CAMILLO de LELLIS, santo. - N. a Bucchianico di Chieti il 25 maggio 1550 da nobile famiglia abruzzese. Fanciullo, poi giovinetto, manifestò vivacità incomposta: amante dei giochi, insofferente di disciplina e riluttante a ogni applicazione di studio e fatica. Perduti a 13 anni la madre e a 17 il padre, visse, fino a 25 , vita randagia, tra rischi e avventure belliche di terra e di mare, in Dalmazia e in Africa, al soldo di Venezia e poi di Spagna, ma più avido e smanioso di divertimento che allettato e inorgoglito da miraggi di gloria. Una piaga a un piede l'obbligò ad entrare in cura a S. Giacomo degli Incurabili di Roma. Ristabilitosi tornò alla guerra e al gioco, cui espose, perdendo, ogni cosa. Nell'autunno del 1574, per non mendicare, si rassegnò a servire da manovale in una fabbrica di Cappuccini a Manfredonia. Il 2 febbr. 1575, dopo vivaci resistenze, si dette vinto alla Grazia. Chiese ed ottenne l'abito dei Cappuccini; ma la piaga lo costrinse a tornare a S. Giacomo, dove maturò la sua vocazione alla carità ( 1575-84 ). Rifiutato la seconda volta dai Cappuccini si consacrò al servizio dei malati, temperando via via e educando le ardue risorse della natura, potenziate da una volontà di ferro, al conseguimento del pietoso intento, senza che Filippo Neri, che ne moderava lo spirito, riuscisse ogni volta a contenerne l'impeto e l'ardore. Nel 1584, col proposito di fondare una Compagnia di uomini timorati che si consacrassero per amor di Dio all'assistenza dei malati, si fece sacerdote. Il 15 sett. dello stesso anno dette l'abito religioso ai primi compagni. Il 18 marzo 1586 Sisto V approvò la Compagnia di C., denominata dei «Ministri degli Infermi» (v.), cui concesse di portar sul petto, cucita all'abito, e sul mantello una croce rossa. Lo stesso anno la Compagnia entrò in possesso della Casa e Chiesa della Maddalena in Roma, casa madre dell'Ordine. Lì, l'8 dic. 1591, C. pronunziò, con 25 compagni, la professione dei tre voti solenni, cui aggiunse un quarto di assistenza ai malati, ancorché appestati, in seguito alla bolla di Gregorio XIV che elevava la Compagnia a Ordine religioso di Chierici regolari. Dal 1588 C. fondò altre case in Napoli, Milano, Genova, Fi-
renze, Bologna, Mantova, Ferrara, Messina, Palermo, Viterbo, Chieti, Bucchiario, Borgonuovo, accettando, ovunque gli fu consentito, l'assistenza ai malati negli ospedali, e dei moribondi nelle loro case. Egli stesso cresce nuovi ospedali, di cui uno in Roma di 700 letti a Bocca della Verità. Per 40 anni C. pose la sua vita a servizio dei poveri e dei malati, senza limiti e riserve. Entrò in tutti i campi della carità con sovrumano ardore. Gli ospedali, per opera sua e dei suoi, mutarono faccia. Esperimento è detto regole sapienti «per servire con ogni perfettione i malati», e i feriti sui campi di battaglia, dove la sua croce rossa fece la prima comparsa nel 1596 a Strogonia in Ungheria, al seguito dell'armata di Francesco Aldobrandini. A Roma in tempo di carestia, epidemia, inondazione, organizzò soccorsi d'urgenza con intuizione immediata dei bisogni, tecnica perfetta e larghezza di mezzi, col genio innato e reso soprano naturale dalla carità. Nel 1607, dopo 22 anni, rinunciò al governo del suo Ordine, per attendere solo alla carità. Morì a Roma, il 14 luglio 1614, alla Maddalena, dov'è sepolto. Fu canonizzato da Benedetto XIV nel 1746, da Leone XIII proclamato nel 1886 celeste «Patrono di tutti gli'Infermi e Spedali», e da Pio XI nel 1930 «Protettore di tutti gli'Infermieri». La sua festa si celebra dalla Chiesa Universale il 18 luglio.