CARLOSTADIO (CARLSTADT, KARLSTAD, ROLSTADT), ANDREA

CARLOSTADIO (CARLSTADT, KARLSTAD, ROLSTADT), ANDREA. — Celebre riformatore tedesco, n. probabilmente nel 1481, e m. a Basilea il 24 dic. 1541. Il suo vero nome era Andrea Rodolfo Bodenstein; ma fu chiamato C. dalla città di Carlstadt, dove nacque. Fece i suoi studi a Erfurt e a Colonia. Ordinato sacerdote fu eletto canonico arcidiocano della collegiata di Wittenberg; fu a Roma nel 1515, ove conseguiti il dottorato in utroque iure. Al suo ritorno a Wittenberg trovò la città sconvolta dalle dottrine di Lutero, alle quali da principio volle opporsi, ma che abbracciò in seguito; lavorò anzi con Lutero per qualche tempo in completa armonia.
Le tesi che pubblicò contro l’Obelisci del professore dell’Univ. di Ingolstadt, Giovanni Eck, strenuo difensore della Chiesa cattolica nella Germania, condusse lui e Lutero alla celebre disputa di Lipsia (1519), dove si doveva discutere sul libero arbitrio, sul primato del Papa, sulla Confessione, sul Purgatorio e sulle indulgenze. Nella questione del libero arbitrio la superiorità di Eck e il difetto di memoria di C. nel ricordare i testi della S. Scrittura diedero ad Eck una facile vittoria. Lutero, che poi disputò sugli altri punti, benché attraesse l’attenzione per la sua infocata eloquenza, ebbe a confessare che non era rimasto contento dell’esito della disputa, e C. si considerò umiliato tanto davanti a Eck come nei confronti di Lutero. Da uomo presuntuoso voleva essere il primo in ogni iniziativa alla quale prendesse parte; ne seguì un segreto rancore contro Lutero che conservò tutta la vita.
Seppe sfruttare l’occasione quando, nel 1521, Lutero fu messo al bando dell’impero e, protetto dall’elettore F. Federico, stette nascosto nel castello di Wartburg, e Wittenberg rimase a discrezione di C. Insieme con l’apostata G. Zwilling (detto anche Didimo) soppresse la Messa, con abito laico celebrò la Cena del Signore, distribui la Comunione sotte le due specie, cominciò una vera campagna iconoclasta contro ogni sorta di immagini sacre e il 26 dic. dello stesso anno 1521 contrasse pubblico matrimonio con Anna di Mochau. Nel frattempo erano giunti a Wittenberg alcuni dei cosiddetti «profeti di Zwickau» o «anabattisti», e fra essi Nicola Storch, i quali cominciarono a predicare il «nuovo regno di Cristo». C. al principio parve esitare, ma poscia a poco a poco abbracciò alcune delle loro dottrine, come l’inutilità degli studi e della scienza per i ministri del Signore.
Lutero, quando seppe tutto questo, abbandonò occultamente il suo rifugio di Wartburg il 19 marzo 1522, rientrò in Wittenberg e con il suo prestigio e la sua eloquenza ristabilì l’ordine. C. a malincuore dovette cedere. Si ritirò per poco in campagna, visse come un semplice contadino e si mise in relazione con Tommaso Münzer. Nel 1523, chiamato dagli abitanti di Orlamunda, vi andò come ministro e con nuovo entusiasmo cominciò a propagare le sue dottrine, distruggere immagini sacre ed a sopprimere scuole. Questo produsse alcuni moti tra il popolo, e siccome inoltre erano conosciute le sue relazioni con gli anabattisti, sempre più inquieti e molesti alle autorità civili, l’elettore di Sassonia lo cacciò via dalla Sassonia nel 1524.
Per qualche tempo andò ramingo per la Germania. Allo scoppio della guerra dei contadini e in occasione dei soprusi e delle calamità che l’accompagnarono, egli, benché non avesse presa parte alcuna in essa, pure, per le sue relazioni col Münzer, cadde in sospetto dei vincitori, così che, per salvarlo da una morte certa, i suoi amici lo calarono in una sporta giù dalla finestra aperta nelle mura di Rottemburgo.
Nelle gravi e pericolose circostanze in cui si trovava, non trovò altro rimedio per salvarsi che umiliarsi a Lutero al quale scrisse chiedendogli protezione e rifugio. Glielo concesse Lutero nel 1524 tenendolo occulto per qualche tempo e perfino gli battezzò il figlio. Non adattandosi però egli a quel genere di vita occulta, fuggì nel 1527 a Strasburgo, donde passò a Zurigo, bene accolto da Zwingli. Quando questi fu ucciso nella battaglia di Kappel nel 1531, C. fu fatto ministro di Allstadt e nel 1534 accettò l’ufficio di professore a Basilea dove morì di peste il 24 dic. 1541.
C. fu un personaggio volubile: da sacerdote cattolico si fece luterano, ed essendo ancor luterano abbracciò alcune dottrine anabattiste per aderire poi definitivamente a Zwingli. Di Lutero conservò tenacemente la dottrina del libero esame, anzi d’essa si servì contro lo stesso Lutero al quale non voleva essere soggetto. In opposizione alla volontà primitiva di Lutero invocò contro il culto della sacre immagini e con vero fanatismo iconoclastico ne distrusse quante poté; con gli anabattisti non solo condannò il Battesimo dei bambini, ma professò l’inutilità degli studi profani, dicendo che bastava la sola Bibbia; con gli zuingliani difese la presenza puramente simbolica di Cristo nell’Eucarestia e osò parlare «della carne dell’idolo che mangiano i preti». Non c’è quindi da mera-

vigilarsi se gli stessi protestanti non ne parlano con molto entusiasmo.
BML: J. Eck, Defensio contra amauletas D. Andrae Bo-dentien Carlostadini Invectiones, in Corpus Catholicorum, I. Münster in V. 1919: V. L. Seckendorf, Commentarius historicus et lapo-logicus de Lutheranismo, Lipsia 1692, p. 196 sqq.; M. S. Adamus, Dignorum laude verorum... immortalis, Francoforte s. M. 1765, pp. 37-41; J. Janssen, L'Allemagne et la Réforme, trad. dal tedesco di E. Paris, II, Parigi 1889, pp. 221-26; Ph. Schaff-J. Herzog, s. V. ENOCH. of Religions Knowledge, I, Nuova York 1891, pp. 404-405; H. Grisar, Lutero, trad. it., Torino 1933, passim.