CEFALÙ, DIOCESI DI

CEFALÙ, DIOCESI di. - In Sicilia, provincia di Palermo, suffraganza di Palermo. La sua giurisdizione oggi si estende su 22 comuni della provincia di Palermo e comprende 184 chiese, 36 parrocchie, 142 sacerdoti diocesani, 38 sacerdoti regolari, 130 mila ab. (1948).
Di istituzione bizantina, il vescovato di C. rimonta al sec. VIII; lo si trova infatti sulle litie ufficiali bizantine, come facente parte dell'eparchia di Sicilia con Siracusa come metropoli, alle dipendenze del patriarca di Costantinopoli (cf. G. Parthey, Hierocles Synedēmos et notitia graeca episcopatum, Berlino 1866, p. 178) e si dà come motivo che il Papa è soggetto ai barbari, cioè ai Franchi. Ma con l'invasione musulmana, la Chiesa nel sec. IX fu distrutta e la gerarchia dispersa. La diocesi fu nuovamente riorganizzata dopo la conquista normanna ai tempi di Ruggero II e fu una conseguenza dell'accordo tra il re di Sicilia e Anacleto II. Messina era elevata a metropoli il 14 sett. 1131 con due suffragiane, Lipari e C., erette il giorno stesso (Jaffé-Wattenbach, 8422-23). La nuova diocesi, alla quale Ruggero II prepose il monaco Jocelmo, benedettino di S. Maria di Bagnara, fu presto dotata di privilegi ed esenzioni e nel 1145 al vescovo era concessa la piena autorità di vescovo feudale sulla città di C. Scomparso Anacleto la S. Sede non volle riconoscere la nuova riorganizzazione delle Chiese siciliane fatta da Ruggero, negando quindi l'investitura ai vescovi tra i quali Jocelmo. I dissidi scomparvero con l'avvento di Alessandro III, che concesse a Guglielmo II l'elevazione di Messina ad arcivescovato con C. come suffraganea (Jaffé-Wattenbach, 11.897).
La nomina dei vescovi di C. divenne un diritto di patronato regio. I possedimenti e privilegi della diocesi, accresciuti da Enrico VI e l'imperatrice Costanza, furono misconosciuti da Federico II che nel 1123 esiliava il vescovo Arduino.

