PRADES, JEAN MARTIN de. - Scrittore anticattolico, n. a Castelsarrazini (diocesi di Montauban) nel 1720, m. a Glogau nel 1782. Recatosi a Parigi per laurearsi in teologia, si mise in contatto con gli enciclopedisti e ne accettò le idee, che inserì nella sua tesi di laurea, discussa il 18 nov. 1751. La novità delle dottrine, non notata dai suoi esaminatori, destò l'attenzione del mondo politico e culturale di Parigi. La Sorbona riprese in esame la tesi e dopo vivaci discussioni, il 27 genn. 1752, ne censurò dieci proposizioni.
Nello stesso mese usciva, nell'Encyclopédie, il lungo

Agostino Amaroli PRADO, GIOVANNI de, beato. - Francescano, n. nel 1563 a Morgobego di León (Spagna), m. a Marrakech il 24 maggio 1631.
Compiuti gli studi nell'Università di Salamanca prese l'abito dei Minori Scalzi nella provincia di S. Gabriele (1584), donde già sacerdote e superiore venne a formare parte della nuova provincia di S. Diego nell'Andalusia, anzi ne fu il primo ministro provinciale (1620). Desideroso di consacrarsi totalmente alle missioni tra gli infedeli (svanita quella di Guadalupa) ottenne la restaurazione di un'altra, ben più difficile, cioè quella del Marocco, alla quale fu destinato da papa Urbano VIII nel 1630 con il titolo di prefetto apostolico. Nel marzo 1631 cercò con i suoi compagni di ampliare l'apostolato abbandonando la città; ma vi fu ricondotto dalle guardie. Il sultano 'Abd al-Malik, benevolo verso gli spagnuoli, fu assassinato dal fratello Mülj al-Walid, il quale, salito al trono, fu feroce fautore di una politica del tutto contraria; G. de P. ne fu vittima per la fede. Fu beatificato da Benedetto XIII il 24 maggio 1728. La festa cade il 24 maggio.
GRADO, JERÓNIMO de. - Gesuita, n. a Baeza (Andalusia) nel 1547, m. a Roma il 13 genn. 1595.
Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1572, fu per 16 anni professore di esegesi nel collegio di Cordova
e vi compose i commenti ad Isaia, Zaccaria, Malachia,
alla lettera agli Ebrei (inediti) e il commento ad Ezechiele
fino al cap. 26. Il p. generale C. Aquaviva lo aveva chiamato a Roma nel 1591, con il suo discepolo J. B. Villalpando, per finire questa grande opera, che però non riuscì a compiere. Il Villalpando (n. a Cordova nel 1552, gesuita nel 1565, m. a Roma il 22 maggio 1608) l'aiutò spiegando i passi di Ezechiele che trattano i pesi e le misure ebraiche; di suo aggiunse il commento ai capp. 27-42 e a passi scelti dei capp. 43-48 e i disegni del Tempio nella grande visione finale (capp. 40-48). Inoltre pubblicò con un larghissimo sussidio di Filippo II l'opera in 3 voll.: Hieronymi Prati et I. B. Villalpandi a S. I. in Ezechielem explorationes et apparatus urbis et templi Hyerosolymitani commentariis et imaginibus illustratis (Roma 1596-1604). L'opera, diligentissima, piena di erudizione antica, classica e patristica, è assai importante per la storia della esegesi. I due autori esaminano perfino catene greche e rabbiniche sul Profeta, spiegando specialmente le parole ebraiche. Ma Villalpando, eruditissimo in architettura classica, immaginò una meraviglia architettonica senza pari; nonostante i plausi dai suoi contemporanei, si deve dire fantastico il suo tentativo, data la semplicità lineare e rude del vero modello del Tempio Ezecheliano. Egli curò anche una edizione delle Exploraciones epistolarum b. Pauli Apostoli (Roma 1598) di Remigio di Auxerre, attribuendole per errore a Remigio di Reims.