CIDONE (CIDONIO, KYDONES)

CIDONE (CIDONIO, Kydones). -

I. DEMETRIO

Fu uomo politico, letterato e teologo greco del sec. XIV, n. a Tessalonica (1324 ca.) da nobile famiglia. Ebbe maestro Nilo Cabasila. Fu dalla parte di Giovanni Cantacuzeno nella guerra civile del 1341-47, e da lui fu nominato primo ministro; ciò che non distolse Giovanni Paleologo dall'affidargli lo stesso ufficio, che tenne per ca. 30 anni.
Imparò il latino, scoprì con meraviglia la filosofia e la teologia scolastica, tradusse il Contra Gentiles di S. Tommaso d'Aquino (1354) e la Summa Theologica (1355-58 a. nonché altri scritti di S. Tommaso, S. Agostino, S. Anselmo e il Contra legem Alcorani di fra' Ricoldo da Montecorvo, fiorentino.
Avversario, insieme con il fratello Procoro C., delle dottrine di Gregorio Palama (trionfanti nella Chiesa greca dal 1351), prima del 1365 si fece cattolico e divenne capo di un movimento per l'unione religiosa e per la cooperazione politico-militare con l'Occidente contro il pericolo turco. Ma dovette assistere all'in
sedimento dei Turchi nell'Europa (1355 sqq.), alla canonizzazione del Palama e alla condanna del fratello Procoro (apr. 1368). L'anno seguente accompagnò in Italia Giovanni V, il quale fece professione di fede cattolica a Roma (18 ott. 1369). A Venezia, nel 1371, vide l'umiliazione del suo sovrano, debitore insolvibile, ritenuto quasi prigioniero dalla Repubblica. Di ritorno a Costantinopoli, pur rimanendo al servizio dello Stato, non poté impedire la politica di sottomissione verso il Turco, condotta da Giovanni V sino alla morte (1391) e continuata dal figlio Manuele fino al 1394. Nel 1390 Demetrio si recò a Venezia con Manuele Crisolora, suo discepolo. Ivi fece insegnare (dal Crisolora?) il greco al fiorentino Roberto Rossi, discepolo di Coluccio Salutati. Questo casuale insegnamento ebbe poi felicissime conseguenze per la rinascita degli studi greci in Italia. Ritornato a Costantinopoli il C. vi rimase fino al 1396, anno in cui, sentendo una crescente ostilità a causa della sua fede cattolica, lasciò per sempre la patria. Dopo un breve soggiorno a Venezia, e forse anche a Milano, il C. passò in Creta, ove morì nell'inverno 1397-98. Il discepolo Manuele Caleca ne dettò l'epitaffio.
Il C., oltre alle ricordate versioni, lasciò discorsi politici e sermoni sacri, un saggio filosofico morale De contemnenda morte, e bellissime apologie (pubblicate da G. Mercati), delle quali qualcuna rappresenta quasi una storia della propria conversione. Inoltre scrisse opere di controversia teologica, lasciò un voluminoso epistolario, di grandissima importanza per la storia del suo tempo. Fu uno dei migliori scrittori dell'età del Paleologo, se non addirittura il migliore, e ritenuto ingegno singolare anche da avversari, come Giorgio Scolario. La sue fede religiosa fu da lui sinceramente vissuta, come ascesa, pur nel suo stato laico. Amico di Manuele Paleologo, di cui era stato maestro, e di Nicola Cabasila, benché avversi alle sue convinzioni religiose, ebbe discepoli Manuele Crisolora, il restauratore degli studi greci in Occidente, Manuele Caleca e i fratelli Crisoberga. Radunò intorno a sé un piccolo gruppo di Greci, amici dell'Occidente, che divenne tramite delle relazioni tra l'umanesimo italiano e i dotti bizantini. Da quell'ambiente latinofilo uscirono poi coloro che caldeggiarono l'unione al Concilio di Firenze.
Bibl.: G. Cammelli, D. C., Correspondance, Parigi 1930; G. Mercati, Notizie di Procoro e D. C. (Studi e Testi, 56), Città del Vaticano 1931; R. J. Loenertz, Les recueils de lettres de D. C. (Studi e Testi, 131), ivi 1947 (con bibl.). Raimondo G. Loenertz.

2. Procoro

Teologo bizantino del sec. XIV, n. a Tessalonica verso il 1330, m. nel 1368-1369, fratello minore di Demetrio C. Fu monaco e si diede agli studi. La conoscenza della scolastica gli fece vedere la falsità della dottrina palamitica, di cui egli fu un deciso avversario. Proprio questo gli attirò l'ira dei palamiti e specialmente del patriarca ecumenico, Filoteo Kokkinos. Salito per la seconda volta sul seggio patriarcale nel 1364, questi accolse volentieri le accuse di eterodossia lanciate contro Procoro C. che scrisse una confutazione in regola dei sofismi palamiti, promettendo di sottomettersi, se gli si dimostrasse che era in errore. Citato al Sinodo di Costantinopoli del 1368, dove Gregorio Palamas fu canonizzato, Procoro C. fu degradato e scomunicato. Egli non sopravvisse a lungo a questa ingiusta sentenza.
Suo fratello Demetrio vendicò la sua memoria in due violente apologie, dirette specialmente contro Filoteo e pubblicate da G. Mercati (Notizie di Procoro e Demetrio C. [Studi e Testi, 56], Città del Vaticano 1931, pp. 296-338). Esse costituiscono la miglior fonte per la vita di Procoro C., i cui scritti consistono in opere originali e in traduzioni di autori latini. Se ne troverà la lista esatta nello studio del card. Mercati (op. cit., pp. 1-40). Si hanno buone ragioni di credere che Procoro C. fosse segretamente cattolico. Martino Jugie