CEOLFRIDO, santo. - Abate dei due monasteri inglesi di S. Pietro a Wearmouth e di S. Paolo a Jarrow, nel Northumberland; n. nel 642 in quella regione da famiglia dell'alta nobiltà anglosassone. A 18 anni entrò nel monastero di Gilling (Yorkshire), donde passò a Ripon, dietro invito di Wilfrido, che, dopo dieci anni di studi, lo ordinò sacerdote. A Ripon, pur disimpegnando l'umile ufficio di panettiere, fu eletto maestro dei novizi, quando, nel 674, da S. Benedetto Biscop (v.), fu richiesto per la fondazione di Wearmouth, ove funse da priore durante l'assenza dell'abate. Nel 678 accompagnò s. Benedetto a Roma, donde i due riportarono gran copia di codici, conducendo seco, con l'assenso di papa Agatone, GIOVANNI B (v.), arriccandone di s. Pietro. Nel 682 s. Benedetto gli affidò la fondazione di Jarrow, e alla morte di lui (690) C. gli successe come abate dei due monasteri gemelli, ai quali per oltre 25 anni, come dice Beda, «sollerti regimine praefuit» (PL 94, 725).
Settuagenario e dolente di non poter assolvere più ai suoi doveri di comunità, decise di chiudere i suoi giorni a Roma e nell'estate del 1716, dopo tre mesi di viaggio, con largo seguito, raggiunse Langres, ove si ammalò e morì, il 25 sett. di quell'anno. Ivi sepolto «in monasterio Geminorum», le sue reliquie furono poi trasportate a Jarrow e, al tempo delle scorrerie danesi, a Glastonburg (cf. Guglielmo di Malmesbury, De Reg., I, 3).
Esercitò il suo zelo nel condurre gli Irlandesi e gli Socczesi all'osservanza della disciplina della Chiesa romana circa la celebrazione della Pasqua e la tonsura (cf. Beda, Hist. ecc. Gentis Angl., V, 21: PL 95, 271-280).
Con particolare compiacenza Beda rivela che C. fece trascrivere tre esemplari della Bibbia intera («tres panchetes») secondo la versione di s. Girolamo portata seco
da Roma (678), dei quali, due fece porre nelle chiese del duplice monastero, il terzo prese con sè come dono alla Confessione di S. Pietro (PL 94, 725).
Questo terzo esemplare, eseguito a Jarrow (o a Wearmouth) tra il sec. VII e l'VIII sotto la guida dello stesso Beda, è il celebre Codex Amiatinus, uno dei più preziosi e antichi codici della Volgata. Esso deriva, quasi certamente, dalla biblioteca di Cassiodoro. Morto C. in viaggio, il suo voto fu sciolto dai discepoli. Il codice, che nel primo foglio, dal fondo purpureo, reca l'epigramma dedicatorio con il nome di «Coelfridus abbas», passò poi al monastero longobardo del Salvatore sul monte Amiana (donde il nome). Per le soppressioni conventuali del gran ducato Pietro Leopoldo di Toscana (1785), la Bibbia Amiatina si conserva nella biblioteca Laurenziana di Firenze.
L'identificazione del codice Amiatino con l'esemplare di C. si deve a G. B. De Rossi, che seppe reintegrare l'epigramma della dedica guastato dall'abate Pietro per sostituire, a quello di C., il proprio nome. Assai stimato per il suo testo, il codice fu nel 1586 temporaneamente trasportato a Roma a disposizione dei correttori della Volgata.
BIBL. Fonti: Beda, Historia eccl. Gentis Anglorum, IV, 18 (161), e V, 21; id., Historia abbatum, II; la Historia abbatum auctore anonymo, panegirico di C., dovuto forse allo stesso Beda: ed. critica di C. Plummer, Ven. Beda opera historica, 2 voll., Oxford 1896 (cf. indici). Studi: Acta SS. Septembris, V, Anversa 1760, pp. 123-37; J. Raine e C. Hole, Celfrid, in W. Smith, A Dictionary of Christian Biography, I, Londra 1877, pp. 430-441; G. B. De Rossi, Commentatio de historia, origine, indicibus Scrinii et Bibliothecae Sedis Apostolicae, I, Roma 1886, pp. LXXIV-LXXVI; id., La Bibbia offerta da C. abbatte al sepolcro di S. Pietro, in Omaggio giubilare della biblioteca Vaticana a Leone XIII, Roma 1888; P. Batiffol, Amiatinus (Codex), in DB, I, coll. 368-383; H. Leclercq, Celfrid, in DACL, II, coll. 3260-67; F. G. Browne, The ven. Bede, Londra 1919, pp. 128-34; H. Quentin, Mémoire sur l'établissement du texte de la Vulgate, Roma 1922, pp. 428-52.