CALONIMOS BEN CALONIMOS (QALÔNÎMÔS BEN QALÔNÎMÔS)

CALONIMOS ben CALONIMOS (Qalônîmôs ben Qalônîmôs). - Rabbino, n. nel 1286 ad Arles in Provenza e vissuto per qualche anno in Italia. Tra i suoi scritti lasciò una satira sui costumi del tempo intitolata 'Ebbien bôhan' (pietra di paragone) o Massekheti Pûrîm (il trattato Purim). Bartolocci (Bibliotheca magna rabbinica) afferma, ma senza fondamento sicuro, che tradusse dall'arabo in ebraico i commenti di Averroë su Aristotele.
Apparteneva alla nota famiglia ebraica dei Calonimidi, oriunda da Lucca, che nelle sue peregrinazioni nei paesi nordici e nelle province renane fu un possente veicolo del risveglio culturale dell'epoca. Ad essa per opera di MêSûLAM BEN CALÔNIMÔS (n. probabilmente in Italia e m. a Magonza verso il 1000) spetta l'inizio della poesia lituanica: resa, resa, resa, resa, resa, resa, resa, resa, resa, resa, resa. In Italia nel sec. IX da Abû'Ahârôn di Bagdad e la fioritura, specialmente per opera di C. b. C., del pijûr (pessoa) o prosa rimasta risultante da un miscuglio di

prosa e di versi affini alla magdahl araba, sorta per reazione alla scadente letteratura giuridica degli anni precedenti.
La famiglia è rappresentata ancora nel sec. XVI dal napoletano Calo C. che durante il 1529 tradusse in latino dall'ebraico il libro di Alpetragio: *Theorica planetarum*.

BIBL.: L. Wallach, *Mose ben Kalonymos und Paschasius Radbertus?*, in *Monatschrift für Geschichte und Wissenschaft des Judentums*, 1933, p. 462 segg.: U. Cassuto, *Storia della lettera turca ebraica postbellica*, Firenze 1938; C. Roth, *The History of the Jews of Italy*, Filadelfia 1946, passim.