 18,14). Annotando, nel racconto di questo episodio, che C. «era il sommo sacerdote di quell'anno», il IV Vangelo non intende dire che l'ufficio del sommo sacerdote durasse soltanto un anno, giacché erano ben note le nomine e destituzioni dei sommi sacerdoti, che per C. Fl. Giuseppe racconta minutarmente (Antiq. Iud., II, 2; XVIII, 4, 3), ma dà al termine èvovo senso enfatico («in questo anno fatidico») o il senso lato di «allora». Poco prima della festa di Pasqua in cui morì Gesù, i sinedristi si riunirono in casa di C. per deliberare sul modo come Gesù potesse esser messo a morte (Mt. 26,3; Mc. 14,1.2; Lc. 22,2), e decisero di non ucciderlo durante la Pasqua. Nella stessa casa di C. Gesù, dopo la sua cattura, compariva dinanzi a lui, come preside del Sinedrio. E, siccome le deposizioni dei testimoni non coincidevano, C. scongiurò Gesù di dire se egli fosse il Messia e il figlio di Dio. Avendo Gesù risposto di sì, C. per mostrare che considerava l'affermazione come una bestemmia, si stracciò le vesti e gridò: «Ha bestemmiato! che bisogno abbiamo an-

cora di testimoni?» (Mt. 26, 57-65; Mc. 14, 53-64). Così Gesù dal Sinedrio fu condannato a morte, e quindi consegnato a Pilato, al quale fu condotto dalla casa di C. (Io. 18, 28). Quando, dopo la guarigione di uno storico, Pietro e Giovanni annunziarono Gesù al popolo, furono condotti al Sinedrio, del quale faceva parte anche C. (Act. 4, 6), ma non più al seggio di preside, occupato da Anna.

Bibl.: E. Jacquier, Calphe, in DB, II, coll. 44-47; U. Holzmeister, Historia aetatis Novi Testamenti, 2a ed., Roma 1938, pp. 111, 114, 199; J. M. Vosté, Studia Theologiae Biblicae Novi Testamenti, III: De passione et morte Iesu Christi, ivi 1937, p. 120.