CIMITERI CRISTIANI ANTICHI

CIMITERI CRISTIANI ANTICHI.

Sommario: I. Generalità. - II. Proprietà e amministra- zione. - III. Valore teologico dei monumenti funerari paleo- cristiani. - IV. C. antichi di Roma. - V. C. antichi d'Italia. - VI. C. antichi nelle altre regioni d'Occidente e d'Oriente.

I. GENERALITÀ

I. Nome

Dal greco χωλμη-

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Cimiteri cristiani antichi - Iscrizione cristiana diun Telesforo (sec. III), ritrovata in situ nel sepolcrcto romano dell'isola sacra - Porto.

di Tobia. Soprattutto colpisce il grande numero di piccole tombe disposte per lo più agli angoli delle gallerie sotterranee per ragioni statiche, dimostrando esse come al turpe uso dell'esposizione pagana dei bambini sul luoghi di rifiuto i cristiani opponessero ogni giorno quella praeterenms misericordia ricordata da Tertulliano (Apol., 9,17).

2. Origini

I più antichi sepolcri cristiani di Roma, cioè quelli dei fondatori della sua Chiesa, gli apostoli Pietro e Paolo, furono in aree sepolcrali pagane al Vaticano e sull'Ostiense. E difficile poter oggi determinare in quale anno vennero stabiliti c. c. separati da sepolcri pagani o giudaici. Solo con Tertulliano, cioè alla fine del II sec., si parla espressamente di areae sepulturarum nostrarum (Ad Scapulum, 3: PL 1, 701); ed è dello stesso Tertulliano l'espressione vivere licet cum ethnicis, commori non licet (De idololatria, 4). Alla metà del III sec. s. Cipriano deplora il vescovo Marsiale che i suoi figli ha apud profima sepulcra depositos et alienigenis consepolios (Ep., 67, 6). E però assai difficile poter concludere che si sia sempre osservata una tale separazione, perché molti esempi mostrano come in sepolcri originariamente pagani siano avvenute trasformazioni e adattamenti per sepolture cristiane. E assai significativo a tale riguardo il mausoleo di Marco Clodio Ermete in catacumbas; ivi in un secondo tempo vennero dipinti motivi unicamente di significato cristiano al di sopra della porta d'ingresso (Buon Pastore, Banchette delle turbe dopo la moltiplicazione dei pani, Miracolo dell'indemoniato di Gerasa). Anche nel sepolcreto romano dell'Isola sacra (presso Porto) si trovano sepolcri cristiani; tipico è il sepolcro d'un Telesforo con i simboli dell'ancora, della pecora e della colomba col ramoscello d'olivo (III sec.). Recentemente tre altri esempi vengono offerti dagli scavi nelle grotte vaticane, cioè il sepolcro cristiano di Emilia Gorgonia nella cella sepolcrale dei Cetenni; il sepolcro pure cristiano d'una defunta con la indicazione della sua deposizione, con la palma e la colomba, deposta in un arcaosilo del mausoleo appartenuto in origine, come sembra, ad una famiglia egiziana; il piccolo mausoleo in un primo tempo pagano, con il rito della cremazione, trasformato poi in sepolcro a inumazione cristiano con le rappresentazioni musive del
Pescatore all'amo, di Giona precipitato in mare e del Buon Pastore. Inoltre talvolta negli stessi c. c. si trovano inscriti cubicoli pagani, sia pure anteriori. Finalmente è da tener presente che s. Ambrogio rinvenne nel 392 in un cimitero giudaico i corpi dei martiri Vitale e Agricola (Exhort. virg., 1, 7: PL 16, 338).
Quanto ai luoghi scelti dai cristiani per i loro c. si deve osservare che essi si attennero alle norme giuridiche romane vigenti e perciò i c. vennero sempre stabiliti extra pomerium o nell'ager publicus o in aree private, seguendo l'uso romano dei sepolcri gentilizi o ereditari. Il diritto romano riconosceva a tutti indistintamente il diritto del sepolcro (ius sepulchri); perfino lo schiavo era autorizzato a riunire i mezzi necessari per l'acquisto della sua tomba e post mortem riacquistava i diritti civili. Il diritto del sepolcro veniva concesso alle spoglie del condannato che il giudice poteva far consegnare a chi le richiedesse per la sepoltura (Dig., XLVIII, 24, 1, 2, 3; Cod. Iustin., III, 44, 2). Gli Ebrei tentarono a Smirne di impedire che l'autorità romana concedesse il corpo del vescovo Policarpo perché venisse sepolto (Eusebio, Hist. eccl., IV, 15). I cristiani hanno sempre avuto la massima cura di seppellire i morti: Tertulliano, come s'è visto, ricorda come fosse premura della comunità cristiana riunire i mezzi egenis alendis lnumandisque (Apol., 39). S. Cipriano ammonisce il suo clero che maximum est, corpora martyrum aut ceterorum si non sepeliantur, grande periculum imminet eis quibus incumbit hoc opus (Ep., 8: CSEL, III, p. 488). S. Ambrogio dichiarava che per sopperire alle spese necessarie humandis fidelium reliquiis vasa ecclesiae, etiam initiata, confringere, conflare, vendere licet (De officiis, II, 28, 142). Ogni sepolcro era tutelato dalla legge romana: al momento della sepoltura questa diveniva res religiosa e come tale res extra commercium. Non tutta l'area perciò era, pur se destinata alla sepoltura, vincolata dalla tutela giuridica

