CIECHI

CIECHI. - Scientificamente deve intendersi c. l'individuo i cui occhi mancano integralmente del senso della vista, cioè nemmeno sono capaci di percepire la sola differenza fra la luce e l'ombra.

Socialmente, la definizione della cecità varia secondo i paesi. In taluni è data in termini pratici, come l'impossibilità della deambulazione senza guida su percorsi non conosciuti, o del conteggio delle dita separate a distanza fissata (1 o 2 m.), ovvero di compiere un lavoro per cui la vista sia essenziale. Negli Stati Uniti viene definito c. l'individuo che possiede una acutezza visiva non superiore ai 20/200 nell'occhio in condizioni migliori e con lenti corretrici, o superiore ai 20/200 ma con una limitazione del campo visivo tale che il diametro più ampio del campo stesso non si estenda a un angolo superiore ai 20 gradi. In Italia, l'acutezza visiva non deve oltrepassare un decimo in ambedue gli occhi, con la migliore correzione possibile e tollerata; sono inoltre considerati c. coloro che, pur avendo più di 1/10 di visione, abbiano limitazioni tali nel campo visivo per cui la parte di visus in eccesso non sia completamente utilizzabile, ovvero abbiano alterazioni del senso luminoso o disturbi dell'equilibrio muscolare dell'occhio.

In generale, la vista è ritenuta come indispensabile al compimento di qualunque attività normale, cosicché la capacità dei c., più volte dimostrata, nell'esercizio di una professione o di un mestiere, viene considerata un fatto di eccezione ed attribuita a speciali compensi sensoriali. In realtà, ogni c. che non unisca alla cecità altre minorazioni fisiche o psichiche, può partecipare alla vita produttiva della collettività, purché convenientemente educato o rieducato.

L'inizio di un'attività educativa organica in favore dei c. si ebbe a Parigi alla fine del sec. XVIII, con la fondazione del primo istituto destinato ai giovani c. (1784) dovuta a Valentin Haüy (1745-1822).

Il primo problema da risolvere era quello dell'apprendimento, donde la necessità di un sistema di scrittura in rilievo percettibile al tatto. Vari sistemi furono via via sperimentati, ma quello che per la sua completezza e praticità è stato universalmente accettato è il sistema ideato nel 1829 BRASILE (v.). Il sistema Braille è basato sulle varie combinazioni possibili di un numero di punti in rilievo non superiore a sei, a ciascuna delle quali corrisponde una lettera dell'alfabeto, un segno di interpunzione o un'indicazione grafica. Le stesse combinazioni vengono usate per i numeri e per le notazioni musicali. L'introduzione di tale sistema ha reso accessibile ai c. lo sconfinato campo della cultura e del sapere.

Sempre sostituendo gli elementi visivi con altri sensibili al tatto, i c. possono ormai apprendere concretamente discipline quali la geografia, la geometria, le scienze naturali ecc., con l'ausilio di carte geografiche e disegni in rilievo, di plastici, di modelli e di strumenti adattati. Con tale materiale didattico speciale, è data al c. la possibilità di giungere alla concezione delle forme e alla loro riproduzione per mezzo della plastica e del disegno.

Inoltre l'educazione dell'udito è fondamentale per abituare il c. alle valutazioni spaziali, alla localizzazione e all'apprezzamento degli ostacoli, alla percezione delle forme architettoniche nella misura in cui esse possono essere constatate attraverso la riflessione dei suoni: il che permette lo sviluppo

della disinvoltura e dell'autonomia nel movimento e delle possibilità di orientamento. In misura minore anche gli altri sensi, e particolarmente l'olfatto, esercitano una funzione di compensazione complementare.

Soltanto da questo sviluppo educativo derivano le possibilità sensoriali dei c. che spesso il pubblico attribuisce erroneamente ad un inesistente sesto senso.

