CALLISTO, PAPA, santo - Dejunti in beatitudine, affresco nel cubicolo detto dei cinque Santi (296-304) - Roma.
terreno in cui cresce il loglio mescolato al frumento (Mt. 13, 29-30), o all'area di Noè in cui si rifugiarono animali puri ed impuri (Gen. 6, 19 sgg.). Chi non concede il perdono al peccatore sinceramente pentito, tradisce la parola del Signore che venne al mondo non per condannare, ma per redimere e perdonare (cf. Philosophumena, 11). Si è pensato che anche le allusioni tertullianee ad un « episcopus episcoporum » e ad un « summus pontifex », allusioni mordaci, avessero per bersaglio C. (v. il De Pudicitia, 21). Anzi, si è persino creduto che l'idea della prevalente autorità della Chiesa di Roma in materia disciplinare abbia avuto origine dalle polemiche del tempo callistano. Ma queste idee debbono respingersi. La frase: « omnem ecclesiam Petri propinquum » (De Pud., 21, 9), allude genericamente ad una Chiesa che conserva la tradizione della fede insegnata da Pietro. E nulla ci dimostra che il vescovo della Chiesa cui pensava Tertulliano fosse il vescovo di Roma. Sembra anzi che si trattasse del vescovo locale africano,
cioè di Agrippino. Le relativamente tarde leggende agiografiche urbane parlano delle origini del « titulus Callisti » del Trastevere narrando di C. che avrebbe raccolto i Cristiani nella sua povera casa del Trastevere, ove si sarebbe trovato anche il vecchio prete Calepodio. L'autore della Passio fece seppellire Calepodio, cioè l'eponimo del cimitero suburbano, da C., e fece seppellire C. da un martire di Oatia, Aste-
rio, il cui « dies natalis » cadeva pochi giorni dopo quello di C. Ad ogni modo, è assai probabile che nel Trastevere esistesse un ricordo di papa C., analogo alla « Memoria Hippolyt » presso il vico Patricio. Accanto a questo ricordo monumentale, papa Giulio I, nel IV sec., eresse una basilica, che fu detta « titulus Iuli et Callisti ». La Depositio martyrum (anteriore certamente al 354) segna: « pridie idus Octob. (depositio) Callisti in via Aurelia miliario III ». Egli dunque fu considerato martire già molto per tempo. E il fatto che sia stato sepolto in un cimitero del Trastevere, anziché nel sepolcreto dell'Appia da lui curato, fa sospettare che il suo sacrificio sia stato maturato nel Trastevere e che non si sia avuta nemmeno la possibilità di deporre il suo corpo nel cimitero cistiberino.
Per il cosiddetto editto di C., V. DISCIPLINA.
IL CIMITERO DI C. — È il cimitero amministrato dal primo diacono della Chiesa romana C. fin dal tempo di Zefirino, cioè dallo scorcio del sec. II. G. B. De Rossi fino dal 1852 ne rivendicò l'ubicazione, dopo il caos topografico dei secoli precedenti nei quali si era chiamato cimitero di C. non solo quello sotto S. Sebastiano, ma ogni cimitero sotterraneo sia sull'Appia che sull'Ardeatina. La sua identificazione
fu suggellata da quella serie di scoperte monumentali consacrate dal De Rossi stesso nei tre tomi della sua Roma sotterranea (1864-77) per illustrarlo; Pio IX volle che venisse acquistata dalla S. Sede tutta l'area soprastante. Come tutti gli altri grandi cimiteri cristiani di Roma, il cimitero di C. è costituito da aree cimiteriali sopra terra con relativi ipogei scavati in origine separatamente, con propri descensi, e solo posteriormente collegati insieme.
Nel sopratra ebbe il suo mausoleo il papa Zefirino (217); vi fu deposto anche il protomartire dell'Eucaristia Tarsicio; ivi il 6 ag. 258 avvenne l'eccidio di Sisto II e di quattro suoi diaconi. Nel sotterraneo si distinguono varie regioni.
