POZZO, ANDREA

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POZZO, ANDREA. - N. a Trento nel 1642, dopo una prima educazione pittorica ivi e a Como si trasferì a Milano, ove entrò nel 1665 nella Compagnia di Gesù come « fratello coadiutore » e non come « padre ». Fu a Genova, forse a Venezia, a Mondovì, a Torino, a Roma - chiamato nel 1681 dal padre generale G. P. Oliva - e ovunque lasciò larga traccia della sua attività di architetto, scultore e pittore (affreschi nelle chiese dei Gesuiti a Genova, Mondovì e Torino); chiamato a Vienna nel 1702 dall'imperatore Leopoldo, ivi morì nel 1709.

Teorico della prospettiva (a lui si deve un celebre trattato intorno alla Perspectiva pictorum et architectorum pubblicato in latino ed in italiano dal 1693 al 1702, in 2 voll., dedicati all'imperatore Leopoldo II e corredato di 220 tavole incise) egli applica le norme geometriche proprie della prospettiva lineare del Rinascimento a creare il più audace « illusionismo » spaziale. Da buon prospettico, egli si serve di finte architetture abilmente degradanti secondo le regole dell'ottica a fingere spazi enormi già nella cupola della chiesa dei Gesuiti a Mondovì (1679) o negli altari della chiesa del Gesù a Frascati; e una serrata struttura di finte architetture in prospettiva è mezzo fondamentale ad ottenere la illusoria vastità della prestigiosa volta (dopo il 1685; bozzetto alla Galleria naz. d'arte antica di Roma) nella chiesa di S. Ignazio a Roma, indubbiamente il suo capolavoro: nello spazio vastissimo, così abilmente suggerito, egli getta innumere figure scoricate che precipitano verso la terra o si innalzano verso il cielo luminoso al centro della composizione, ov'è s. Ignazio in gloria in un volo di angeli.

La macchina illusionistica, che muove dal precedente immediato del soffitto Barberini di Pietro da Cortona per moltiplicare motivi e « trovate » prospettiche, tende a trasportare agevolmente, con l'aiuto di questa « finta » realtà, la mente e l'animo dello spettatore verso l'Antisimo, di cui si intende esaltare la potenza attraverso la graduale contemplazione del trionfo della fede cattolica sul male nel mondo. Tale intento programmatico è chiaramente espresso nelle parole con cui il pittore commenta la fig. 100 del I vol. del suo trattato: « La mia idea in questa pittura fu di rappresentare le opere di s. Ignazio e della Compagnia di Gesù in dilatare per il mondo la fede christiana ». Nella stessa chiesa di S. Ignazio si debbono al P. anche gli affreschi nella tribuna, nei pedicci e nella volta della cappella destra del transetto, oltre alla finta cupola che, danneggiata nel 1891, fu poi coperta in attesa di restauro. Tra i primi lavori del periodo romano sono gli affreschi (1681-85) nel soffitto e nelle pareti del vestibolo delle camere di s. Ignazio. Il P. operò a Roma anche come architetto: fornì infatti il disegno per la cappella di S. Luigi in S. Ignazio e progettò (ca. 1695-1700) la splendida cappella di S. Ignazio nel transetto sinistro del Gesù; altri altari egli poi progettò per S. Sebastiano a Verona e per S. Maria delle Grazie presso Arco, mentre sopra suo disegno venne rinnovato l'interno della chiesa del Gesù a Montepulciano. Tra le opere decorative vanno ancora ricordate, con le finte cupole della chiesa di S. Ignazio a Roma e del Gesù a Frascati, quella della badia di Arezzo (1703), la Chiesa dell'Univ. a Vienna (1703-1705) e le ricche prospettive architettoniche del Palazzo Liechtenstein a Vienna. In Austria, l'arte del P. valse a diffondere i modi dei nostri più fantasiosi architetti del '600, quali il Borromini e il Guarini, mentre il giuoco del suo prospettico illusorismo era destinato a caratterizzare la grande decorazione pittorica del Settecento austriaco.

Assai più limitata fu l'attività del P. quale pittore di « cavalletto »: sarà sufficiente ricordare la pala con S. Francesco Borgia nel primo altare a sinistra nel Gesù a Roma e l'Autoritratto agli Uffizi, che è la sua tela più nota, ove il colore piuttosto smorzato e privo di calde tonalità sembra contrastare con l'opinione di quanti vorrebbero il P. educato su esemplari veneti. - Vedi tav. CXXVIII.

BIBL.: M. Labò, in Enc. Ital., XXVIII, pp. 140-141 (con bibl.); H. Voss, Malerei des Barock in Rom, Berlino 1924, pp. 308-315, 379-83; P. Della Pergola, Quattro ritratti di A. P., in Studi Trentini, 13 (1932), p. 260-263; G. Rovella, A. P. e l'arte barocca, in Civ. Catt., 1942, IV, pp. 153-161, 301-308; G. Fiocco, La prospettiva di A. P., in Emporium, 1 (1943), pp. 3-9; A. Munoz, Un capolavoro ignorato di fratell P. nel Palazzo dell'Apollinare, in Regina Apostolorum, 1943, pp. 30-34 (la tempera nella volta della cappella di primo piano del Palazzo, attribuita al P., mostra per le sue qualità e per i confronti stessi portati dall'autore di appartenere invece a Ludovico Mazzanti); G. Weber, Artisti Trentini ed artisti che operavano nel Trentino, Trento 1939, p. 234 sgg.; E. Schaffran, Kunstgeschichte Österreich, Vienna 1948, passim.