anche se essa veniva indicata nel titulus sia in fronte che in agro, ma progressivamente in quanto era occupata da effettivi sepolcri.
Non sempre le aree sepolcrali cristiane vennero rispettate. Tertulliano infatti ripete il grido: areae non sint della plebe cartaginese (Ad Scapul., 3); e che al grido corrispondessero i fatti è dimostrato da quanto Tertulliano stesso scrive: che al suo tempo "non si risparmiano neppure i cristiani morti; perfino i cadaveri già decomposti si tolgono da questa specie di asilo della morte e si tagliano, riducendoli in pezzi" (Apol., 37, 2).
I cristiani hanno sempre seguito il rito dell'inumazione come osservava già Cecilio: exsecrantur rogos et damnant ignium sepulturas (Octavius, 11) e Ottavio rispondeva: noi cristiani veterem et meliorem consnetudinem humandi frequentamus (ibid., 34). Purtroppo però molte volte i cristiani sono stati condannati al vivi comburium, come viene ricordato nello stesso Octavius: non dexteram solum, sed totum corpus uri, cremari (ibid., 37).
Le aree cimiteriali all'aperto erano recinte da muro; i sepolcri potevano essere o in semplici fosse (formae) per uno o più sepolcri posti l'uno sopra l'altro, separati o da tegole o da lastre di marmo; in tal caso il sepolcro si diceva biscandens (v. SISCIA), tercandens, o per molti corpi poliundron; ovvero potevano essere sotto un porticato (sub teglota) o in sarcofagi fittili, in pietra, in marmo o in casse in muratura ovvero anche in semplici anfore. Si sono adoperate talvolta anche casse plumbee (il locellus plumbeus era indispensabile per le traslazioni) e casse in legno come si è riscontrato in Spagna e nell'Africa del nord.
E necessario tener ben chiaro che la sepoltura cristiana sotterranea è limitata necessariamente a quei luoghi nei quali la configurazione geologica la permetteva; essa rispondeva ad un logico principio di economia dello spazio, trattandosi di uno sfruttamento in profondità di una area limitata in superfice, sia in fronte che in agro.
Spetta al p. Marchi il merito d'aver dimostrato in modo definitivo che i c. c. sotterranei non erano semplici cave di pozzolana riutilizzate per la sepoltura dai cri-
stiani, ma gallerie scavate espressamente dai fossori per la sepoltura dei fratres (G. Marchi, Monumenti delle arti cristiane primitive nella necropoli del cristianesimo, Roma1844, p .7 sgg.). Solo in alcuni casi si trovano zone Priscilla (v.), COMMODIANO (v.), nel c. detto di S. Napoli (v.), in quello detto di S. Giovanni in Sirocusa (v.).
Una delle leggende più inveterate è quella che la Chiesa si sia nascosta nei primi tre secoli dentro i c. sotterranei. Ma è necessario chiedersi dove e come mai si sarebbero potuti nascondere i cristiani di tutte quelle città dell'Impero romano nelle quali, per testimonianze letterarie e monumentali, fiorivano le comunità cristiane nel bacino del Mediterraneo e dove però non era possibile l'escavazione sotterranea. Inoltre in Roma stessa nella metà del in sec. non si avevano grandiosi c. sotterranei, ma limitati nuclei cimiteriali appena allora in sviluppo intorno alle delimitate aree familiari. Lo stesso c. della comunità cristiana sulla via Appia, il c. denominato di Callisto, aveva un'estensione molto limitata e tale che certo non avrebbe potuto destare preoccupazioni per la polizia romana. L'eccidio stesso del papa Sisto II ( 6 ag. 258), il martire per eccellenza dei c., avvenne, insieme con quello dei suoi 4 diaconi (Cipriano, Ep., So, 1), nell'area soprastante il c. di Callisto e non nella sotterranea cripta dove già riposavano i suoi predecessori Ponziano, Anterore, Fabiano, Lucio, Stefano; mentre è noto da Damaso che il Papa non si trovava in quel luogo solo con 4 diaconi, ma presiedeva un'adunanza liturgica della con luitità romana, la quale in quel tempo era di oltre 25.000 anime.
Anche la leggenda dell'abitazione nei c. sotterranei non è anteriore al sec. VI. Dipende certo dalle Passiones l'inciso che si legge nella biografia del papa Caio (283-96): fugiens persecutionem Diocletiani in cryptis habitando (Lib. Pont., I, p. 16r). Ancora nel vi sec. si dice che Giovanni III (561-74) retenuit se in cimiterio sc. Tiburtii et Valeriani et habitavit ibi multum temporis ut etiam episcopos ibidem consecraret (ibid., I, p. 305). Ma i sepolcri dei martiri Tiburzio e Valeriano non erano sotterranei bensì sopra terra.
Un'ulteriore leggenda è quella che tutti i martiri

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(fol. Pont. comm. arch. sacra)
Cimiteri cristiani antichi - Area sepolcrale cristiana all'aperto (sec. iv), scoperta nel 1917 - Roma, c. di Ponziano.

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(101. Pust. comm. atib. sictes Cimiteri cristiani antichi - Iacrizione di Marco Antonio Restuto che costrui il sepolcro sotterranco (ypagen) di famiglia (sec. III) - Roma, catacombe di Domitilla.

romani sarebbero stati deposti in c. sotterranei. Sta di fatto invece che sopra terra erano deposti i due fondatori della Chiesa romana: Pietro, in Vaticano e Paolo, sull'Ostiense; sopra terra i martiri: Valentino sulla via Flaminia; Diogene e Bonifaciano sulla Salaria vetere; sulla Salaria nova: Felicita, Saturnino, Felice, Filippo; sulla Nomentana, s. Emerenziana; Tiburzio sulla Labicana; Gordiano, Epimaco, Quinto, Quarto, Eugenia sulla Latina; Zefirino, Tarsicio, Sotere, Tiburzio, Valeriano, Massimo sulla via Appia; Marco e Marcelliano sulla via Ardeatina; e sulla Portuense erano sopra terra i ss. Felice, Alessandro, Candida, Polion, Abdon, Sennen; sulla via Aurelia Pancrazio e Lucina.

3. Sviluppo

Le denominazioni dei c. c. di Roma si possono in parte determinare per mezzo di un singolare documento del sec. iv detto il Cronografo dell'anno 354 (v.) nel Depositio episcoporum (v.) Depositio martyrum (v.). Ivi sono indicati alcuni nomi di proprietari di c. Essi sono: Balbina, Bassilla, Callisto, Giordani, Massimo, Ponziano, Pretestato, Priscilla, Trasone. Queste denominazioni lasciano intendere che si tratta di aree sepolcrali in origine private, poi messe a disposizione dei fratres. Nello stesso documento altre aree sepolcrali sono indicate o con la denominazione topografica caratteristica, come in catacumbas, ovvero con il nome della via consolare sulle quali esse si trovavano. Altre denominazioni sono offerte dal Martirologio geronimiano, come, ad es., il c. maggiore sulla via Nomentana, il c. di Aproniano, ecc.; altre ancora nel Lib. Pont., il quale però non dà sempre le denominazioni primitive, ma quelle correnti del tempo in cui veniva redatta la biografia, cioè non prima del sec. vi : così il c. di Massimo è detto di Felicita e quello di Callisto sulla via Aurelia porta la denominazione di Calepodio. Tali mutamenti dipendono senz'altro dalle Passiones, che pure forniscono altre denominazioni di c.
Lo Styger ha emesso la teoria che le origini dei c. c. di Roma siano da ricercarsi tra i fedeli de Caesaris domo ricordati da s. Paolo (Phil. 4, 22). Ma a parte che nessuno dei c. romani finora conosciuti permette di arrivare a si remota antichità, i nomi stessi sopra ricordati dei più antichi c. non rivelano nomi di liberti imperiali ai quali lo Styger vorrebbe limitare la comunità cristiana di Roma ai tempi di s. Paolo.
Lo sviluppo di ogni c. sotterranco è connesso all'area cimiteriale sub divo; infatti al di sopra dei c. sotterranei di Callisto, di Domitilla, di Pretestato, di Ponziano, di Panfilo, di s. Agnese, del c. Maggiore e di Bassilla si sono trovate aree o monumenti sepolcrali all'aperto cielo. Inoltre è inconcepibile lo sviluppo di un'area sotterranea servita da scale e da pozzi di aerazione senza la proprietà dell'area sepolcrale sopratterra che nel diritto romano era inscindibile.
Queste aree sepolcrali erano dette indistintamente di Callisto, di Pretestato, di Priscilla, ecc. sia che si trattasse del sopratterra come del sotterraneo. I.e esplorazioni archeologiche, fin dal tempo del De Rossi, hanno dimostrato che i grandi c. sotterranei ed anche quelli meno estesi non sono stati scavati tutti in un medesimo tempo, ma sono originati da piccoli nuclei familiori ben limitati con propria scala e sono stati poi ingranditi successivamente da quando il singolo proprietario aveva messo a disposizione della comunità la sua area. Elemento primo e necessario d'ogni area sepolcrale sotterranea è, come si è detto, la scala; questa poteva essere sostituita da un ingresso in declivio nel vivo della collina come, ad es., nelle tombe degli Scipioni o nel c. di Priscilla nella regione del criptoportico, o nelle tombe a camera sia cbraiche che etrusche, perché il sistema della sepoltura in camere sotterranee è di uso antichisssimo, anteriore al cristianesimo, sia in Oriente che in Occidente (Etruschi). Inoltre nel 1938, presso Anzio, è stato scoperto un ipogeo che viene datato al iv sec. ca. a. C.: cf. L. Morpurgo, Un sepal-
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(da P. Styger, Die römischen Ratschamben, Berlina 1935, p. 86, 89. Cimiteri cristiani antichi - C. di Callisto, La regione con la cripta dei Papi (L. 1), la cripta di S. Covilla (2) e i cubicoli cosiddetti dei Sacramenti (A 1-6) (sec. III) - Roma.

