CELESTINO III, PAPA. - Giacinto Bobo-Orsini, n. ca. il 1106 dalla nobile famiglia romana che nel sec. XIII diede alla Chiesa di Roma illustri cardinali, studiò a Parigi, dove uno dei suoi maestri fu Abelardo, le cui dottrine Giacinto difese nel Sinodo di Sens nel 1140 accanto allo pseudo-riformatore sociale italiano Arnaldo da Brescia, le cui ardite idee Giacinto abbandonò presto. Creato, nel 1144, cardinale dal papa Celestino II, lavorò sempre per la pace tra la Chiesa e l'Impero. Nella lotta tra papa Adriano IV e l'imperatore Barbarossa, Giacinto e il card. Enrico riuscirono a mantenere la pace mediante un messag-
gio conciliativo all'imperatore, offeso a Besançon, inviatogli ad Augusta nel 1158. Dopo la morte del papa Adriano IV nel 1159, Giacinto, come uomo della pace, intercesse in favore del papa Alessandro III. Per scongiurare uno scisma accettò, in età di 85 anni, il grave peso del supremo governo della Chiesa, nel 1191, dopo la morte del papa Clemente III.
La personalità di C. è stata oggetto di controversia nei tempi recenti fra diversi storici. Dopo le diligenti ricerche sul cardinalato di C. fatte da G. Leineweber, G. Haller si occupò dei rapporti fra il vecchio Papa e il giovanissimo imperatore Enrico VI accentuando specialmente la forza di volontà del Pontefice, la sua fermezza e prudenza nei grandi pericoli minaccianti la Chiesa di allora, perché C. aveva rifiutato le offerte blande, ma astute dell'imperatore. Particolarmente a questi giudizi di Haller contraddisse C. Wenck con profonda conoscenza delle fonti e una interpretazione oggettiva e calma. Tutto il pontificato di C. era dominato dalla tensione fra il Papa e l'Imperatore; il pontefice novantenne incontrò il trentenne imperatore (nel 1195), alla cui politica di forza poteva opporre semplicemente una resistenza passiva. Certo la persona di papa C. era oltre ogni dire venerabile e la sua autorità grandissima, quando, dopo un cardinalato di quasi
47 anni, fu elevato alla sede di Pietro, in tempi tanto critici. Numerosi e insigni testimoni ci parlano della probità incorruttibile, del sentire pacifico, della dolce eloquenza, dell'apparenza venerabile, della dottrina teologica di questo Papa. Fra questi vanno nominati Balderico di Treviri, il quale nella MONTOURI, LUIGI (v.) glorificò il card. Giacinto, ch'egli aveva visto nel 1147 a Treviri al seguito di papa Eugenio III; Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury; Pietro di Blois; Enrico di Clairvaux. Ma la sua azione religioso-politica incontra qualche critica a causa della sua oscillazione. Nel 1192 si mostrò vacillante di fronte ai partiti inglesi, perché v'era da una parte il vigoroso re Riccardo Lienheart e l'arcivescovo Walter di Rouen, e dall'altra parte il cancelliere e legato pontificio Guglielmo Longchamp. Tre anni dopo, il legato pontificio non fu ricevuto con il doveroso rispetto dal re francese Filippo Augusto II, nel suo brutto affare matrimoniale. Contro il re Alfonso di León e il re Sancho di Portogallo usò svelto le armi spirituali, ciò che per quanto riguarda la Norvegia e l'Ungheria ha già osservato Hurter nella sua opera Papa Innocenzo III. Secondo il biografo di Vita Alberto, vescovo di Liegi, avrebbe dovuto favorire a Roma un partito più numeroso che difendesse coraggiosamente la libertà della
Chiesa, contro un debole partito favoreggiante l'imperatore a cui opponeva soltanto una resistenza passiva. La notizia degli Annali di Marbach, che C. fosse stato cosciente della congiura in Apulia e Sicilia contro l'imperatore, non può essere confermata con certezza.
Tra i sette cardinali creati da C. due furono della sua famiglia dei Boboni, il cardinale diacono Niccolò di S. Maria in Cosmedin e il cardinale diacono di S. Teodoro, suo nipote. Nel 1193 creò cardinali altri uomini insigni: Cencio, finanziere generale, il futuro papa Onorio III, maestro Pietro di Capua, e Giovanni di S. Paolo, cardinale prete di S. Prisca, che il Papa, nel Natale del 1197, all'avvicinarsi della morte voleva designare come successore, ma contro l'unanime resistenza del collegio cardinalizio che l'8 genn. 1198 elesse il più giovane di tutti i cardinali, Lotario di Segni, papa Innocenzo III.