Il primo istituto per c. fondato in Italia fu quello dei SS. Giuseppe e Lucia di Napoli (1818); seguirono l'istituto Configliachi di Padova (1838) e l'istituto di Milano (1840); in seguito tutte le principali città d'Italia ebbero il loro istituto per c., dovuto all'iniziativa di Ordini religiosi o di privati benefattori. Attualmente l'Italia possiede un complesso scolastico veramente imponente, il quale ha richiesto la creazione di un organo di coordinamento: la Federazione nazionale delle istituzioni pro c., sorta nel 1923 (Roma, Via Quattro Fontane, n. 147). La Federazione, d'accordo con l'Unione italiana dei c., ottenne l'estensione ai c. dell'istruzione obbligatoria ed il relativo intervento dello Stato con contributi per gli istituti e delle province con il pagamento delle rette per i c. indigenti (D. L. 30 genn. 1923, n. 2839); l'obbligo della specializzazione per gli insegnanti e gli assistenti nelle scuole dei c., attraverso un corso annuale di tirocinio nella scuola di metodo per gli educatori dei c., all'uopo istituita (R. D. 15 nov. 1925, n. 2483); la specializzazione degli istituti, la cui attuazione è ancora in corso.

Fra i trenta istituti esistenti, quattordici, riconosciuti dallo Stato come enti di istruzione e di educazione, con scuola elementare e di avviamento al lavoro, sono posti alle dipendenze del Ministero della pubblica istruzione e per essi è imminente la statizzazione. Si ricorderà fra gli altri, oltre alla scuola di metodo di Roma sopra citata (che, alla morte del suo fondatore Augusto Romagnoli, ne ha preso il nome): l'istituto Francesco Cavazza di Bologna (scuola musicale e convitto per studenti medi e universitari); l'istituto Martuscelli di Napoli (scuola musicale e convitto per studenti medi); l'istituto Serafico per c. tardivi di Assisi, tenuto dai Rogazionisti; l'istituto S. Alessio di Roma (scuola musicale), tenuto dai Somaschi. Tra le altre istituzioni italiane va citata la stamperia nazionale Braille (Via Antonio Cocchi, n. 2, Firenze), la quale provvede alla fornitura dei libri di testo per le scuole, nonché alla pubblicazione di libri di cultura varia; la biblioteca nazionale Braille di Monza, la quale possiede numerose opere destinate al prestito, nonché una discoteca, ancora in fase di sviluppo, per la diffusione del libro parlato.

È da notare come l'azione educativa possa avere effetto notevole di recupero anche nei riguardi dei c. divenuti tali in età adulta, i quali, pur non potendo sempre raggiungere i risultati di rivalsa sensoriale che sono propri dell'infanzia, riescono tuttavia a riacquistare una capacità di lavoro intellettuale o manuale. Un istituto specializzato per l'istruzione professionale, con sede in Firenze, provvede alla loro rieducazione, nonché alla specializzazione nei vari mestieri dei giovani c. usciti dagli altri istituti. Presso lo stesso istituto, una scuola di massaggio, l'unica riconosciuta in Italia, provvede alla preparazione dei massoterapisti.

L'esperienza dell'ultimo mezzo secolo ha dimostrato come i c. possano applicarsi anche a lavori manuali, in quelle attività o in quelle fasi di lavorazione nelle quali l'uso della vista non è indispensabile. A prescindere dal massaggio e dall'accordatura e riparazione degli strumenti musicali, nei quali le capacità dei c. egugliano e forse superano quelle dei veggenti, altre attività artigiane sono aperte alle possibilità dei privi della vista, come le lavorazioni di spazzole, di intreccio, di maglieria, di carta e cartone, di tessitura ecc. Anche nella industria normale si può esplicare l'attività dei c., come, ad es.,

nella calibratura di oggetti metallici. Inoltre spec'ali apparecchi, come, ad es., il centralino telefonico che sostituisce segnali acustici a quelli ottici, permettono ai c. di essere proficuamente impiegati.

È da notare che, fino al 1918, il lavoro per i c. era considerato più come un elemento di svago sul piano caritativo che non come un'effettiva possibilità di rendimento. Gli esperimenti compiuti negli Stati Uniti (Ford) ed in Germania dimostrarono invece il contrario, cioè la possibilità di immettere i c. sia nell'industria comune, sia in laboratori speciali, ove avrebbero lavorato con l'ausilio di maestranze veggenti. Quest'ultimo è stato il sistema che ha prevalso in Italia, con la costituzione dell'ente nazionale di lavoro per i c. (1934), coordinatore dell'attività dei vari laboratori per maglieria, tessitura, canapificio, sacchettificio, calzoleria, minuterie metalliche ecc. sparsi in tutta Italia; organismo che è vissuto senza gravare sui fondi pubblici, fino al 1944, ma che purtroppo ha recentemente subito le gravi conseguenze del periodo post-bellico.