Durante la lotta tra Angioini ed Aragonesi per il possesso della Sicilia, i vescovi di C. parteggiarono spesso per questi ultimi incorrendo nella disapprovazione dei papi. Cosi il vescovo Giovanni (1275-84), succeduto al francese Pietro Taurs, era scomunicato da Martino IV, per avere incoronato Pietro d'Aragona, re di Sicilia ( 1° ag. 1283), e quattro anni dopo la stessa sorte toccava al successore Giunta, cappellano di re Pietro; per aver partecipato all'incoronazione del figlio Giacomo, Onorio IV lo privava del vescovado (cf. Régistres d'Honorius IV, ed. Prou, Parigi 1886, p. 561) e Bonifacio VIII lo biasimava per aver continuato a dipartarsi da vescovo. Durante questo periodo di lotte angioino-aragonesi i vescovi non furono riconosciuti dalla S. Sede, sino all'elg. zione del francescano Biagio Galgano (1342-51) che fu il primo vescovo canonicamente istituito dopo Giunta. Uomini in generale devoti alla corona, tuttavia i vescovi di C. furono qualche volta compromessi in litigi di natura politica, come capitò al francescano Roberto Campolo, che prese parte alla ribellione di Francesco Ventimiglia (1337) contro Pietro II, e Guglielmo Salomone, che si schierò con tutta la diocesi a favore di Antonio Ventimiglia contro il re Martino nel 1396. Degni di essere ricordati ancora: il domenicano Antonio Ponticorona (14231445) già inquisitore della fede sotto Bonifacio IX, e deputato di Alfonso d'Aragona al Concilio di Costanza nel 1424; il messinese Giovanni Gatto (14721484) celcbrato per la sua scienza, amico del Bessarione e adibito, da Ferdinando II, in negozi diplomatici presso la corte papale; il card. Raimondo de Vich (1518-25) e il successore Francesco d'Aragona, nipote di Alfonso II, creato cardinale da Giulio III nel 1550; il messinese Antonio Faraone ( 156 r -68), noto per l'attività riformatrice e la santa vita; parimenti Francesco Gonzaga dei duchi di Mantova, che eresse il seminario diocesano, primo del genere in Sicilia, zelante per la riforma ed uomo austero. In tempi più recenti: Domenico Valguarnera (1732-51), Gioacchino Castello (1735-88) e il teatino Francesco Vanni (1789-1803).
Abbate e monasteri. - Nell'ambito della diocesi un tempo prosperarono i priorati di S. Maria de Latina presso Polizzi, di S. Stefano a Mistretta; l'abbazia di S. Maria di Montemaggiore, fondata nel 1487, donde nacque la città omonima, S. Maria di Sparto, S. Maria di Pedali, S. Lucia di Pertineo, e l'abbazia premostratense di S. Giorgio di Gratteri. Celebre soprattutto il priorato di S. Maria di Gibilmanna, fondato nel 1228 dal vescovo Arduino e posto sotto la regola dei Canonici Regolari di S. Agostino, passato nel 1584 ai Cappuccini, che vi risiedono tuttora custodi del popolare santuario della Madonna di Gibilmanna.
Monumenti. - Il monumento più antico di C. è il cosiddetto tempio di Diana (ix-viII sec. a. C.), e, poi, le mura dette pelasgiche (sec. v-iv a. C.). Ma C. possiede uno dei monumenti più rappresentativi dell'arte normanna, il Duomo, la cui costruzione iniziata nel 1131 da Ruggero II fu terminata nel 1148. La facciata è di Giovanni Panettera (1240) chiusa da due colossali torri laterali a quattro piani, di cui l'ultimo termina a piramide. La facciata preceduta da un atrio a tre archi, rifatto da Ambrogio da Como (sec. xv), è decorata da due ordini di archi su colonnine. L'interno è una grandiosa crocera latina a tre navate e tre absidi, divise da 16 colonne, con capitelli, in parte romani e in parte bizantini, sorreggenti
slanciati archiacuti. I musaici dell'abside centrale e del presbiterio sono tra i più antichi e più puri nell'esecuzione che possegga la Sicilia. Al di sotto del colossale busto del Cristo Pantocrator, che occupa la conca dell'abside, si trovano la Madonna fiancheggiata da quattro arcangeli, e, in due ordini sottostanti, ancora le figure degli Apostoli mentre sulle mura laterali sono allineati in quattro ordini paralleli figure di santi, guerrieri e profeti, vescovi e diacon

i. Adiacente al Duomo sta il chiostro, ad archi sostenuti da colonne binate con capitelli figurati

Vedi Tav. LXXV.
Bibl.: Per la storia della diocesi: B. de Pessaflumine, De origine ecclesiae Cephalocritanae, eiusque urbis et dioecesis descriptio, Venezia 1642; e, soprattutto, R. Pirri, Sicilia sacra, 3² ed., II, Palermo 1733, pp. 707-840; per il periodo più recente, of gli articoli dell'areid. Maggio Gallina, Serie cronologica dei vescovi di C., dalla fine del sec. XVII al 1900, in Sicilia sacra, III, ivi 1901; IV, ivi 1902: inoltre: Costituzioni del Capitolo della cattedrale di C., ivi 1914; Annuario delle diacesi e del siero d'Italia, Roma 1924. Per la storia della città, specialmente per il periodo medievale, cf. V. MAGIA, Dell'origine e antichità di C., Palermo 1896; M. Amari, La guerra del tesoro siciliano, II, Milano 1886, p. 187 sgg.; E. Caspar, Roger II, and the Gründung der normannisch-sicilischen Monarchie, Innsbruck 1904; G. Gianfuruna - L. Gennardi, I capitoli delle città demaniali di Sicilia, Palermo 1918, p. 237 sgg.; C. A. Garuff, Commento e catasto della popolazione seriale, in Arch. itur. siciliana, 1928, pp. 67 sgg.; 93, 101 sgg.; M. Amari, Storia dei musulmani in Sicilia, 2² ed., I, Catania 1933, pp. 463-64. Per la parte monumentale: G. Pietraganulli, C., Palermo 1888; E. Bertaux, L'art dans l'Italie méridionale, Parigi 1904, passim; Ch. Diehl, Monnet d'art byzantin, ivi 1910, passimi; G. U. Arata, L'architettura arabo-normanna, Milano 1914, passim; G. Samonà, Il duomo di C., Roma 1939; Cottineau, I, col. 1281; II, col. 2312.