CAPSA

CAPSA. - Dal greco καύφα, propriamente cassa per libri; poteva dirsi anche scriminare; per lo più circolare, in legno, se molto piccola, capella, se in bronzo, cista. Nella passio dei martiri scillitani del 17 luglio dell'a. 180, il giudice Saturnino domanda: «quae sunt res in capsa vestra?» (cf. BHL, 7527). Il Wilpert ha riconosciuto una rappresentazione di c. per libri in una pittura del cimitero di Pretestato della integrata (Wilpert, 19).
C. veniva anche chiamato il piccolo recipiente che conteneva gli elementi che dovevano servire alla celebrazione eucaristica: capsa cum sanctis apertas (ma V. PISSIDE). Gli archeologi hanno dato il nome di capsele ai numerosi reliquiari di legno, d'avorio, di terracotta, di pietra, d'argento rinvenuti negli altari e contenenti reliquie.
Tali, ad es., i reliquiari di Brescia, di Grado ecc., quello di fattura egiziana della prima metà del sec. VI, proveniente dal Sancta Sanctorum, ora nel museo Sacro della biblioteca Vaticana (C. R. Morey, Gli oggetti di avorio e di osso del museo Sacro Vaticano, Città del Vaticano 1936, p. 58, n. A. 59). Tipico il reliquiario illustrato da G. B. De Rossi rinvenuto nella basilichetta di Ain Zirara a 8 km. da Ain-Beida in Numidia tra Tebessa e Costantina. È d'argento, di forma ellittica, sul coperchio è effigiato un martire che regge con le mani la corona d'alloro gemmata; in alto la mano divina sporge dalle nubi e sta per porre sul capo del Santo la corona. Ai piedi del martire sporgono i quattro fiumi del paradiso, mentre ai lati ardono due torce. Nelle facce esterne della c. da un lato otto pecore uscenti dalle due città si dirigono al centro dove è l'agnello divino dietro il quale sta la croce latina. Dall'altro lato sopra una rupe sta il Signum Christi; al di sotto sgorgano i quattro fiumi ai quali accorrono a dissetarsi due cervi (G. B. De Rossi, La

capsella argentea africana offerta al sommo Pontefice Leone XIII dell'e.mo card. Lavigerie arcivescovo di Cartagine, Roma 1889).
I reliquiari rinvenuti a Henchir-Akhrib in Numidia sono databili tra il 580 e il 581 (S. Gsell, Chapelle chrétienne d'Henchir-Akhrib, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 23 [1903], pp. 3-25).
L'Africa ha restituito moltissime di tali capselle che sono veri e propri reliquiari. Infatti nell'umile reliquiario in terracotta rinvenuto nel territorio dell'antica Lamasha nella Numidia, presso l'attuale villaggio indigeno di Kṣar-Belezma in Algeria, si legge l'iscrizione: in isto vaso congregabuntur membra Cliristi (J. Gagé, Eglise et reliquaire d'Afrique, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 44 [1927], pp. 103-18).

Bibl.: H. Leclera, Cassette, in DACL. II, it, coll. 2340-48. Enrico Josi