CAPUANA, LUICI

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CAPUANA, Luici. - Scrittore, n. a Mineo il 28 maggio 1839, m. a Catania il 29 nov. 1915. Studiò a Mineo presso le scuole dei Gesuiti, poi dal 1850 fu per tre anni nel collegio di Bronte. All'Università di Catania frequenta la facoltà di giurisprudenza, ma sospese al secondo anno gli studi e passò a Firenze come critico teatrale de La Nazione. Nel 1872 accettò la carica di sindaco di Mineo; nel 1877 fu a Milano collaboratore del Corriere della Sera e di riviste letterarie, e coltivò l'amicizia di Giovanni Verga, Emilio Zola, Gabriele d'Annunzio.
Temperamento portato all'ironia, si burlò di Pietro Vetro facendogli includere, nella Raccolta amplissima dei canzi popolari, alcuni suoi versi dialettali; persino Alessandro D'Ancona discusse sul verso dell'ignoto poeta siciliano(!) "Donni c'aviti 'intelletu d'amurı". Come il Carducci anche il C. polemizzò con M. Rapisardi (cf. Paradis: Giobbe, Lucifero con prefazione di Giulio Salvadori, Catania 1884). Insegnò all'Istituto Superiore di Magistero a Roma e, dal 1902 alla morte, nell'Università di Catania alla cattedra di Lessinografia e stilistica. Notevoli gli scritti critici (Studi della letteratura contemporanea, Milano 1880; Gli ismi contemporanei, Catania 1898; Libri e teutro, ivi 1892) che ritengono la maniera e il metodo del De Sanctis nell'esame delle opere. Nei suoi romanzi e nelle novelle accolse e sviluppò la teoria di un'arte impersonale a servizio della scienza, auspicando, tra l'una e l'altra, armonia e fusione. Proponendosi soprattutto il vero, analizzò come "documenti di vita" casi di accessi isterici in Profumo, casi patologici di amore morboso in Giuninte, evocazioni spiritiche ne Il morsbese Roccaserdina, aspetti della telepatia nel romanzo La sfinge, gruppi di maniaci e di esseri strani ne Le paesane e ne Le nuove paesane. In queste ricerche, che vanno dal naturalismo al verismo all'esperimentalismo, la sua arte, su modelli dello Zola e di Balzac, si esaspera; nessuna preoccupazione morale ha più luogo, preoccupandosi il C. unicamente dell'arte. Importante la sua produzione dialettale e la letteratura per l'infanzia; da ricordare la satira alle ideologie del sec. xix nel Re brucolone (Firenze 1905). Il C. esercitò sulla sua generazione una efficacia notevole, anche se in lui a troppo vi si sente il curioso di psicologia e di scienza naturale (B. Croce).

BibL.: A. Pellizzari, Il pensiero e l'arte di L. C.. Napoli 1910 (con bibl.); L. Tonelli, Il carattere e l'opera di L. C., in N. Aul., 63 (maggio 1928), pp. 5-18; P. Arrighi, Le vórieme dans la prose moratrice italienne, Parisi 1937, pp. 339-62; R. Croce, Letteratura della nuova Italia, III, Bari 1943, pp. 102-20.
Giovanni Fallani