PREVIATI, GAETANO

Image from page 1187
Image from page 1187

PREVIATI, GAETANO. - Pittore, n. a Ferrara il 31 ag. 1852, m. a Lavagna il 21 giugno 1920. Frequentò da giovane lo studio di Amos Cassioli a Firenze, poi si trasferì (1877) a Milano, allievo del Bertini, e nel 1879 vinceva il concorso della fondazione Canonica con l'energia scena Gli ostaggi di Crema, dove si preannunziavano evidenti propositi di superare il convenzionalismo post-romantico di quel periodo.

In seguito, il giovane artista si orientava fra Cremona, Morelli, Faruffini, D. G. Rosetti, verso uno storicismo spettacolare, risolvendo con abilità problemi luministici (il Valentino a Capua, 1880; Paolo e Francesca, 1887; Il bacio, 1889), ma soltanto nel 1891, adottando la nuova tecnica divisionista, palesava con la discussa e tuttora discutibile Maternità il suo temperamento di sognatore, proclive ai simboli e alle trascendenze figurative. Da allora ebbe inizio il tormento creativo del P., accompagnato dall'ostilità del pubblico e della critica, e di cui rendono testimonianza le illustrazioni per i Racconti straordinari del Poe; ma costituirono due memorabili conquiste dell'arte moderna, e non solo italiana, le numerose illustrazioni per i Promessi Sposi, dove assai meglio dei personaggi sono liricamente evocate le atmosfere collettive e paesistiche del capolavoro manzoniano, e il fiabesco quadro Il Re Sole (1894, Museo di Bruxelles) in cui si affermano decisamente i valori cromatici del P., su un tessuto melodioso di giallo arancio, viola, azzurro serico.

Fino al patetico ciclo della Via Crucis (1902) il geniale maestro seppe alternare alle produzioni fallaci o retoriche opere mirabili per freschezza inventiva e affatto poetico (si ricordano Il viaggio nell'azzurro, 1895; La Vergine e il Bambino, il tondo idilliaco della S. Famiglia, Le Marie ai piedi della Croce, 1879; I Re Magi, 1898); ma già con l'Assunzione della Vergine (1903, duomo di Genova) si scorgono nel laborioso processo fantastico dell'autore il germe della decadenza, il surrogato intellettualistico, l'incapacità di piegare la materia alle esigenze d'evasione spirituale. E gli ultimi lustri di quel'incessante attività non diedero i frutti che lasciava presagire il periodo dell'estremo Ottocento. Ancora oggi non esiste intorno all'arte di questo pittore un'esegesi imparziale; comunque, è da riconoscere al P. un genuino talento cromatico e luministico e una funzione precorritrice nei rispetti dell'estetica figurativa novecentesca. T'esimonianze della sua cultura e delle sue tendenze razionali, rimangono i volumi: La tecnica della pittura (Torino 1905) e I principi scientifici del divisionismo (ivi 1906) e, documento della vita travagliata e della levatura morale di lui, le Lettere al fratello (Milano 1946).

BIBL.: N. Barbantini, L'arte di G. P., Milano 1910; G. Nicodemi, L'opera religiosa di G. P., ivi 1917; U. Ojetti, Ritratti di artisti italiani, ivi 1929, pp. 45-47; E. Somarè, Storia dei pittori italiani dell'Ottocento, ivi 1928, pp. 217-227; V. CONSTANTINE, G. P., Roma 1931.