CANO, MELCHOR

CANO, MELCHOR. - Domenicano spagnolo e teologo insigne del Cinquecento, n. a Tarancón (Cuenca), probabilmente il 6 genn. 1509 e m. a Toledo il 30 sett. 1560.

I. VITA

Entrato nel 1523 nell'Ordine di s. Domenico a Salamanca, vi studiò prima sotto Diego de Astudillo, poi sotto il grande rinnovatore della teologia spagnola e fondatore della «scuola di Salamanca» Francesco de Vitoria. Ritrovò poi l'Astudillo come reggente a S. Gregorio di Valladolid (1531), dove lo stesso C. cominciò ad insegnare nel 1533. Ebbe allora inizio la sua rivalità col contraffetto e collega nell'insegnamento Bartolomeo Carranza, rivalità che doveva durare fino alla sua morte e tenere divisi per molti anni i Domenicani spagnoli. Creato maestro in teologia a Roma nel 1542 e resosi apprezzato per le sue brillanti doti, C. concorse con successo, l'anno seguente, alla prima cattedra di teologia dell'Università di Alcalà. Nel 1546, ottenne, nello stesso modo, la cattedra lasciata vacante a Salamanca dalla morte di Francesco de Vitoria e ne rimase titolare sino al 1552. Negli anni 1551-52, assistette al Concilio di Trento, come teologo imperiale, per incarico di Carlo V e prese una parte importante alle discussioni sui sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia e sulla Messa. Per premiarlo, l'imperatore lo fece promuovere da Giulio III alla sede vescovile delle Canarie (ag. 1552); ma C., che aveva dovuto abbandonare, per la sua nuova carica, la cattedra di Salamanca (passata allora a Domenico Soto), non tardò a rinunziare al suo vescovato (1553) e si ritirò a Piedrahita (Avila) per attendere a compiere la sua grande opera De locis theologici. L'autorità però di cui godeva non gli permise di rimanere molto in questa solitudine; chiamato a Valladolid come reggente degli studi nel Collegio di S. Gregorio (1554), dovette occuparsi delle faccende di politica religiosa della corte di Madrid, per le quali dovette sostenere molte lotte e affrontare molte inimicizie. C. appoggiò la politica, ostile a Paolo IV, del re Filippo II, del quale riuscì di essere confessore, e combatté aspramente le esenzioni dei grandi Capitoli. Intervenne nel processo inquisitoriale contro il suo contraffetto e rivale Bartolomeo Carranza, dal 1557 arcivescovo di Toledo, e ne censurò severamente i Comentarios sobre el catecismo cristiano. Fu pure allora che egli manifestò una grande animosità contro il nuovo Ordine della Compagnia di Gesù che egli univa, nelle sue invettive appassionate, ai luterani, erasmiani ed illuministi. Si è tentata di recente un'apologia, circa gli atteggiamenti facilmente estremi di C. in queste polemiche religiose (v. V. Beltrán de Heredia, Las corrientes de espiritualidad entre los Dominicos de Castilla durante la primera mitad del siglo XVI, Salamanca 1941). Eletto nel 1557 priore di S. Stefano in Salamanca, C. fu scelto lo stesso anno dal Capitolo di Plasencia come provinciale di Spagna (Castiglia), ma l'elezione non fu confermata dal Papa, neppure quando fu ripetuta nel 1559 dal Capitolo tenuto a Segovia. Morto poco dopo Paolo IV, il C. venne a Roma ed ottenne dal suo successore, Pio IV, la conferma della sua nomina, poco dopo la quale morì al suo ritorno in Spagna.

II. OPERE

Le due Relectiones de Sacramentis in genere e De Poenitentia, stampate insieme a Salamanca nel 1550 e ristampate nel 1563, sono le lezioni tenute da C. a Sala-
mana negli anni 1547 e 1548. Contengono alcune proposizioni strane, che nessun teologo sosterrebbe più oggi. L'opera capitale, alla quale C. deve la sua fama di rinnovatore della metodologia teologica e di fondatore della teologia fondamentale moderna, sono i Libri 12 de locis theologici, usciti postumi nel 1563 e spesso ristampati; l'edizione del 1714, curata dal domenicano p. Giacinto Serry, ha un importante «prologo galeato», ripreso poi nelle edizioni seguenti, che difende l'autore dalle critiche museali. Ispirato manifestamente dallo studio fatto dall'umanista Rodolfo Agricola dei Tóto, aristotelici, l'autore esamina successivamente dieci fonti della dimostrazione teologica, cioè la S. Scrittura, la tradizione orale, l'autorità della Chiesa cattolica, dei concili, della Chiesa romana, dei SS. Padri, dei teologi scolastici, della ragione naturale, dei filosofi e della storia. Il 1. XII, assai più sviluppato degli altri, sull'uso di questi «loci» nella disputa o controversia teologica, è rimasto incompleto. Due altri libri che C. non ebbe tempo di scrivere, dovevano trattare dell'uso degli stessi «loci» nello studio della S. Scrittura e nella controversia contro i pagani, i giudei ed i saraceni (musulmani). I Loci theologici, oltre ad essere un capolavoro potentemente originale per la fermezza e la chiarezza del pensiero e per la ricchezza dell'erudizione, hanno il merito di aver riportato nella letteratura teologica l'uso di una bella forma letteraria, voluta dall'autore per farsi leggere dagli umanisti. All'influsso di C., fedele in ciò alle direttive del suo maestro Francesco de Vitoria, si deve in gran parte l'orientamento prevalentemente positivo preso dalla teologia moderna.
Altri trattati del C., cioè i Commentari sulla I e la II parte della Somma teologica, dettati nelle sue lezioni di Alcalà e di Salamanca, si conservano manoscritti nella biblioteca Universitaria di Salamanca e nei fondi Vaticano latino e Ottoboniano della biblioteca Vaticana. Sei Consultazioni teologiche (tra le quali il parere sulla guerra contro Paolo IV e la censura di Carranza) e 32 lettere sono pubblicate da F. Caballero in appendice alla sua biografia di C. La censura di C. contro la Compagnia di Gesù fu stampata alla fine del sec. XVIII, durante le lotte che precedettero la soppressione dei Gesuiti, e ristampata nel 1900 a Barcellona da un libellista antiguesitico sotto il titolo: Crisit Sacietatis Iesu.
Il piccolo Tratado de la victoria de si mismo, traducido del toscano (Valladolid 1550), adattamento che C. fece di un'opera del domenicano Battista da Crema, senza sapere che essa era stata condannata a Roma, sembra avere avuto un certo influsso sull'evoluzione della sua mente, spingendo all'esterno i suoi sospetti in materia di novità e di misticismo.
BIBL.: F. Caballero, Vida del III. mo Sr. D. Fr. M. C. (Conc. de Iesu, 2), Madrid 1871; P. Mandonnet, s. V. in DTHC. II, coll. 1537-40; M. Jacquin, M. C. et la théologie moderne, in Revue des sciences philo. et théologiques, 9 (1920), pp. 121-41; A. Lang, Die Loci theologici des M. C. und die Methode des dogmatischen Beweises, Monaco 1925; F. Diekamp, M. Cani et la critique et contritione doctrina, in Xenia Thomistica, III, Roma 1925, pp. 423-40; F. Ehrle, Los manuscritos vaticanos de los teologos salmantinos del siglo XVI..., a cura del p. J. M. March, Madrid 1930; V. Beltrán de Heredia, M. C. en la Universidad de Salamanca, in Ciencia tomista, 48 (1933), pp. 178-208.
Edmondo Lamalle