CALLISTO III, PAPA

CALLISTO III, PAPA. - Alfonso di Borgia (Borja), n. a Canals presso Xativa (Valenza) il 31 dic. 1378, studiò all'Università di Lérida in Catalogna, dove ricevette il dottorato in ambedue i diritti e poi un canonicato da Benedetto XIII (Pietro di Luna) e molti favori dal re Alfonso d'Aragona, di cui fu saggio consigliere. Staccatosi con questo dall'ostinato antipapa in seguito al processo del Concilio di Co* stanza, difese intrepidamente la causa del papa Mar* tino V. Venti anni dopo, come ricompensa di una ben riuscita legazione tra lo scaltro re Alfonso e papa Eugenio IV, riconosciuto finalmente da quello contro l'antipapa Felice V, ottenne il cappello cardinalisio, che portò con somma dignità, e nel Conclave dell'apr. 1455 succedeva a Niccolò V col nome di C. III. Tre principali questioni occupano questo pontificato: la Crociata contro i Turchi, la difesa dello Stato pontificio principalmente contro il re Alfonso di Napoli e il mantenimento della dottrina cattolica. E soprattutto il primo aspetto che più di ogni altro contraddistingue il pontificato di C. III. Non fu egli gran mecenate delle arti e delle scienze, come il suo predecessore; ma neppure può dirsi nemico degli umanisti. A papa Borgia, vissuto in un ambiente di lotte sette volte secolari contro la Mezzaluna, tutto ciò che non serviva ad allontanare la minaccia turca, resa più pericolosa da Maometto II, sembrava di nessun conto. Del resto non mancavano motivi di gravi preoccupazioni. Il 29 maggio 1453 era caduta sotto il potere turco Costantinopoli, e sommo era il timore di tutte le nazioni cristiane, che ormai vedevano aperte le vie d'Occidente e facile la conquista dei paesi cattolici. Maometto proponevasi infatti di assalire subito l'Ungheria. C. III davanti a cosi tremenda minaccia aveva emesso pubblico e solenne giuramento di voler impiegare tutte le sue forze, e se fosse necessario anche la vita, nella lotta contro i Turchi, finché non venissero vinti e non s'aprisse la strada di Terra Santa. Si accinse a predicare una Crociata, mandando cardinali e altri legati ai principali principi d'Europa per formare una lega cristiana, e costitui predicatori della grande impresa i francescani Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca, il celebre oratore Roberto da Lecce ed altri ancora. Ma le grandi potenze non l'ascoltarono; Venezia e Genova volevano la pace con la Porta; da altre nazioni poco poteva aspettarsi. Il vecchio Pontefice, tuttavia, non si sgomentò, ed allestita una flotta a sue spese, l'affidò al card. Trevisan, mentre incoraggiava i singoli Crociati. A lui in parte si deve la doppia vittoria, navale e terrestre, di Belgrado ottenuta nel luglio 1456 dai tre Giovanni, cioè il guer-
riero Hunyadi, il legato Carvajal e il santo da Capestrano. Voleva C. sfruttare quel grande trionfo, ma purtroppo, le divisioni intestine dell'Ungheria e la morte dei due eroi, G. Hunyadi e G. da Capestrano, impedirono ogni successo nell'Europa centrale, e il Papa dovette contentarsi di aiutare lo Scanderbeg, invitto capo dei cattolici albanesi, ed i difensori genovesi della Crimea, mentre non lasciava di spronare il re di Castiglia a debellare i mori di Granata.
Se C. diede troppa ingerenza ai "catalani, nel governo dello Stato pontificio, bisogna riconoscere che mantenne salda la sua autorità davanti a tutti, procurando una sincera intelligenza con gli altri signori della penisola, anche per evitare guerre intestine capaci di sminuire la Crociata contro il Turco. Per questa ragione rispose volentieri alla chiamata della Repubblica senese, invasa dallo scontento conte Piccinino, mandando contro l'audace condottiero l'esercito crociato. Ma essendo lo scomunicato guerriero protetto da re Alfonso di Napoli, si venne ad urto tra questi e il Papa. Del resto l'antica amicizia tra i due si era notevolmente raffreddata dal tempo dell'elezione di C., mostrandosi questi difensore dei diritti della Chiesa sopra il regno napoletano e pretendendo Alfonso dominarlo per conto proprio ed estendere la sua egemonia sugli altri Stati italiani. Tuttavia avendo bisogno il Papa di quel re per l'esito della Crociata, tollerò molti abusi; ma, quando apparve poi chiara la cattiva volontà di Alfonso, e, d'altra parte, negando C. il rinnovamento dell'investitura di Napoli, Terracina e Benevento, nonché il riconoscimento d'una eventuale successione del bastardo Ferrante, si giunse quasi alla rottura.
Grande fu lo zelo di C. per la conservazione e propagazione della dottrina cattolica, e alla sua pru-

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(fta. Anderson)
Callisto III, papa - Il Papa e Siena, Dipinto di Sano di Pietro (sec. XV) - Siena, pinacoteca.

denza si deve se non si accentuarono, in Francia e principalmente in Germania, certe correnti causate dalla «Prammatica sanzione» e dai decreti antipapali del Concilio di Basilea. Delicatissima era la situazione dei cattolici in Boemia, per colpa degli ussiti, specialmente quando nel 1457 ottenne il trono l'utraquista Giorgio Podëbradi. Il Papa cercò di guadagnarselo per mezzo del suo legato card. Carvajal, ed in verità il re mantenne durante il pontificato di C. la sua parola di non favorire eretici e scismatici; disgraziatamente le cose mutarono sotto Pio II. Morì il 6 ag. 1458, festa della Trasfigurazione del Signore, da lui istituita. Il suo corpo riposa in un misero sepolcro nella chiesa di S. Maria di Monserrato a Roma. La sua memoria sarebbe forse più venerata qualora egli non avesse chiamato a Roma troppi parenti Borgia, tra i quali il nepote Rodrigo, creato da lui cardinale nel 1456, e divenuto poi Alessandro VI.

Bibl.: G. Zuzita y Castro, Anales de Aragón, IV, Saragozza 1668, pp. 33-35; A. Nicolas, Bibliotheca Hispana Vetus, II, Madrid 1788, p. 273; G. Escolano, Historia de Valencia, II, Valencia 1619, p. 200; Anon., Restos mortales de Calixto III y Alejandro VI, in Boletin de la R. Acad. de la Historia, 18 (1891), pp. 88, 159 sgg.; F. Martorelli, Biblioteca di C. linventario], in Miscellanea Ebrle, V (Studi e testi, 41), Roma 1924, pp. 166191; J. Rius Serra, Catalanes y Aragones en la Corte de Calixto III, Barcellona 1927; id., Regesto ibérico de Calixto III, 1, Barcellona 1948; P. Paschini, La flotta di C. III, in Arch. Soc. rom. di storia patria, 53-55 (1930-32), pp. 177-254; Pastor, I, pp. 581 sgg., 649 sgg.
Giuseppe M. Pou_y Marti