creto precristiano d'Anzio e il problema della origine delle catacombe cristiane, in Rendiconti della Pont. accad. rom. di archeol.,3^{°}serie, 22 (1948), pp. 155-66. Di recente G. B. Frey ha sostenuto la priorita dei c. sotterranei ebraici su quelli cristiani, basandosi sul criterio di datazione dei bolli di mattone; ma quest'elemento è tutt'altro che probante perché non può costituire che un terminus ante quem non; mentre gli elementi epigrafici e decorativi di questi c. ebraici (v.) non permettono affatto una datazione cosi remota quale avrebbe voluto il Frey (L'uncienneté des catacombes juives à Rome, in Rendiconti della Pontificia accademia romana di archeologia,3^{°}serie, 12 [1936], pp. 183-98). Si dovrà quindi concludere che coloro i quali scavarono c. c. sotterranei, FOSSORI (v.), hanno sviluppato e perfecionato un noto sistema, come giustamente osservò P. Styger (Heidnische und christliche Katakomben: Pisciculi, Studien zur Religion und Kultur des Altertums, Münster in W. 1939, pp. 266-73).
Dalle piccole regioni indipendenti costituite da un hypogaeum munito di uno o più cubicoli e di una o più gallerie si passa nel in sec. ad un maggiore sviluppo, come si può constatare nella regione Domitilla (v.), in quella delle due scale parallele in Callisto (v.) o nell'altra dello stesso c. detta delle cripte di Lucina. In tutte queste tre aree i fossori ricorsero all'espediente di abbassare i livelli delle tre dette aree delimitate in superfice e ottennero cosi in Domitilla che rimanessero in alto i cubicoli primitivi, ovvero li abbassarono; in Callisto nella regione delle due scale parallele poterono, mediante l'abbassamento, ottenere gallerie più profonde e scavare i cubicoli dove vennero deposti i papi del in sec. e l'altro di Orfeo; nella regione detta di Lucina cubicoli approfonditi e gallerie in una delle quali venne deposto il papa Cornelio (m. nel 233), ivi traslato qualche anno dopo da Civitavecchia. Intanto, nel corso di questo in sec., la comunità cristiana di Roma, aumentando di numero, aveva bisogno di maggiore sviluppo cimiteriale. Nel Catalogo dei Popi, detto liberiano, inserito nel Cronografo del 354, si legge che papa Fabiano (236-50) multas fabricas per cimiteria fieri inasit; è di quest'epoca quindi una maggiore estensione delle reti cimiteriali. Lo Styger emise la teoria che i c. sotterranei venissero dai fossori ingranditi con un sistema di ramificazione o a palma o a graticola; è molto più semplice pensare che i fossori abbiano sviluppato l'escavazione a seconda della configurazione della superfice e della qualità del tufo sotterraneo. Si constata infatti una grande varietà nella escavazione dei singoli c., e mentre, nelle grandi linee, sono giuste le osservazioni già fatte dal Bonavenia circa la teoria dei livelli nelle gallerie sotterrance, occorre tener presente che non si può stabilire una norma costante per riconoscere, ad es., la priorità dei differenti piani ai quali dovettero ricorrere i fossori, data la limitazione dello spazio. In alcuni c., ad es. in Priscilla, il piano immediatamente al di sotto della superfice è il più antico, mentre è posteriore quello più profondo; in Panfilo invece avviene tutto il contrario. In alcuni c. si raggiunge la profondità di ca. 20 m . in due soli piani, in altri si scende, con tre piani, a ca. m. 25 .

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(da P. Styger, L'origine delle cripts di Lurina, in Rendiconti della Pont. accad, di arch., In serie, 3 [1811-11], p. 11, fig. 21 Cimiteri cristiani antichi - C. di Callisto. Sezione della regione detta di Lucina (sec. III) - Roma.
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(fot. Pout. comm. arch. sacra)
Cimiteri cristiani antichi - Medaglione di Lucio Vero (161-68), infisso nella calce d'un sepolcro del sec. III, quale segno di riconoscimento - Roma, c. di Panfilo.

