CIMENTO, ACCADEMIA del. - Sodalizio scien- tifico, sorto in Firenze per iniziativa di Vincenzo Viviani fra i discepoli del Galilei, e inaugurato il 15 giugno 1657, sotto gli auspici di Ferdinando II e Leopoldo de' Medici, che l'ospitò in una sala contigua alla sua biblioteca nel palazzo granducale. Si propose la ricerca del vero per mezzo di esperienza multipla e collettiva; donde la scelta dell'"impresa": tre crogiuoli, entro un fornello acceso, e il motto dantesco: «Provando e riprovando».
La serietà degli intenti escluse l'uso di nomi accade- miei e persino di uno statuto; uno schema di questo, tracciato dal socio Paolo Del Buono, non fu mai appli- cato. Oltre al Viviani e al Del Buono, vi appartenero Alessandro Marsili, Antonio Oliva, Carlo Rinaldini, Giovanni Alfonso Borelli, Candido del Buono, Francesco Redi e il conte Lorenzo Magalotti. Dei soci corrispondenti furono: il Cassini, il Ricci, il Rossetti e il Falconieri, fra gli italiani; lo Stenone, il Thévenot e il Fabry, fra gli stranieri. I lavori rimasero sospesi dalla fine del 1657 al 1658 per il trasferimento a Pisa della corte granducale, e ripresi attivamente soltanto nel 1660, estendendosi anche all'astrofisica, soprattutto per opera del Magalotti, che aveva assunto la carica di segretario. Nel 1666, del Magalotti stesso, fu pubblicata un'accorata relazione degli studi e delle esperienze dell'Accademia con il titolo Saggi di naturali esperienze fatte nell'A. del C., che può considerarsi il primo modello di ricerca sperimentale, il primo corso pratico di fisica. I Saggi (tradotti in inglese nel 1684 dallo scienziato Riccardo Walter e in latino da Pietro van Mussenbroek, Leida 1731) e i 48 voll. manoscritti conservati nella Nazionale di Firenze dimostrano come l'A. del C., nel breve periodo di 10 anni, sia riuscita a rinnovare e ampliare le scienze fisiche, matematiche, astronomiche e naturali.
Nel 1667 i dissidi sorti fra il Viviani e il Borelli e soprattutto la nomina a cardinale del principe Leopoldo, animatore e guida del sodalizio, segnarono la fine dell'Accademia. Soltanto nei primi del sec. XIX, quando al governo della Toscana stava il Murat, l'A. del C. rivisse per una sola tornata (cf. Gazz. Universale di Firenze per l'anno 1801, nn. 21 e 28, pp. 166 e 207).
L'attività di questa Accademia rese toscana la fisica sperimentale, il cui studio era stato avviato mezzo se- colo prima dalla romana Accademia dei Lincei (v.), in cui il Galilei e altri insigni fiorentini avevano spie- gato frequente e ammirata operosità.
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BIBL.: G. Targioni Tozzetti, Atti e memorie inedite dell'A. del C., Firenze 1780; V. Antinori, Notizie storiche dell'A. del C., in Scritti editi e inediti di V. Antinori, pubblicati da M. Tabarrini, Firenze 1868, pp. 108-267; C. Del Lungo, Per la storia dell'A. del C., in Archivio storico it., 76 (1918), pp. 109-119; M. May- lender, Storia delle accademie d'Italia, II, Rocca S. Casciano 1927, pp. 7-16; G. Abetti, Le edizioni nazionali delle opere di Galileo e dei suoi discepoli, in Nuova Antologia, 79 (1944), pp. 67-73.