POZZUOLI, DIOCESI DI

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POZZUOLI, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Napoli. Ha una superficie di 77 kmq. con una popolazione di 153.364 ab. dei quali 152.307 cattolici; conta 40 parrocchie servite da 70 sacerdoti diocesani e 25 regolari; ha un seminario, un collegio vescovile, 5 comunità religiose maschili e 25 fem

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Pozzo, Andrea - Vestibolo delle Camere di S. Ignazio (1681-1685) - Roma, Chiesa del Gesù.

POZZUOLI, DIOCESI di - Veduta del golfo da Capo Miseno.

minili. La diocesi è suffraganea di Napoli (Ann. Pont., 1952, p. 328).

P., la greca Dieacrhia, la romana Puteoli, situata nel golfo di Napoli tra il capo Posillipo e il capo Miseno, al centro della zona vulcanica dei Campi Flegrei, fu fondata verso il 529 a. C. da alcuni fuggiaschi politici di Samo. Soggetta a Cuma, ne seguì le sorti durante le guerre degli Etruschi e dei Sanniti. Nel 194 a. C. di venne territorio romano e vi fu dedotta una colonia. Cominciò da allora l'importanza commerciale del suo porto, che andò sempre crescendo fino ad avere una completa egemonia al tempo dell'Impero. A P. facevano scalo tutte le navi provenienti dai porti del Mediterraneo e i mercanti d'ogni paese, affluendovi, prendevano dimora, si riunivano in corporazioni nazionali e importavano con le merci la loro religione. Anche gli Ebrei, venendo dalle città della diaspora e particolarmente da Alessandria, avevano a P. un loro quartiere commerciale, come attesta Giuseppe Flavio (Antiq. Jud., XVII, 12). Sotto Augusto, per la sempre crescente attività del porto, fu ricostruito il molo su 15 gigantesche pile (opus pilarum) le quali, quantunque siano quasi del tutte scomparsa, restano sempre e uno dei monumenti fondamentali nella evoluzione dell'ingegneria portuale dalla antichità ad oggi. Verso la fine del I sec., quando per la sistemazione del porto di Ostia, iniziata da Claudio nel 42 d. C., il commercio marittimo si spostò verso la foce del Tevere, l'importanza commerciale di P. declinò fino a scomparire del tutto agli albori del medioevo. Dei monumenti dell'antica città romana restano: il mercato, detto anche tempio di Serapide, famoso per il fenomeno di bradisismo; il piccolo anfiteatro; il grande anfiteatro flavio, dove nel 305 furono condannati alle belve Gennaro, vescovo di Benevento, Sosio, diacono mnesante, Festo diacono, Desiderio lettore, Procolo diacono puteolano e i laici Eutichete e Acuzio, decapitati poi non lungi dalla Solfataria; i colombari e i sepolcri della via campana; le terme e i ruderi delle ville romane sparse nei dintorni a specchio del mare.

Il cristianesimo arrivò ben presto a P. e fece proseliti in mezzo ai numerosi Ebrei, cosicché quando nella primavera del 61 s. Paolo vi sbarcò in catene vi trovò già una comunità cristiana che indusse l'Apostolo a restare lì sette giorni, prima di proseguire per Roma (Act. 28, 14). Secondo una an

Pozzuoli, diocesi di - Veduta aerea dell'anfiteatro.

Pozzuoli, diocesi di - Veduta del golfo da Capo Miseno.

Pozzuoli, diocesi dì - Veduta aerea dell'anfiteatro.

verso le città d'origine. A P. i tre martiri locali Procolo, Acuzio ed Eutiche furono posti «in praetorio Falcidi, quod coniungitur basilicae S. Stephani in contrivo ipso» (ibid., p. 869). Questo contrivo era il punto di biforcazione della Via Cella, proveniente da P., verso Capua a sinistra e Napoli a destra. Qui sembra sia da localizzare anche l'«arenaria» sopraddetta e, se è vero che nei secoli che vanno dalla fine dell'Impero al medioevo per praetorium s'intese una villa suburbana, l'indicazione degli Acta si riferirebbe alla villa di un tale Falcidio, nome noto da una iscrizione trovata a Roma in S. Vitale (CIL, VI, 1, 1944). Detto cimitero si suppone nell'area di proprietà di quel Falcidio, cui era annessa la chiesa di S. Stefano, della quale sono venuti in luce notevoli avanzi. La chiesa, che occuperebbe un'area di 36 mq. (G. De Criscio [V. BIBLICA.], p. 8, n. 1) con la fronte ad oriente, fu la prima di P.; ne resta quasi per intero il pavimento, sostenuto da una volta sotterranea e due cappelle ai lati esterni. Un'altra basilica sarebbe stata riconosciuta dalle rovine esistenti poco lontano; si tratta di due deri di un complesso monumentale di edifici che non è più possibile identificare. Ma forse sono da mettere in relazione con un convento sorto sul pretorio, ricordato da Gregorio Magno (Ep., X, 6, 1: PL 77, 1113) in una lettera all'abate Adeodato, cui affida «monasterium Puteolis constitutum, quod Falcidi dicitur», lasciato dai monaci in tale abbandono, che non solo «Dei illic opus minime celebretur», ma «pene pro derelicto... habeatur». Quando questo monastero fu fondato e quando del tutto abbandonato non si sa. Di un'altra basilica si ha notizia dagli Acta Vaticana (p. 86), nei quali si afferma che S. Gennaro fu sepolto in un luogo detto Marcianus ad sulphurotariam (sic) dove poi fu costruita (sec. IV?) una basilica degna del martire. Al suo posto ora è un convento di Cappuccini, ma della vecchia Basilica nessuna traccia. Di un mausoleo con le reliquie di S. Giuliano traslate da Nicomedia (Acta SS. Februarii, II, Anversa 1658, p. 870, cap. 2), dopo il 304; l'unica indicazione rimasta è che sorgeva «uno miliario a mari».

Pochissime sono le iscrizioni sicuramente cristiane di P. (CIL, X, 3300, 3303-4-5-6, 3309, 3313, 3315) e due sole datate: quella dei vescovi puteolani Teodoro e Miseno, rispettivamente del 435 e 511 (CIL, X, 3208 e 3209). Notevole è la lapide marmorea (ibid. 3310), proveniente dall'antica cattedrale di S. Stefano, in cui si dice che per l'immatura morte del piccolo C. Nonio Flaviano, fu eretta dai genitori una «basilica», o cella, edicola, od oratorio funebre nella chiesa o addossata alla chiesa.

Ancora più rari sono i frammenti di sculture cristiane: a) una pietra riadoperata con una Croce bizantina, ai cui lati sono le figure di Cristo e di S. Pietro nimbato; b) un piedistallo di m. 1,15 sulle cui facce sono scolpiti gli apostoli Pietro e Paolo con la Croce.

BIBL.: B. Capasso, Monumenta ad Neapolit. duc. histor. pertinenti, Napoli 1881; G. De Criscio, Notisie istoriche, archeologiche, topografiche dell'antica città di P., ivi 1881, p. 8 e passim; Eubel, I, 409-10; II, 219; III, 280; IV, 289. Pasquale Testini