La galleria o ambulacro veniva detta crypta come indica un graffito nel secondo piano di Priscilla: undecima crypta, secunda pila (O. Marucchi, Di alcune iscrizioni recentemente scoperte nel c. di Priscilla, in Nuovo bull. di archeol. crist., 10 [1904], p. 207); spesse volte ha valore di semplice sotterraneo, ad es.: descendentibus in crypta (O. Marucchi, Di una iscrizione recentemente scoperta, ove è ricordata la tomba del martire s. Lorenzo, ibid., 6 [1900], p. 127). Pila era lo spazio di parete verticale che conteneva una serie di sepolcri sovrapposti; ogni sepolcro scavato nella parete veniva detto locus' (oggi generalmente loculo) : si trattava di una apertura rettangolare, in media della lunghezza di sei piedi, profonda un piede e mezzo e alta un piede; la profondità era maggiore nello spazio destinato al capo e minore per le estremità. Il sepolcro poteva essere per un solo corpo (momnemus), per due (bisomus; v.), per tre (trisomus), per quattro (quadrisomus), per più sepolcri (poliandron). La chiusura veniva fatta in genere o per mezzo di tegole connesse tra loro mediante calce ovvero con una o più lastre di marmo; talvolta sopra le tegole viene dato uno strato di intonaco; non è infrequente l'utilizzazione del listello di calce per la chiusura ermetica per graffire l'iscrizione sepolcrale o per inserire un segno di riconoscimento che può variare dal semplice frammento testaceo all'avorio, al piccolo bronzo, al vetro dorato, alla pasta vitrea, ad una o più monete, ad anelli, monili, coppe vitree o metalliche, testacee o marmoree, statuine, lampadine, campanelli. In alcuni casi, prima di procedere all'escavazione dei loculi, i fossori tracciavano con bianco le singole pilae, nelle quali poi scavavano fino a dodici sepolcri l'uno sotto l'altro. Una ARCOSOLIO (v.). Tombe di famiglia erano quelle scavate in una stanza o cubiculum, il quale poteva essere doppio (duplex); in qualche caso si arriva a tre e anche quattro cubicoli connessi l'uno con l'altro (Callisto; v.). Talvolta la galleria e il cubiculum (o quest'ultimo solo) venivano illuminati da un lucernario (luminare), specie nei casi in cui i cubicoli erano aperti ai due fianchi della galleria. Necessità di seppellimento potevano far scavare nel pavimento sepolcri detti formae; solo nel c. Panfilo (v.) si è riscontrato il caso dell'aver utilizzato anche la parete di fondo della galleria per sepoltura di bambini. Un tipo di sepoltura in massa del tutto eccezionale è quella offerta dalla serie di pozzi in Commodilla in cui in un solo pozzo si possono contare ca. 50 sepolcri tutti anepigrafi che fanno pensare ad una epidemia. Le forme architettoniche dei cubicoli variano con lo sviluppo della rete cimiteriale e a quelli regolari, più antichi, di forma quadrilatera si

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(da G. Marckl, Architutura delle arti primitive primitive, Roma 1211, p. 173, ter. 371 Cimiteri cristiani antichi - Cubicolo doppio retcongolare e poligonale (sec. iv) - Roma, c. di Trasono.

aggiungono più tardi quelli a forma poligonale o circolare a imitazione dei mausolei a cielo aperto.
Non si può avere una statistica esatta delle persone sepolte in una galleria o in un cubicolo perché si è constatato che i sepolcri venivano adoperati più di una volta; infatti spesso si trovano lastre di marmo o di tegole con iscrizioni riadoperate; spesso pure si trovano ossari disposti o nella galleria stessa (Panfilo; v.) o in grandi polianidri (Pretestato; v.) o addirittura in un grande ossario come quello rinvenuto sotto la cripta di S. Cecilia in Callisto (G. Wilpert, La cripta dei Papi e la cappella di S. Cecilia nel c. di Callisto, Roma 1910, p. 75). Non si può neppure stabilire con esattezza se i fossero, iniziata la sepoltura in una galleria continuassero nella stessa fino al suo esaurimento perché nel c. detto di Novasiano sulla Tiburtina si trovano sepolcri intatti con iscrizioni dipinte degli aa. 266 e 270 in differenti gallerie; come pure in una piccola galleria di Panfilo si trova all'inizio un sepolcro dell'a. 348 e alla fine uno del 361 con un intervallo di 13 anni.
Il grande sviluppo delle reti cimiteriali è avvenuto soltanto nel periodo della pace costantiniana, cioè delle grandi conversioni, e diminuisce progressivamente fino a che l'escavazione termina con i primi decenni del v sec.
Il seppellimento avveniva di sera secondo l'uso romano; si tornava al c. per il terzo, il settimo e il trigesimo giorno e per l'anniversario della morte, non più della nascita, come era uso presso i pagani; già all'inizio del in sec. Tertulliano attesta più volte: oblationes pro defunctis pro nataliciis annua die facimus (De corona, 3; De exhortatione castitatis, 11; De monogamia, 10); s. Cipriano ricorda il sacrificium pro dormitione (Ep., 66). S. Agostino, descrivendo le esequie di sua madre Monica scrive: cum offerretur sacrificium pretii nostri, iam iuxta sepulcrum posito cadavere, priusquam deponeretur, sicut illic fieri solet (Confess., IX, 12). Il vescovo Evodio scrive allo stesso Agostino che per la sepoltura d'un lettore per triduum hymnis Deum collaudavimus super sepulcrum. G. B. De Rossi, tenendo presente l'ampiezza dei cubicoli cimiteriali del sec. IV, ritiene probabile che in essi siano state celebrate le oblationes pro dormitione per i defunti ivi deposti, non solo nell'atto della deposizione, ma anche nelle commemorazioni dei giorni terzo, settimo, trigesimo e per gli anniversari. Certo ancora più antica e adibita a tale rito si presenta Priscilla (v.). Un'iscrizione cristiana del 573 a proposito della salmodia ad sepulcrum dice: sanctique tui Manes nobis petentibus adsint ut semper libenterque psalmos tibique dicamus (CIL, XI, 4629).

