CALLISTO II, PAPA. - Per lunghi anni (dal 1088) arcivescovo di Vienna nel Delfinato, Guido, figlio di Guglielmo conte di Borgogna, svolse in legazioni e concili un'attività fervida durante la lotta delle investiture, in particolare nel periodo tra Urbano II e Pasquale II, quando egli ardi spezzare d'un tratto,
con la condanna dell'imperatore, la triste situazione derivata dalla prigionia e dalla violenza esercitata da Enrico V contro quel pontefice, carpendogli la conferma delle investiture. All'indomani della morte di Gelasio II, esule in Francia, il prestigio delle opere e l'altezza dei natali, che lo facevano parente delle case regnanti di Francia, di Germania, d'Inghilterra e dei conti di Savoia, la necessità di risollevere il papato prostrato dalla violenza imperiale e dallo scisma
(contro Pasquale II da Enrico era stato eletto Maurizio Burdino [Gregorio VIII], a continuar la tradizione di Cadalo e di Guiberto), lo indicarono, benché estraneo al S. Collegio, ai suffragi dei cardinali raccolti il 2 febbr. 1119 in Cluny. Ma, prima di accettare la tiara, l'eletto volle aspettare la conferma dei cardinali e del clero romano, ottenuta dall'autorità del vicario, Pietro di Porto, e d'un ricco laico, Pietro Pierleoni, successo al padre nella direzione del movimento riformatore nella città, cui l'aveva preposto il grande Ildebrando. Quindi si pose al-
l'ardua opera di dirimere l'annosa controversia con l'impero, partendo dalla netta riaffermazione, nel Concilio di Reims, delle posizioni d'intransigenza e imponendosi, con la sua autorità ed energia, al rispetto dello stesso Enrico e del clero tedesco; si giovò inoltre dell'elemento conciliatorista, rappresentato dal vescovo Ivo di Chartres e dall'abate di Cluny, che conduceva ad una transazione, piuttosto che ad una soluzione, del problema, basata sulla distinzione della natura dei due poteri.
A Würzburg, nell'ott. del 1121, si gettavano le basi per l'accordo, che sarebbe seguito il 23 sett. 1122 a Worms, l'atto più solenne, con il Concilio del Laterano celebrato l'anno successivo, del pontificato e del termine mediano delle due fasi della lotta grandiosa tra impero e papato. Frattanto, l'antipapa Burdino era stato tolto di mezzo, e dal suo rifugio di Sutri, dopo aver dato per le vie di Roma triste spettacolo della vicenda delle umane sorti, veniva tratto da una prigione all'altra del territorio laziale; a Roma la pace era stata ricondotta, con l'abbattimento dei fortilizi e l'umiliazione dei Frangipane e dei Corsi, e lo attestava il rinnovato fervore costruttivo di edifici e di chiese; la predicazione della Crociata era stata ripresa e le prescrizioni riformatrici ribadite; il potere della Curia era stato rassodato, da legazioni e da personali interventi del Papa, in tutta la Cristianità. Figura notevole di pontefice, che spicca tra i successori di Gregorio VII, tempra di dominatore e di politico, C. seppe ridare alla Chiesa romana prestigio e potenza. Con lui fece il suo ingresso il nuovo curialismo francese; la Curia si politicizzò e, per l'amore del fasto e il ristabilirsi del credito già disperso, si preferì, e forse dal Papa si