Il lavoro intellettuale offre ai c. vaste possibilità. Esistono oggi in Italia numerosi insegnanti nelle scuole pubbliche e private (150 ca.) e professionisti che esercitano la loro attività nell'avvocatura, nel giornalismo, nella direzione di aziende commerciali ed industriali ecc.; anche la musica, sia come insegnamento che come esecuzione, costituisce un fertile campo di attività per i c. dotati di attitudini specifiche.

La capacità dei c. nel campo organizzativo è stata dimostrata in tutto il mondo, ed in particolare in Italia, dalle loro associazioni di categoria. In Italia, l'Unione italiana dei c., fondata nel 1920 per la collaborazione tra c. civili e c. di guerra, ha via via assunto sempre maggiore importanza, fino ad ottenere il riconoscimento della «rappresentanza e tutela degli interessi morali e materiali dei minorati della vista presso le pubbliche amministrazioni e presso tutti gli enti ed istituti che hanno per scopo l'assistenza, l'educazione ed il lavoro dei c.» (D. L. 26 sett. 1947, n. 1047).

All'Unione, la quale svolge la sua attività attraverso una sede centrale (Roma, Via Quattro Fontane, n. 147), 23 sezioni regionali o interprovinciali e numerose sottosezioni e rappresentanze, lo Stato va affidando compiti sempre maggiori. Nel 1948, in applicazione dell'art. 38 della Costituzione, sono stati per la prima volta concessi all'unione i fondi necessari per la distribuzione a tutti i c. bisognosi di un assegno mensile di assistenza, la cui entità è ancora modesta; detta concessione, rinnovata per l'anno 1949, è ancora di carattere provvisorio, ma tende a divenire continuativa.

Inoltre, attraverso l'attività di un suo ente edilizio, l'Unione provvede ai propri soci case popolari in base ad un piano organico di costruzioni nelle varie città.

L'Unione provvede alla stampa di tre periodici mensili in braille, il Corriere Braille, il Gennariello (per l'infanzia), il Faro (musicale), e di uno in nero, il Corriere dei c.

Fra le principali istituzioni straniere che dedicano la loro attività all'educazione, al lavoro e all'assistenza dei c., vanno ricordati: l'Association Valentin Haüy pour le bien des aveugles, Parigi; la Ligue Braille, Bruxelles; la Stichting «Het Nederlandse Blindenwezen», Amsterdam; la Blindenstudienanstalt, Marburg-Lahn; l'Österreichischer Blindenverband, Vienna; il Dansk Blindenhof, Copenhagen; l'Ostlandske Blindforbund, Oslo; il Blind Institute, Tomteboda (Svezia); il National Institute for the Blind, Londra; il St. Dunstan's College, Londra; l'Irish National League of the Blind, Dublino; l'Organización Nacional de Ciegos,

Madrid; lo Schweizerischer Blindenverband, Zurigo; l'American Foundation for the Blind, Nuova York; il Perkins Institute, Watertown, Mass. (U.S.A.); l'American Foundation for Overseas Blind, Nuova York. Dalla conferenza internazionale sulla cecità di Oxford (ag. 1949) è stato eletto un comitato promotore di una federazione internazionale dei c., con sede provvisoria a Parigi.

BIBL.: R. T. Armitage, L'educazione e il collocamento dei c., Firenze 1890; M. De La Sizerenne, Les aveugles par un aveugle, Parigi 1897; A. Mell, Enzyklopädisches Handbuch des Blindenwesens, Vienna-Lipsia 1900; M. Truchsel, Der sogenannte rechte Sinn der Blinden, in Archiv f. die gesamte Psychologie, 14 (1909); E. Keller, Il mondo in cui vivo, Torino 1910; M. De La Sizerenne, Le monde des aveugles, Parigi 1918; P. Villey, Le monde des aveugles, ivi 1918; E. Keller, Il racconto della mia vita, Firenze 1923; A. Romagnoli, Rugazzi c., Bologna 1924; K. Bürklen, Blindenpsychologie, Lipsia 1924; R. Kretschmer, Geschichte des Blindenwesens, Ratibor 1925; B. Purse, The Blind in Industry, Londra 1925; H. Otto, Grundriss des Blindenwesens, Berlino 1926; P. Villey, Les aveugles dans le monde des voyants, Parigi 1927; E. Soleri, Bibliografia sulla cecità, Milano 1929; A. Romagnoli, Pagine vissute di un educatore c., Firenze 1944; A. Nicolodi, Discorsi sulla cecità, ivi 1945. Giovanni Quagliotti

II. I C. NEL L'ARCHEOLOGIA CRISTIANA. — Le guarigioni dei c. operate dal Signore figurano ben presto nell'arte funeraria cristiana, sia in pittura che nella scultura.