II. Proprietà e amministrazione

Circa l'amministrazione dei c. la notizia più antica è fornita dai Philosophumena (IX, 11) : Zefirino (199-217) prepono il diacono Callisto all'amministrazione del c. dell'Appia. Questo c. rimase sempre con la denominazione di Callisto quantunque egli non vi fosse stato deposto perché tumulato al III miglio della via Aurelia in un altro c. pure intestato al suo nome. Il c. dell'Appia è, ancora alla fine del sec. III, alle dipendenze dirette del papa come dimostra il cubicolo doppio scavato dal diacono Severo per la sepoltura della sua famiglia iussu papae
sui Marcellini. Tra il 236 e il 20 genn. 250 il papa Fabiano regiones divisit diaconibus et multas fabricas per coemeteria fieri iussit. Sette erano i diaconi per le 14 regioni, coadiuvati da sette suddiaconi ricordati nella lettera del papa Cornelio a Fabio di Antiochia. È difficile però stabilire se i c. erano in quel tempo amministrati dai diaconi o già dai presbiteri, come risulta invece ca. la metà del sec. IV, quando cioè dalle iscrizioni rinvenute nei singoli c. si può vedere la dipendenza di questi dai tituli rispettivi e in conseguenza si può giustamente riconoscere la giurisdizione diretta dei presbiteri sui c.; così, ad es., il c. in catacumbas era alle dipendenze dei presbiteri del titolo di Bizante poi SS. Giovanni e Paolo, il c. di Domitilla dei presbiteri del titolo de fasciola poi SS. Nereo e Achilleo. Anche gli acquisti dei sepolcri vengono talvolta sub praesentia o sub conscientia d'un presbitero del titolo.
Un periodo del tutto nuovo si apre con lo stabilirsi della venerazione dei sepolcri dei martiri e delle loro annue commemorazioni. Fin dal tempo di Tertulliano si ergevano su queste tombe altari per oblationes, poiché egli ricorda i martiri sub altari quiescentes (De resurrectione carnis, 28: PL 2, 848). S. Cipriano esorta il suo clero ad annotare diligentemente il giorno in cui i martiri venivano immolati perché si potessero degnamente celebrare oblationes ac sacrificia ob commemorationes corum (Ep., 12: PL 4, 328; cf. H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs,2^{ {a }}ed., Bruxelles 1933, pp. 24-99)
Non si creda che nei c. c. i testimoni della fede avessero in origine un sepolcro speciale. In scmplici sepolcri all'aperto vennero deposti, come s'è visto, al Vaticano s. Pietro e sull'Ostiense s. Paolo e i martiri Valentino, Saturnino, Felice e Filippo, Emerenziana, Tiburzio, Abdon e Sennen, ecc. In semplici loculi nelle pareti i papi del III sec. : Ponsiano, Anterote, Fabiano, Lucio, Stefano, Sisto II, Dionisio, Felice, Eutichiano; in semplici loculi : Lorenzo, Sebastiano, Proto e Giacinto, Marcellino e Pietro, ecc. Solo con la venerazione vennero messi in onore i loro sepolcri; intorno ad essi i fedeli cercarono avidamente e anche a prezzo d'oro di essere deposti: ad sanctos o retro sanctos. S. Paulino di Nola rivolgeva a s. Agostino il quesito utrum prouit cuique post moriam quod corpus eius apud sancti alicuius memoriam sepelitur; la risposta fu data da Agostino con il trattato De curo pro mortuis gerenda; egli conclude: tale vicinanza hac tantum mihi videtur prodesse defuncto, ut commendans eum etiam martyrum patrocinio, affectus pro illo supplicationis augeatur. L'arcidiacono Sabino che preferì con il suo sepolcro di essere considerato quasi il portiere della basilica di S. Lorenzo (ianitor esse loci) ammoniva i fedeli che nihil iuvat imo gravat tumulis haerere plarum... corpore non opus est animo tendamus ad illos (G. B. De Rossi, Scoperte nell' Agro Verano e nel sotterraneo c. di Ciriaco, in Bull. di arch. crist.,4^{a}serie, 4 [1886], pp. 16-26). Sorsero così adattamenti singrandimenti degli ambienti che contenevano i sepolcri venerati, fino alla costruzione di vere e proprie
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(da G. Marckl, Architetura delle arti primitive, Roma 1211, p. 173, ter. 381 Cimiteri cristiani antichi - Cubicolo doppio con luminare nel centro (fine sec. III-inizio sec. IV) - Roma, c. di Callisto.

basiliche cimiteriali per degnamente onorare i testimoni della fede. Per la costruzione di detti edifici si demolirono anche le regioni più antiche per ottenere lo spazio sufficente alla frequenza dei fedeli e dei pellegrini. Si edificarono così in età costantiniana le basiliche sui sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo, dei martiri Lorenzo, Agnese, Marcellino e Pietro. Il papa Giulio costrui basiliche al III miglio della Portuense, al II della Flaminia (S. Valentino), al III dell'Aurelia (S. Callisto). Al di sotto dei pavimenti di questi edifici sacri si addensarono i sepolcri, mentre mausolei, anche sontuosi, li circondarono, come ancora si pud vedere intorno alla basilica Apostolorum dell'Appia, eretta all'inizio del iv sec. per contenere il sepolcro del martire Sebastiano e la Memoria degli apostoli Pietro e Paolo ivi venerata fin dal 258. Il papa che più di ogni altro multa corpora sanctorum martyrum requitivit et invenit, quorum etiam verribus declaravit fu il papa Damaso (366-84; v.). L'amministrazione delle basiliche cimiteriali degli apostoli Pietro e Paolo, dei martiri Lorenzo e Pancrazio venne affidata a praepositi; quella di S. Agnese ai presbiteri del titolo di Vestina, le altre a mansionarii. Il papa Simplicio (468-83) stabilisce l'ufficiatura ebdomadaria per le basiliche cimiteriali di S. Pietro (destinandovi i presbiteri della VI e VII regione ecclesiastica), di S. Paolo (i presbiteri della I regione ecclesiastica), di S. Lorenzo (i presbiteri della III regione ecclesiastica: Lib. Pont., I, p. 249).
Ma con l'assedio e l'occupazione gotica gli edifici cimiteriali e i sepolcri dei martiri vennero devastati (536-37). I danni vengono riparati dal papa Vigilia e dai suoi successori: Giovanni III (561-74) restauravit coemeteria SS. Martyrum et instituit ut oblationes et amulae vel luminaria per eadem coemeteria omni die dominico de Lateronis ministrarentur (Lib. Pont., I, p. 305). Restaucono ancora le basiliche cimiteriali i papi Pelagio II e Onorio. I pellegrini dal centro e dal nord dell'Europa si avvicendano ai sepolcri dei martiri, ne trascrivono le iscrizioni in loro onore, si compilano guide per facilitare la visita ai santuari venerati (Itinerari: v.).
Più tardi Gregorio III (731-41) disposuit ut in cymiteriis circumquaque positis Romae in die nataliciorum eorum luminaria ad vigilias faciendum et oblationes de patriarchio per oblationarium deportentur (ibid., p. 421).
La prima traslazione di corpi di martiri fu quella dei ss. Primo e Feliciano traslati dal papa Teodoro dal c. ad arcus Nomentanos nella basilica di S. Stefano al Celio.
L'abbandono dei c. c. di Roma cominciò specialmente nel periodo longobardo. Il papa Paolo I (757-

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(da G. Marrhi, Architettura delle arti rristiane primitiva, Roma181 / 2, fasc. 22, p. 277 Cimiteri cristiani antichi - Cubicolo triplice (sec. iv). Roma, c. di Tresone.
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(Int. Pont. comm. arch. narra)
Cimiteri cristiani antichi - Galleria intatta con locali per bambini nel fondo (sec. III) - Roma, c. di Panfilo.

767) dopo aver costruito sulla sua casa la basilica dedicata ai ss. Stefano e Silvestro trasportò ivi innumerabilium sanctorum corpora quae de prefatis demolitis abstulit cymiteriis (Lib. Pont., I, pp. 464-65). Più tardi Pasquale I (817-24) multa corpora sanctorum dirutis in cymiteriis iacentia, pia sollicitudine ne remanerent neglecta querens atque inventa colligens magno tenerationis affectu, in... S. Christi Martyris Praxedis ecclesiam deportans condidit (ibid., II, p. 54).
Non anteriore al sec. IX, anzi già dopo INDEX COEMETERIORUM (v.) incompleto, senza ordine topografico, desunto probabilmente dalle denominazioni del Martirologio geronimiano, del Lib. Pont. e delle Passiones. Così i c. spogliati delle preziose reliquie cadono in abbandono, si alterano le loro denominazioni, si spostano le loro memorie; tutte quelle dell'Appia si concentrano in S. Sebastiano, dell'Aurelia in S. Pancrazio, unici degli antichi santuari, insieme con S. Agnese, S. Lorenzo e S. Valentino, ancora visitati.
Così fino al 1578 quando una squadra di cavatori di pozzolana si imbatté sulla via Salaria in un gruppo di gallerie cimiteriali con sepolcri ancora intatti ed abbelliti di pitture. "In quel di - scrive il De Rossi, - nacque la scienza ed il nome della Roma sotterranea" (Roma sotterranea, I, Roma 1864, p. 12). Si iniziò infatti da allora lo studio delle antichità cristiane con O. Panvinio (v.), A. ICONIO (v.), P. EUGENIO (v.), soprattutto con A. BOSONE (v.) suo discepolo che ritrovd molti antichi c. sotterranei e comprese l'importanza dello studio degli antichi documenti per l'opera di ricostruzione topografica; la sua Roma sotterranea fu edita dopo la sua morte da A. Severano nel 1634 (nel frontespizio è la data del 1632). L'opera venne tradotta in latino dall'Aringhi ed ebbe grande diffusione. Ma gli studi del Bosio non vennero continuati e i c. sotterranei vennero esplorati con l'intento di rinvenire corpi santi, seportando anche marmi e sarcofagi. Con mora. M. BOLLANDISTI (v.) si cominciarono a distaccare anche gli affreschi non sempre con esito

