CAPUA, ARCidiocesi di. - In Campania, a breve distanza dal punto in cui nell'Appia s'innesta la via Latina, C. dovette ricevere ben presto il messaggio cristiano.
La chiesa di C. ebbe i suoi martiri, ricordati nel Martirologio germiniano: Prisco, Lupolo, Sinoto, Marcello, Rufo, Agostino e Felicita; gli ultimi due avrebbero sofforto il martirio sotto Decio. Nell'odierno paese di S. Prisco, presso C., furono ritrovate numerose iscrizioni sepolcrali cristiane della seconda metà del sec. iv, e ivi presso era la via Aquaria, sulla quale il 1° sett. si festeggiava s. Prisco, dato dalla tradizione come primo vescovo di C. Il Lib. Pont., c'informa che Costantino fondò in C. una basilica, dotandola di suppellettile liturgica e di ricchi possedimenti. Nella chiesa di S. Prisco si conservarono, fino al 1766, i musaici del sec. v, che decoravano l'abside e la cupola. Nell'abside erano effigiati, in atto di portare le corone, apostoli, martiri, e i santi locali Prisco, Sinoto, Lupolo, Rufo, Marcello, Agostino, Felicita; nella vòta la simbolica colomba in mezzo ad otto volumi simbolo dei Vangeli e di quattro profeti. Nella cupola, al centro, il

trono divino; nelle zone inferiori, profeti, apostoli, evangelisti, e i martiri campani Ippolito (Ipolisto), Canione, Agostino, Marcello, Lupolo, Rufo, Artema ed Eufemo, Eutiche e Sosso, Festo e Desiderio. La cappella a fianco della chiesa di S. Prisco, intitolata a S. Matrona, mostra ancora i musaici del scc. V. Nella vòlta, agli angoli, quattro grandi palme, e tra di esse tralci con grappoli d'uva e uccelli; nelle pareti perimetrali, su una, un medaglione di Cristo fra tralci e pampini, sulle altre, i simboli evangelici, e precisamente l'uomo alato su una, e su un'altra il bue e l'aquila ai lati d'un trono gemmato con la simbolica colomba sulla spalliera e un volume sul cuscino. Si ricordano ancora le decorazioni musive dell'abside di S. Maria Maggiore, del sec. v, in S. Maria Capua Vetere, e dell'abside della cattedrale della C. nuova, del sec. xI-xit, anch'esse scomparse, il candelabro del cero pasquale nella stessa Cattedrale, il rotulo dell'Esultet, la porta della chiesa di S. Giovanni delle monache, il portale di S. Marcello Maggiore. Molto importanti, anche, un sarcofago cristiano del sec. Iv nel cortile della chiesa di S. Marcello, una serie di iscrizioni sepolcrali dei secc. iv-vi, e il Lezionario del codex Fuldensis del 546.
La serie episcopale dei primi sei secoli, è attestata da documenti sicuri, soltanto dalla prima metà del sec. Iv : Proto o Pretorio (313), s. Germano (31920, 540-41), Vittore (541-54). Il più noto è Vittore, contemporaneo di Cassiodoro e di Eugippio, l'abate del Lucullano, soprattutto per il codex Fuldensis da lui riveduto negli anni 546 e 547 .
Sotto s. Gregorio Magno, per l'invasione longobarda, che aveva devastata e spopolata la metropoli campana, il clero di C. viveva profugo in Napoli. Cessata questa, C. entrò a far parte del ducato di Benevento. Nel 787 Carlomagno per le istanze di papa Adriano, offrì la città di C. a s. Pietro, e da allora essa venne annoverata tra i possedimenti di s. Pietro, più di nome che di fatto. Diviso il ducato di Benevento nei due principati di Benevento e di Salerno, il gastaldato o contea di C. fu compreso in quest'ultimo (847); ma Landone riuscì a rendere indipendente da Salerno il suo dominio. Dall'899, poi, al 980 il conte di C., divenuto principe, regge C. e Benevento.
Nell'842, distrutta C. dai Saraceni, il vescovo e conte Landolfo trasportò la residenza nella nuova città, sita a ca. 5 km . dall'antica, sul luogo dell'antica Casilinum, alle rive del Volturno. A Landolfo I succede Landolfo II; ma il conte Pandolfo, lo costrinse a sloggiare e ritornare nell'antica; poi spedì a Roma suo fratello Landonulfo, perché fosse consacrato vescovo della nuova C. Papa Giovanni VIII venne a C. e divise la diocesi di C. in due, consacrando Landolfo II vescovo di S. Maria Suricorum (C. antica, oggi S. Maria Capua Vetere), ed assegnando a Landonulfo la C. nuova. Nell'882, scacciati Pandonulfo e Landonulfo, vi ritornava, come unico vescovo di tutta la diocesi, Landolfo II; d'allora la sede episcopale si trasferì nella C. nuova sul Volturno. Qui, intanto, sotto l'episcopato di Landolfo, era sorta la nuova Cattedrale, consacrata da Ottone e decorata con musaici da Ugo. Nel 966 papa Giovanni XIII, venuto a C., la elevava a sede metropolita. Oggi essa ha suffraganee Isernia e Venafro, Calvi e Teano, Bessa Aurunca, Caserta, Cvjezzo : confina con Aversa, Cvjazzo, Calvi e Teano. Conta 110.000 anime; 63 parrocchie; 129 sacerdoti diocesani e 7 regolari (1948).
Dei monaster; antichi, vanno ricordati: S. Benedetto costruito dai Cossinesi verso il 913; S. Lorenzo; S. Maria; S. Giovanni Battista, femminile, fondato dall'abate cassinese Aligerno, nel 967 , in casa di un tal Landolfo, figlio di Landenolfo e marito di una Aloara. Dei monasteri antichi delle vicinanze, è celebre S. Angelo in Formia.
CAPUA - Portale della chiesa di S. Marcello (sec. XI) con architrave del sec. X. C. fu sede di tre sinodi: al primo, Synodus plenaria Cupuensis (392), partecipò s. Ambrogio che ne segnò le direttive; nel secondo, del 7 marzo 1087, Desiderio, abate di Montecassino, accettò il papato con il nome di Vittore III (m. il 16 sett. 1087); nel terzo, 7 apr. 1118, furono condannati l'imperatore Enrico V e l'antipapa Maurizio Burdin ( = Gregorio VIII, 1118-21). Presso C., s. Anselmo terminò, nel rog8, il Cur Dens homo.
Molti presuli hanno illustrato la sede capuana; tra gli antichi Vincenzo, Vittore, s. Germano, poi il card. s. Roberto Bellarmino (1602-1605) e il card. Alfonso Capecelatro (1880-1912). Va pure ricordato, Alessio Simmaco Mazzeochi (1684-1771), archeologo e filologo insigne.
Dei monumenti sacri di C., quelli dell'evo antico furono in gran parte distrutti nel sec. xviII, quelli del medioevo durante l'ultima guerra.
II, 11, coll. 2064-84; id., Lectionnaire, ibid., VIII, 11, col. 2276 2283; J. Wilpert, Mosaiken, pp. 50, 51, 59, 229; id., Sarcofags, tav. IX, 2, pp. 116, 232, 335, 10², 13². Domenico Mallardo