Le pitture cimiteriali presentano la scena del miracolo secondo la narrazione di s. Giovanni (9, 1 agg.); però Cristo tocca la testa del c., non i suoi occhi.

La più antica rappresentazione si trovava in un cubicolo del cimitero di Domitilla, veduto intatto dal Bosio (Roma sotterranea, Roma 1632, p. 249); l'affresco venne distaccato dal Boldetti e dato insieme con altri dello stesso cimitero al benedettino Placido Scammacca il quale li collocò nel suo monastero di S. Nicolò in Catania, dove si conservano deturpati da restauri (H. Achelis, Römische Katakombenbilder in Catania, Berlino 1932, p. 14 e figg. 8, 96).

Il miracolo è poi rappresentato in un arcosolio di Priscilla (Wilpert, Pitture, tav. 70, 1); in tre cubicoli del cimitero Ad duas lauros (ibid., tavv. 68, 3; 105, 2; id., Ein Cyklus christologischer Gemälde aus der Katakombe der heil. Petrus und Marcellinus, Friburgo in Br. 1891, tavv. 1-4).

Nelle sculture invece si distinguono più rappresentazioni; in alcuni sarcofagi si trova la scena della guarigione del c. Bartimeo, narrato da Mc. 10, 46-52 e da Lc. 18, 35-43; tipico è l'esempio del frammento di Villa Doria a Roma.

La guarigione del c. nato è uno dei soggetti più spesso rappresentati nei sarcofagi cristiani antichi; il Garrucci e il Le Blant ne avevano dati cinquantasette esempi; il Wilpert ne ha aggiunti oltre venti (gli esempi elencati dal Garrucci e dal Le Blant sono in Wilpert, Sarcofagi, II, p. 296, n. 2; quelli del Wilpert, ibid., nn. 3 e 4). Gli esemplari più caratteristici sono offerti dai frammenti dei cimiteri di S. Callisto, S. Sebastiano e Pretestato (ibid., tavv. 228, 3; 229, 7; 231, 7).

Un bell'esempio è stato trovato in un sarcofago di recente rinvenuto presso la confessione di S. Pietro in Vaticano. Un gruppo di sarcofagi presenta invece la scena della guarigione di due c., secondo Mt. 20, 30-34, ai quali il Signore tocca gli occhi e restituisce la vista; in genere il primo c. si appoggia con il bastone, mentre l'altro si guida tenendo la sua mano sulla spalla del precedente; questa scena apre in genere la serie cristologica nel centro di sarcofagi specie nelle Gallie, ad es., nei sarcofagi di Dil (Wilpert, Sarcofagi, II, p. 295, tav. 230, 2), di Clermont (ibid., p. 295, tav. 230, 5), di Valence (ibid., pp. 295-96, tav. 214, 6), di Leida (ibid., p. 296, fig. 93), di Tarragona (ibid., p. 296, tav. 230, 5).

Il prototipo romano è il sarcofago lateranense 125; nel sarcofago di Bassa in Pretestato i c. sono tre (ibid., p. 296 e tav. 207, 1).

S. Marco parla della guarigione del c. di Bethsaida (Mc. 8, 22-25). La scena è rappresentata in un sarcofago ora nell'atrio della basilica di S. Lorenzo in Agro Verano. Il Signore tiene tra le sue mani la testa del c. e gli tocca con la destra un occhio (Wilpert, Sarcofagi, II, p. 296, tav. 197, 5).

In antichi monumenti cristiani non funerari la guarigione del c. si trova: in una delle formelle lignee intagliate della porta di S. Sabina in Roma (sec. v); in un vaso d'argento edito dal Bottari (Sculture, pitture sacre estratte dai cimiteri in Roma, I, Roma 1737, p. 18, 5).

Cite this article

“CIECHI.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 927. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ciechi-2.