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Cimiteri cristiani antichi - Iecrisione dedicatoria dannsiana al martire Gennaro (sec. iv) - Roma, c. di Pretestato.

felice. Così si continuò per tutto il sec. xvir fino al p. G. MARCIA (v.), il quale, nominato da Gregorio XVI nel 1842 "conservatore dei sacri c.", pose fine agli abusi degli addetti all'estrazione dei corpi santi, scoprì nel 1845 il sepolcro intatto del martire Giacinto nel c. Bassilla (v.), promosse il rinnovamento degli studi di archeologia cristiana che condussero alla fondazione del museo cristiano Lateranense e alla istituzione della Commissione di archeologia sacra preposta all'esplorazione e conservazione degli antichi c. cristiani (R. Faust, Il p. G. Marchi S. I. (1795-1860) e il rinnovamento dell'archeologia cristiana, auspici Gregorio XVI e Pio IX, in Xenia Piana (Miscellanea historiae pontificiae, 7 [Roma 1943], pp. 445-514). Suo discepolo fu G. B. De Rossi (v.), il vero fondatore della scienza dell'archeologia cristiana con il metodo comparativo tra documenti e monumenti. Fin dal 1832 si servì dei primi per ricostituire la topografia degli antichi c. cristiani, giungendo così alla scoperta di una serie insigne di sepolcri di martiri (cripte storiche) con l'identificazione dei c. che li contenevano. Le sue scoperte e le sue pubblicazioni attrassero intorno a lui, specie con l'istituzione della archeologia (v.), un nucleo di discepoli italiani e stranieri i quali ne tramandarono la tradizione, applicando il suo metodo nella esplorazione non solo dei c. di Roma e d'Italia, ma anche nelle altre regioni di Occidente e di Oriente.

III. Valore teologico dei monumenti funerari paleocristiani

L'importanza del contributo apportato dallo studio degli antichi c. cristiani per la composizione etnica e sociale delle primitive comunità cristiane, della loro gerarchia, della loro organizzazione, è tale da costituire con il complesso dei suoi monumenti architettonici e artistici per la Chiesa tutta come un archivio della fede di queste prime generazioni. Il papa Leone XIII rivolgendosi a G. B. De Rossi affermava che gli studi sugli antichi c. c. Ecclesiae incunabula illustrantur; lapides ipsi quodammodo et monumenta causam religionis suscipiunt, Romanaeque fidei et auctoritatis diuturnitatem et constantiam testantur (Leonis XIII Acta, I, p. 153). Il papa Pio XI nel motu proprio dell'11 dic. 1925 così definiva il valore degli antichi c. c. di Roma: «I primitivi c. di Roma cristiana con le cripte e le tombe dei papi e dei martiri e i santuari eretti su quei gloriosi sepolcri.... la serie innumerevole delle iscrizioni, le pitture e le sculture, la suppellettile cemeteriale e liturgica, costituiscono per la Santa Chiesa Romana un sacro patrimonio di pregio e di importanza senza pari. Sono invero codesti testimoni altrettanto venerandi che autentici della fede e della vita religiosa dell'antichità ed insieme fuori di primissimo ordine per lo studio delle istituzioni e della cultura cristiana, fin dai tempi prossimi agli apostolici.... La Chiesa romana.... dalle scoperte dei suoi c. antichissimi e dei santuari dei martiri, ha riacquistato parte notevolissima del suo più antico patrimonio, ha visto
ricomporsi intere pagine della sua storia e venire alla luce documenti e monumenti del più alto valore storico per dimostrare l'antichità dei suoi dogmi, della sua fede, delle sue venerande tradizioni».
IV. C. antichi di Roma. - Elenco topografico dei c. di Roma. - AURELIA (v.). Via Plaminia: c. detto di S. VALENTINO V (v.). - Via Salaria vetus: c. detto ad septem palumbus (v.); c. Bassilla (v.) e c. di S. Panfilo (v.). - Via Salaria nova: c. Massimo (v.), detto poi di S. Felicita; c. di Trassone (v.); c. Giordani (v.); c. Priscilla (v.). - Via Nomentana: c. detto di S. NICODEMO (v.); c. detto di S. AGNESE, SANTA (v.); c. Maggiore (Maius; v.). - Via Tiburtina: c. anonimo all'imbocco del viale Regina Margherita; c. detto di S. Ippolito (v.); c. di S. CIRENAICA (v.). - Via Labisana: c. detto di S. CALBULO (v.); c. LAURA (v.). - Via Latina: c. detto dei SS. Epimaco (v.); c. detto di Tertullino, martire noto solo dalla Passio e da due Itinerari (E. Jesi, C. c. sulla via Latina, in Riv. di arch. crist., 16 [1939], pp. 12-15), non identificato; c. ADRIANO (v.): ad esso forse appartiene la regione detto ipogeo di Trebin Giusco (O. Marucchi, ap. cit., p. 308). - Via Appia: ipogeo presso il sepolcro degli Scipioni, anteriore al recinto d'Aureliano (272); ipogeo anonimo tra l'Appia e la Latina entro lo stesso recinto, con pitture e iscrizioni (O. Marucchi, Le catacombe romane, Roma 1933, p. 672); ipogeo detto dei Cacciatori (P. Styger, Die römischen Katakomben, Berlino 1933, p. 307); c. di Callisto (v.); c. Pretestato (v.); c. CATACOMBE (v.). - Via Ardeatina: c. di Belbina (v.); c. detto di Basileo (?) o dei SS. Marco, MARCELLIANI (v.) DAMASCO (v.); c. Domitilla (v.). - Via Ostiense: c. COMMODIANO (v.): sepolcro di S. Paolo; ipogeo detto di Timoteo (dal nome del martire ricordato al 22 ag. nella Depositio martyrum) presso la rupe a nord della basilica di S. Paolo: c. detto di S. Tecla (v.). - Via Portuense: c. PONZIO (v.); c. detto di S. Felice (al III miglio la basilica è indicata nel Catalogo detto Liberiano). Trastevere: S. Onofrio al Gianicolo (P. Crostarosa, C. anonimo a S. Onofrio al Gianicolo, in Nuovo bull. di arch. crist., 4 [1898], p. 231; O. Marucchi, Scoperta di altre gallerie cimiteriali cristiane sotto il Gianicolo, ibid., 8 [1902], pp. 954-58). - Via Aurelia vetus: c. detto di S. Pancrazio (v.); c. detto dei SS. Processo e Martiniano (v.); c. detto dei due Felici (v.); c. di Callisto, Calepodio (v.). - Via Aurelia nova o Cornelia: Sepolcro di S. Vaticano (v.).
Elenco dei c. detti suburbicari. - Via Aurelia: al IX
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(Int. Pont. comm. di arch. aurei Cimiteri cristiani antichi - Firme autografe di Antonio Bosio, di Angelo Santino, Mario Panvinio ( 6 giugno 1297). Roma, c. di Domitilla.

