CAPRANICA. - Due cardinali di questo nome. Domenico, n. a Capranica (Roma) il 31 maggio 1400, m. a Roma il 14 ag. 1458. A quindici anni frequentò l'Università di Padova, ove fu discepolo di Giuliano Cesarini (poi cardinale) quindi quella di Bologna dove si addottorò in diritto. Martino V Colonna del quale era parente, lo nominò a soli 22 anni chierico di Camera e lo volle alla sua segreteria dove erano i più noti umanisti. Nel 1423 fu inviato insieme con Leonardo Dati al Concilio di Siena, per suggerirne ai legati lo scioglimento. Nel 1424 ebbe la carica di protonotario apostolico e nel dic. fu nominato vescovo di Fermo. Fu paciere tra la Repubblica fiorentina e il duca di Milano (1426), governatore dell'Emilia, legato nella guerra di Bologna (1428), legato a Perugia (1430). L'8 nov. di quell'anno, Martino V, che certamente prima del 1426 lo aveva designato cardinale sub secreto pontificio, lo proclamò cardinale diacono del titolo di S. Maria in via Lata. Ma essendo il Papa morto prima che il C. si fosse recato a Roma per le consuete cerimonie in concistoro, quando egli si presentò per prender parte al Conclave, la maggioranza dei cardinali, a lui ostili perché partigiano della famiglia Colonna, non lo vollero riconoscere e lo ri

mandarono alla legazione di Perugia. Per quanto ciò fosse contrario al decreto concistoriale del 24 maggio 1426 , egli obbedì. Nemmeno il nuovo papa Eugenio IV volle riconoscere la legittimità della sua nomina. Roma intanto era preda della fazione anticolonnese, onde il C. si rifugiò sul Soratte attendendo invano un cambiamento nella condotta del Papa. Poiché si era aperto in quei giorni il Concilio di Basilea, il C. vi si recò, non per accusare ma per difendersi. Infatti, mentre il Concilio lo riconobbe cardinale, la commissione romana lo dichiarava privo della dignità cardinalizia, del vescovato di Fermo, della legazione di Perugia, e gli faceva confiscare i beni e il palazzo (1432). Nonostante il torto fattogli il C. fu moderato verso gli avversari e riverente verso il Papa, con il quale solo due anni dopo si offrì l'occasione per un accordo. Fu fatto un nuovo giudizio, e il 13 luglio 1434 il card. Albergati impose al C. il cappello e l'anello : patto della riconciliazione l'abbandono del Concilio divenuto scismatico. Rientrato così nella benevolenza del Papa ebbe molti ed importanti incarichi. Ebbe parte nell'unione tra la Chiesa greca e latina (1439); fu legato straordinario nella guerra contro Francesco Sforza, durante la quale fu anche ferito nella battaglia di Montolmo (19 ag. 1443) e preso prigioniero insieme con il Piccinino. A lui si deve principalmente il distacco della Germania dalla fazione scismatica di Basilea e il ritorno all'antica fedeltà verso la Chiesa romana. Fu amico e cooperatore di Niccolò V (che lo incaricò fra l'altro di ambasciate straordinarie presso vari Stati italiani per l'organizzazione della guerra contro i Turchi [1453]), e di Callisto III. Eccellente nelle opere di pietà, ebbe sempre a cuore i costumi del clero, ed un suo progetto di riforma della Chiesa è nel cod. Vat. lat. 4039, f. 16^{°}-18. Preoccupato dei buoni studi e della formazione di un clero colto e preparato fondo
alla fine del 1456 il collegio Capranica (v. collegi ecclesiastici). Buon umanista, ricercatore di codici mise insieme una biblioteca di oltre 2000 volumi, ora in gran parte passata con il fondo Rossiano alla Vaticana, dove pure si conservano le sue opere manoscritte, per lo più di argomento religioso; gli è attribuita una Are moriendi pubblicata per la prima volta a Norimberga senza data. Alla morte di Callisto III, la voce popolare lo proclamava pontefice, ma cadde infermo e santamente spirò. E sepolto a Roma nella chiesa di S. Maria sopra Minerva.
Fratello del card. Domenico fu Angelo anch'egli cardinale e di lui emulo nella austerità del costume. Fu nominato il 17 marzo 1438 arcivescovo di Siponto; il 5 maggio 1447 vescovo di Ascoli Piceno, il 25 sett. 1450 di Rieti. Si occupò in questa epoca del processo di canonizzazione di s. Bernardino da Siena. Fu governatore di Foligno e poi di Bologna; fu promosso cardinale da Pio II il 5 marzo 1460. Tornato a Bologna come legato, accompagnò nel 1469 l'imperatore Federico III a Viterbo. Nel 1471 (3 dic.) ebbe la nomina di legato a latere, con l'incarico di visitare tutti i principi italiani per indurli alla Crociata contro i Turchi. L'11 dic. 1472 divenne vescovo di Palestrina. Nel 1473 fu per poco amministratore della chiesa di Fermo, ove tenne un sinodo. Essendo abate commendatario del monastero di S. Bartolomeo di Ferrara, lo cedette ( 1468 ) a Bernardo della Casa, monaco di Settimiano, dal quale passò in perpetuo ai Cistercensi della Congregazione di Toscana. Fu tra i papabili nel Conclave del 1471. Morì il 3 luglio 1478 e fu sepolto alla Minerva.
Bibl.: A. Ciaconius, Vitae et res gestae pontificum romanorum et S. R. E. cardinalium, II, Roma 1677, col. 1035; Ughelli, I, coll. 1211; II, col. 230; P. Fr. Kehr, Italia pontificia, V : Aemilia, Berlino 19:1, p. 232; Pastor, I, II (v. indici); E. Goller, s. V. in LThK, II, col. 745. Sui due cardinali e sugli altri prelati della casa C. cf. U. Camoli, Il monastero di S. Bartolomeo de - Campo Fullanum e i prelati di casa C., in Studia picena, II [1935], p. 102.
Renata Orazi Ausenda