POZZUOLI, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Napoli. Ha una superficie di 77 kmq. con una popolazione di 153.364 ab. dei quali 152.307 cattolici; conta 40 parrocchie servite da 70 sacerdoti diocesani e 25 regolari; ha un seminario, un collegio vescovile, 5 comunità religiose maschili e 25 fem-


P., la greca Dicearchia, la romana Puteoli, situata nel golfo di Napoli tra il capo Posillipo e il capo Miseno, al centro della zona vulcanica dei Campi Flegrei, fu fondata verso il 529 a. C. da alcuni fuggiaschi politici di Samo. Soggetta a Cuma, ne seguì le sorti durante le guerre degli Etruschi e dei Sanniti. Nel 194 a. C. divenne territorio romano e vi fu dedotta una colonia. Cominciò da allora l'importanza commerciale del suo porto, che andò sempre crescendo fino ad avere una completa egemonia al tempo dell'Impero. A P. facevano scalo tutte le navi provenienti dai porti del Mediterraneo e i mercanti d'ogni paese, affluendovi, prendevano dimora, si riunivano in corporazioni nazionali e importavano con le merci la loro religione. Anche gli Ebrei, venendo dalle città della diaspora e particolarmente da Alessandria, avevano a P. un loro quartiere commerciale, come attesta Giuseppe Flavio (Antiq. Ind., XVII, 12). Sotto Augusto, per la sempre crescente attività del porto, fu ricostruito il molo su 15 gigantesche pile (opus pilarum) le quali, quantunque siano quasi del tutto scomparse, restano sempre «uno dei monumenti fondamentali nella evoluzione dell'ingegneria portuale dalla antichità ad oggi». Verso la fine del 1 sec., quando per la sistemazione del porto di Ostia, iniziata da Claudio nel 42 d. C., il commercio marittimo si spostò verso la foce del Tevere, l'importanza commerciale di P. declinò fino a scomparire del tutto agli albori del medioevo. Dei monumenti dell'antica città romana restano: il mercato, detto anche tempio di Serapide, famoso per il fenomeno di bradizismo; il piccolo anfiteatro; il grande anfiteatro flavio, dove nel 305 furono condannati alle belve Gennaro, vescovo di Benevento, Sosio, diacono misenate, Festo diacono, Desiderio lettore, Procolo diacono puteolano e i laici Eutichete e Acuzio, decapitati poi non lungi dalla Solfatara; i colombari e i sepolcreti della via campana; le terme e i ruderi delle ville romane sparse nei dintorni a specchio del mare.

tichissima tradizione, il primo evangelizzatore e vescovo di P. sarebbe stato quel Patroba, che s. Paolo ricorda in Rom. 15, 14; a lui successero s. Celso e un certo Giovanni. Nel Catalogo dei vescovi puteolani, che risulta interrotto tra il II e il IV sec. e tra il VII e l'XI sec., si ricorda Giuliano, che fu legato di s. Leone Magno al Concilio di Calcedonia (451) e latore della Epistola ad Flavianum.
La Cattedrale, dedicata al martire puteolano s. Procolo, sorge sull'antica acropoli, dove era il tempio di Augusto, mutato al pari delle basiliche cumane in tempio cristiano dopo la fine delle persecuzioni. L'architettura del tempio augusteo fu rispettata dal primitivo adattamento fino al sec. XI; in seguito subì varie modificazioni e rifacimenti; nel sec. XVII il vescovo Martino de León (1631-50) ricostruì su più larghe basi la Cattedrale e dell'antico tempio lasciò lungo la facciata orientale sei colonne corinzie con fregio e l'iscrizione: Calpurnius L. F. Templum Augusto cum ornamentis D. D. S. D. Tra le chiese di P. è degna di menzione quella di S. Gennaro, detta anche
dei Cappuccini, nella quale si conserva la pietra che ogni anno, al rinnovarsi del miracolo del sangue di s. Gennaro (19 sett.), si chiazza di macchie rossastre.