miglio: sepolcro delle SS. Rufina e Seconda; al XII miglio: tombe dei SS. Mario, Marta, Audiface e Abacuc (G. P. Kirsch, Le memorie dei martiri sulle vie Aurelia e Cornelia, in Miscellanea Ehrle, II, Roma 1924, pp. 63 100). - Via Triunfale: c. a Monte Mario (G. B. De Rossi, C. sotterraneo di ignoto nome sul monte Mario, in Bull. di arch. crist.,5^{ {a }}serie, 4 [1894], p. 133). - Via Aurelia: al XII miglio: c. Basilide (v.). - Via Portuense: c. Generosa (v.), PORTA (v.). - Via Ostiense: al VII miglio c. detto di S. CIPRIANO (v.). - Decima, al XV km., località Malpasso: colla sepolcrale con sarcofagi (A. L. Pietrograude, Ruderi e sarcofagi scoperti sulla via di Decima, in Notizie degli scavi, 1934, pp. 155-68). - Via Ardeatina: al IV miglio, località Nunziatella: ipogeo sotterraneo (G. B. De Rossi, Scoperta di un piccolo c. cristiano adorno
di pitture assai antiche presso la chiesa della Nunziatella al IV miglio della via Ardeatina, in Bull. di arch. crist.,3^{ {a }}serie, 2 [1877], p. 136; 3 [1879], p. 27;4^{ {a }}serie, 1 [1882], pp. 168-70;3^{ {a }}serie, 3 [1892], p. 28; Wilpert, Pitture, p. 501); al VII miglio: Felicola, ricordata nel Martirologio gerominiano al 13 giugno e nella Passio dei ss. Nereo e Achilleo (BHL, 6061; cf. M. Armellini, I c. c. di Roma e d'Italia, Roma 1893, p. 596). - Via Appia: ALBANI (v.); Velletri (v.). - Via Latina; al V miglio: ipogeo cristiano (G. B. De Rossi, Ipogeo cristiano al V miglio della via Latina, in Bull. d'arch. crist.,3^{ {a }}serie, 1 [1876], pp. 32153); località Tavolato (R. Kanzler, Di un nuovo c. anonimo sulla via Latina, in Nuovo bull. d'arch. crist., 9 [1903], pp. 173-86; O. Marucchi, ibid., pp. 23-282, 301); al X miglio, presso la villa Senni (O. Marucchi, La scoperta

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[^0]
[^0]: (per cortesia di monte. A. P. Frutos, da Vilcire-Martin-Frutos, II, pianta fuori testa)
Cimiteri cristiani antichi - Topografia degli antichi c. c. di Roma: 1. S. Valentino; 2. S. Panfilo; 3. Bassilla: 4. Massimo; 5. Trasone: 6. Giordani; 7. Priscilla: 8. S. Nicomecic; 9. S. Agnose: 10. Maius; 11. Anonimo: 12. S. Ippolito; 13. S. Lorenzo o di Ciriaco: 14. S. Costulo: 15. Ad duos laurea; 16. SS. Gordiano ed Esonaco; 17. Aproniano: 18. Anonimo: 19. Balbina: 20. Regione detta di Lucina: 21. S. Callisto; 22. In calacombas: 23. Pretestato: 24. Marco e Marcelliano: 25. Domitilla: 26. Nunziatella; 27. Commodilla: 28. Tomba di S. Paolo; 29. S. Timoteo; 30. S. Tecla; 31. Funziano; 32. Generosa; 33. S. Panorazio; 34. SS. Processo e Martiniano; 35. Due Felici; 36. Calepodio; 37. Tomba di S. Pietro.

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Cimiteri cristiani antichi - Pianta della catacomba detta del Buon Pastore - Adrumeto.

