CANDIDO DI FULDA (BRUUN)

CANDIDO di FULDA (BRUUN). - Teologo, filosofo, agiografo, poeta e artista, n. nella 2a metà del sec. VIII, m. nell'845.
Latinitzò in Candida il nome germanico di Bruun ed alcuni l'hanno confuso con il contemporaneo anglosassone Wizzone (Wizo), che nell'Accademia palatina ricevette da Alcuno il soprannome di Candida.
Visse a Fulda e nell'822 successe a Rabano Mauro (822-842), nella direzione di quella celebre scuola. Valente artista, dipinse l'abside della Basilica ove, nell'819, furono trasportate le reliquie di S. Bonifacio (Vita metr. s. Egiliis, XVII, 131-137).
Importante è la sua produzione letteraria: 1) S. Egiliis vita, in prosa (PL 105, 381-402, ed. crit. di G. Waitz in MGH, Script., XV, 221-233) e in versi (PL 105, 401-422; ed. crit. di E. Dümmler in MGH, Poet., II, 94-117); 2) Opusculum de Passione Domini, in 20 capp. (ed. B. Pez: PL 106, 57-104); 3) Epistola Candida Nunn Christus corporeis oculis Deum videre potuerit (ed. B. Pez: PL 106, 103-108; ed. crit. di E. Dümmler, in MGH, Epist., IV, 557-61); 4) Vita Baugulfi, secondo abate di Fulda, la quale non è giunta sino a noi.
Un posto particolare gli spetta nella scolastica nascente per i 12 frammenti filosofico-teologici noti sotto il titolo di Dicta Candid, pubblicati la prima volta da B. Hauréau (Hist. de la philos. scholastique, I, Parigi 1872, pp. 131-138).
La critica più recente (cf. Bull. de théol. anc. et méd., I, n. 127) li distingue in tre parti: 1) il Dictum I, originariamente sotto forma di lettera a Ludovico il Pio e a Egindoro, è certamente autentico (fu da Frobenio Forster pubblicato tra gli apocrifi di Alcuno: PL 101, 1359 sg.); 2) i Dicta II-VIII, richiamandosi alle «categorie», sono di dubbia attribuzione, forse dei suoi discepoli; 3) i Dicta IX-XII hanno più affinità con il Dictum I, e perciò possono ritenersi autentici. Manca ancora uno studio approfondito della tradizione manoscritta.
I più interessanti sono il I, che tratta dell'anima umana, imagine Dei, e l'ultimo, che rappresenta, per il medioevo, il primo saggio di una dimostrazione dialettica dell'esistenza di Dio (Quo argumento colligendum sit Deum esse). L'argomentazione si fonda sulla grandezza e gerarchia degli esseri, che reclamano un essere maggiore dell'uomo, onnipotente, Dio. Il pensiero di C. si ispira a Claudiano Mamerto e soprattutto a S. Agostino.

BIBL.: PP. Maurini, Hist. littér. de la France, V, Parigi 1740, pp. 10-17; J. A. Endres, Fredegius und Candida, in Philosophisches Jahrbuch, 19 (1906), pp. 439-50; id., Zum dritten Band der Epistolae Karolini aevi, in Neues Archiv, 31 (1906), pp. 711-714; G. Grunwald, Geschichte der Gottesbeviele im Mittelalter, in Beiträge zur Gesch. der Philosophie des Mittelalters, 6 (Münster 1907, 111), pp. 18-24; Maniatus, I, pp. 660-63; Überweg, II, pp. 159, 162 sg., e 602; F. Zimmermann, Candida. Ein Beitrag zur Gesch. der Frühscholastik, in Divus Thomas, 7 (1929), pp. 30-60 (vita, scritti e dottrina: cf. critica in Bull. de théol. anc. et méd., I, n. 127); A. Kleinehaus, Einhard, Parigi 1942, pp. 51, 64, 165-68; E. Gilson, La philosophie au moyen âge, 3 ed., vol. 1947, p. 198.