Regione dei Papi e di s. Cecilia. — Questa regione è composta di due nuclei, in origine separati tra loro, cia-
scuno con proprio descenso; il primo costituito da una galleria a nicchie per sarcofagi, poi prolungata per sepolture a loculi e approfondita; il secondo con propria scala che immetteva ad un cubicolo e ad una galleria poi approfondita e sulla quale venne scavata una serie di cubicoli dal De Rossi detti dei Sacramenti per le rappresentazioni simboliche in essi contenute datate tra la fine del II e l'inizio del III sec. Di
fianco alla scala in una galleria approfondita si trova il cubicolo dove vennero depositi i papi: Ponziano, Antero, Fabiano, Lucio, Stefano, Sisto II, Dionisio, Felice, Eutichiano e alcuni vescovi, come Urbano, Numidiano, Manito, Policarpo, Giuliano, Laodiceo, Ottato. Si sono ritrovate le iscrizioni sepolcrali in greco dei papi martiri Ponziano e Fabiano, dei papi Antero, Lucio ed Eutichiano, dei vescovi Numidiano e Ottato di Biskra (Numidia).
L'intonaco all'ingresso della cappella è coperto di graffiti di pellegrini con frequenti invocazioni a s. Sisto; l'interno fu abbellito con colonne, con un carme di Damaso, un'iscrizione commemorativa di Sisto III ed ebbe un altare di cui restano le tracce. Adiacente è il sepolcro di s. Cecilia decorato con pitture dell'inizio del sec. IX.
Un altro nucleo pure della fine del II sec. è quello più prossimo all'Appia, con area all'aperto e con una sotterranea, dal De Rossi detta cripta di Lucina, per la Lucina ricordata nella biografia del papa Cornelio nel Lib. Pont.; essa avrebbe sepolto quel papa in una sua area. Ma l'area è anteriore al papa Cornelio (253) sepolto in una zona approfondita che rappresenta l'ultimo periodo di seppellimento. L'iscrizione del papa è l'unica in latino e il De Rossi ne rinvenne un frammento in un casolare fin dal 1849. Il sepolcro è abbellito con un carme di Damaso e con pitture del sec. VI rappresentanti i papi Cornelio e Sisto II e i vescovi Ottato e Cipriano che fin dal sec. IV veniva commemorato in C. Nella parte più antica di questa regione si trova un doppio cubicolo con affreschi della fine del sec. II rappresentanti il Battesimo di Cristo nel Giordano, Daniele fra i leoni, il ciclo di Giona, Buoni Pastori, Oranti, genii, i simboli delle stagioni.
Una terza regione è quella detta di Eusebio; essa pure con propria scala. Contiene la cripta dei martiri Calocero e Partenio, nella quale non resta che un graffito con i loro nomi; il sepolcro del papa Caio con la iscrizione sepolcrale in greco indicante la sua deposizione al 22 apr. (283); il sepolcro del papa Eusebio (311) con frammenti del carme composto da Damaso in suo onore

Infine più a nord la regione detta Liberiana per una iscrizione di una defunta deposta sub Liberio papa (352-366). Anch'essa aveva la propria scala. Ivi il De Rossi rinvenne un frammento del carme sepolcrale del diacono Redento, mentre le sillogi ne hanno conservato l'intero testo.
Una serie di arcosoli dipinti è della seconda metà del sec. IV; uno di essi contiene il busto di Cristo nimbato e due volte l'orante; un secondo Adamo ed Eva, un terzo una venditrice d'erbe.
Una regione fu detta dal De Rossi del Labirinto o dell'Arenario d'Ippolito e ivi egli cercò le memorie di quel gruppo di martiri ricordato dall'itinerario inserito nei Gesta regum Anglorum e dal De Rossi identificato con i confessores quam Graecia misit di Damaso, che il Marucchi volle invece cercare a torto fuori dell'ambito callistiano. - Vedi Tav. XXVI.