BBL.: Ughelli, VI, pp. 267-90; C. Stornaiuolo, Ricerche sulla storia e i monumenti dei ss. Eutichete e Acuzio, martiri puteolani, Napoli 1874; B. Cantèra, Memorie storiche della chiesa puteolana, ivi 1886; C. Dubois, Pouzoles antique, Parigi 1907; A. Maiuri, I Campi Flegrei, Roma 1934. Gennaro Auletta
Archeologia. - Circa la P. paleocristiana i testi hanno lasciato varie indicazioni, che oggi a fatica e non sempre sicuramente è possibile determinare. Un passo della vita del martire Artema precisa che il suo corpo fu sepolto a P., in un luogo «qui ab accolis Campania dicitur» (Acta SS. Ianuarii, III, Parigi 1863, 23, 1, 12), distante da P. ca. km. 4,5. Nella vita greca di s. Gennaro si ricorda un cimitero detto «arenaria», sito presso la Via Campana, cioè a nord della città, nei secoli di mezzo denominato Campana e Campilione. Sarebbe questo il cimitero menzionato, senz'altre precise indicazioni, negli Acta Artemae e nel Martirologio geronimiano (BHL, I, 613-15). In verità a P. non è stata scoperta alcuna Napoli (v.), nella catacombe di S. Severo e di S. Gennaro, vi sono affreschi con immagini di martiri puteolani.
Dopo il sec. IV (Acta SS. Septembris, VI, Anversa 1757, pp. 784-85) cominciarono le traslazioni dei loro corpi
(fot. Exit)
POZZUOLI, DIOCESI di - Veduta aerea dell'anfiteatro.
verso le città d'origine. A P. i tre martiri locali Procolo, Acuzio ed Eutiche furono posti « in praetorio Falcidi, quod coniungitur basilicae S. Stephani in contrivio ipso » (ibid., p. 869). Questo contrivio era il punto di biforcazione della Via Cella, proveniente da P., verso Capua a sinistra e Napoli a destra. Qui sembra sia da localizzare anche l'« arenaria » sopradetta e, se è vero che nei secoli che vanno dalla fine dell'Impero al medioevo per praetorium s'intese una villa suburbana, l'indicazione degli Acta si riferirebbe alla villa di un tale Falcidio, nome noto da una iscrizione trovata a Roma in S. Vitale (CIL, VI, 1, 1944). Detto cimitero si suppone nell'area di proprietà di quel Falcidio, cui era annessa la chiesa di S. Stefano, della quale sono venuti in luce notevoli avanzi. La chiesa, che occuperebbe un'area di 36 mq. (G. De Criscio [V. BIBLICA.], p. 8, n. 1) con la fronte ad oriente, fu la prima di P.; ne resta quasi per intero il pavimento, sostenuto da una volta sotterranea e due cappelle ai lati esterni. Un'altra basilica sarebbe stata riconosciuta dalle rovine esistenti poco lontano; si tratta di ruderi di un complesso monumentale di edifici che non è più possibile identificare. Ma forse sono da mettere in relazione con un convento sorto sul pretorio, ricordato da Gregorio Magno (Ep., X, 6, 1: PL. 77, 1113) in una lettera all'abate Adeodato, cui affida « monasterium Puteolis constitutum, quod Falcidis dicitur », lasciato dai monaci in tale abbandono, che non solo « Dei illic opus minime celebretur », ma « pene pro derelicto... habeatur ». Quando questo monastero fu fondato e quando del tutto abbandonato non si sa. Di un'altra basilica si ha notizia dagli Acta Vaticana (p. 86), nei quali si afferma che s. Gennaro fu sepolto in un luogo detto Marcianus ad sulphurotariam (sic) dove poi fu costruita (sec. iv?) una basilica degna del martire. Al suo posto ora è un convento di Cappuccini, ma della vecchia Basilica nessuna traccia. Di un mausoleo con le reliquie di s. Giuliano traslate da Nicomedia (Acta SS. Februarii, II, Anversa 1658, p. 870, cap. 4), dopo il 304; l'unica indicazione rimasta è che sorgeva « uno miliario a mari ».
Pochissime sono le iscrizioni sicuramente cristiane di P. (CIL, X, 3300, 3303-4-5-6, 3309, 3313, 3315) e due sole datate: quella dei vescovi puteolani Teodoro e Miseno, rispettivamente del 435 e 511 (CIL, X, 3298 e 3299). Notevole è la lapide marmorea (ibid. 3310), proveniente dall'antica cattedrale di S. Stefano, in cui si dice che per l'immatura morte del piccolo C. Nonio Flaviano, fu eretta dai genitori una « basilica », o cella, edicola, od oratorio funebre nella chiesa o addossata alla chiesa.
Ancora più rari sono i frammenti di sculture cristiane: a) una pietra riadoperata con una Croce bizantina, ai cui lati sono le figure di Cristo e di s. Pietro nimbato; b) un piedistallo di m. 1,15 sulle cui facce sono scolpiti gli apostoli Pietro e Paolo con la Croce.