di un antico c. c., ibid., 19 [1913], pp. 230-37; F. Grossi-Gondi, Conclusione degli scavi ad decimum della via Latina, presso Grottaferrata, ibid., 24 [1918-19], pp. 87-94; id., Catacombe tuscolane, scoperta di un'importante iscrizione greca, Grottaferrata 1914); al XXX miglio: c. detto di S. Ilario ad bivium. Devastato; iscrizioni nel palazzo Doria a Valmontone. - Via Labicana: al VII miglio si rinvenne il sarcofago di Prosenes, liberto di Caracalla, del 217 (G. B. De Rossi, Inscriptiones Christianae, I, Roma 1857-61, n. 5); al X miglio: c. Zotico (v.). - Via Prenestina: presso Gabi: c. detto di S. Primitivo (O. Marucchi, Le catacombe romane, Roma 1933, p. 661). - PALESTINA (v.), presso Paliano: c. c. con iscrizioni graffite dall'a. 341 al 420 (O. Marucchi, Scoperta di un antico c. c. al miglio XXXVI della via Prenestina, in Nuovo bull. d'arch. crist., 20 [1914], pp. 131-46). - Via Tiburtina: al IX miglio (E. Stevenson, La basilica doppia di S. Sinforosa e dei sette suoi figlioli scoperta al nono miglio della via Tiburtina, in Bull. d'arch. crist.,3^{ {a }}serie, 3 [1878], pp. 75-81); al XVIII miglio: basilica cimiteriale di S. Vincenzo ricordato al 23 luglio nel Mar tirologio geronimiano (C. Piccolini e G. Mancini, Gli scavi della basilica di S. Vincenzo in territorio di monte Celio, Tivoli 1926). - Via Nomentana: al XV miglio: c. detto dei SS. Primo e Feliciano ad arcus nomentanos (O. Marucchi, Le catacombe romane, Roma 1933, p. 664). - Via Salario : presso l'antica Fidene: c. anonimo (O. Marucchi, ibid., p. 664); presso il XX miglio: c. detto di S. Antimo (cf. loc. cit.). - Via Flaminia : a 8 km . da Morlupo in territorio di Leprignano: c. c. con iscrizioni datate tra gli aa. 344 350 (cf. ibid., p. 665). - Rignano Flaminio (v.). - Via Cassia: Baccano (v.), Sutri (v.), NEP (v.).
V. C. antichi d'Italia. - ARGENTO (v.); Albenga (N. Lamboglia, Scoperta di un sarcofago paleocristiano, in
Riv. Inguana e Intemelia, 3 [1937-38], pp. 58-61); Amiterno (v.); Anzio (v.); Aquileia; Atripalda (G. A. Galante, Il c. di S. Ipolisto, martire di Atripalda, Napoli 1893; CIL, X, 1188, 1191-95); Avellino (v.); Bazzano (v.); BOLSENA (v.); Cagliari (v.); Calci e Teano (v.); Ca stelvecchio Subequo (Abruzzi) : c. sotterraneo in corso di esplorazione; Stabia (v.); CATATONIA (v.); CHUS (v.); Civitocastellana (v.); I CONCORDIA (v.); Coma (v.); Ferento (Germano di S. Stanislao, Gli atti ed il c. di S. Sutizio di Ferento, Roma 1886); Massa Mortana: c. sotterraneo (G. Sordini, Di un c. cristiano sotterraneo nell'Umbria, in Atti del II Congresso internaz. di archeol. crist., Roma 1902, pp. 109-21); Milano (v.); MODERATI (v.); Napoli (v.); Nola (v.); Pozzuoli (v.); Siracusa (v.); Salerno (v.); Sutri (v.); TROPO (v.); Terni (v.); Venosa (v.); Vercelli (v.); Malta (v.).
VI. C. antichi nelle altre regioni d'Occidente e d'Oriente. - Gallia (v. FRANCIA): Arles (v.); La Gayole, cella sepolcrale e sarcofagi (A. Chaillan, in Bulletin archéologique du Comité, 1913, pp. 308-14); Marsiglia (v.); Narbona (v.); St-Bertrand de Comminges: basilica cimiteriale del sec. iv (R. Lizop, Histoire de deux cités gallo-romaines: Les Convenue et les Consoranni, Tolosa 1931; F. Benoit, Cimetières paléochrétiens de Provence, in Cahiers archéologiques, 2 [1947], pp. 7-15; L. Bréhier, Cimetières d'époque méravingienne et chapelle funéraire à Coudes [Puy de Dôme], in Comptes rendus de l'Acad. des inscript. et belles lettres, 1941, pp. 322-32).
Spagna: Cordova (v.); Gerona (v.); Saragozza (v.); ARAGONA (v.).
Germania: Bonn, Colonia, Magonza (v.); Treviri (v.); SENTENZA (v.).
Pannonia: CHIESA (v.); Sirmio (v.).
Grecia: Atene (v.); Corinto: c. cristiano (F. J. De Waele, The fountain of Lerna and the early christian cemetery of Corinth, in The American Journal of Archeology [1935], pp. 325-59).
Illirico: DALMAZIA (v.); Salona (v.); Stobi (v.).
Per l'Asia Minore (cfr. W. Schultze, Altchristliche Städte und Landschaften, Gütersloh 1922, I, Aegai, p. 119; Amasea, p. 119; Andrapa, p. 141; Cizico, pp. 367369; Mudrianoun, pp. 341-42; Proconneta, p. 396; II. Kleinasien: Amastris, p. 214; Auhara, p. 207; Apamea, pp. 456460 e W. H. Bukler, W. M. Calder, Monuments and documents from Phrygia and Caria [Monuments Asiae minoris antiqua, 4], Manchester 1939); Caria, Schultze, p. 165; Claudiopoli, pp. 223-24; Eumencio, pp. 463-67; Frigio (P. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche [Studi e testi, 49] Roma, 1928, pp. 241-43); Licoanio: c. all'aperto (W. Ramsay, Luke the physician, Londra 1908, passim); Mirapoli, Schultze, pp. 415-17, 427-35; Nicea, pp. 322-23; Nicomedia, pp. 300-302; Pompeiopoli, p. 210; Prusia e Miplo, pp. 234-35; Soria, 217; Tieio, p. 230.
Africa (v.) del nord: Adrumeto (v.); Benian (S. Gsell, Feuilles de Benian, Parigi 1899); Cartagine (v.); Cherchell (v.); CONSTANTINE (v.); Djemila (v.); Lambesis (v.); MACARIUS (v.); Mechera Sfa (S. Gsell, Monuments antiques de l'Algérie, I, Parigi 1901, pp. 34-35); Morsot (id., ibid., II, p. 234); Mouzaiazolle (id., ibid., p. 235); Setif (v.); Sbeitla (v.); Tabarca (v.); Tenes Cartenna (S. Gsell, Monuments antiques de l'Algérie, II, Parigi 1901, p. 408); Thaenue, Henchir Thina (G.-L. Feuille, Les nécropoles de Thaenue, in Bulletin archéol. du Comité, 1938-40 [1942], pp. 641-53); Timgad (v.); Tipasa (v.).
Egitto: al-Baqawāt (v.); ALESSANDRO (v.).
Libia (v.): Ain Zara (v.); TRIPOLITANIA (v.).
Mesopotamia (v.).
Palestina: Gerusalemme (v.); Gerasa (v.).
Per l'epigrafia e l'iconografia

V. le rispettive voci

Vedi Tavv. CIV-CV.
Biel.: A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1632; G. Marchi, Architettura delle arti cristiane primitive, ivi 1844; G. B. De Rossi, Roma sotterranea, I, ivi 1864; III, ivi 1877; M. Armellini, Gli antichi c. di Roma e d'Italia, ivi 1893; O. Marucchi, Le catacombe romane (opera postuma), ivi 1933; G. P. Kirsch, Le catacombe romane, ivi 1933; P. Styger, Die Römischen Katakomben,

CIMITERI CRISTIANI ANTICHI — CIMITERO
Berlino 1933; id., Römische Märtyrergräfte, ivi 1935; A. P. Frutaz, I.c. antichi di Roma, in Fläche-Martin-Frutaz, II, pp. 489-507; A. G. Martimort, La fidélité des premiers chrétiens aux usages romains en matière de sépulture, in Société toulousaine d'études classiques, Mélanges, I, Tolosa 1946, pp. 167-89; L. Hertling-E. Kirschbaum, Le catacombe romane e i loro martiri, Roma 1949; G. Bovini, La proprietà ecclesiastica e la condizione giuridica della Chiesa in età precostantiniana, Milano 1949. Per i repertori: Katakomben, in F. X. Kraus, Realencyc. d. christlichen Alterthümer, 2 voll., Früherg in Br. 1886, pp. 98-136; N. Müller, Koinemetrien, die altchristlichen Begräbnisstätten, in Realencyc. für prot. Theol. u. Kirche, X, pp. 794-877; H. Leclercq, Catacombes, in DACL, II, 11, coll. 2376-2486. Enrico Josi