PREVENZIONE (PROBLEMA ECONOMICO)

PREVENZIONE (problema economico). — In economia è l'operazione per la quale si fa, no accantonamenti che, pur essendo sottratti al consumo ordinario, non sono ancora il risparmio produttivo (che assicura un reddito), ma servono per dare elasticità al bilancio personale o familiare in vista di spese straordinarie. Tali spese corrispondono a necessità le quali, se sono imprevedibili s'ingolarmente in specie, tempo e importanza, rivestono però, nel loro insieme indiscriminato, un alto grado di probabilità: malattie, disoccupazione, conti nègnze familiari, liti; ovvero un grado di certezza, quali la mancata produttività nella vecchiaia, e la morte.

Gli accantonamenti a scopo di p. non sono, quindi, mai rappresentati da beni immobili o da investimenti mobiliari a lunga scadenza, bensì da tesaurizzazioni, conti correnti bancari, depositi presso casse di risparmio o postali, oppure da titoli di tutto riposo e facilmente commerciabili, per lo più rendite di Stato: oltre che dalle quote versate per previdenze varie e premi di assicurazione.

La capacità individuale di p., tuttavia, sarebbe nella maggior parte dei casi impotente a fronteggiare le eventualità più gravi e più certe: si supplisce con meccanismi finanziari che moltiplicano le forze dei singoli, facendo convergere sui casi che avvengono quelle degli individui che non hanno bisogno di aiuto nello stesso momento. Tali sono appunto le associazioni mutue, le assicurazioni, le previdenze sociali, casse pensioni, cooperative, patronati ecc.

Lo sviluppo di tale forme di p. è un segno indubbio del grado di civiltà di un popolo: sia perché all'istinto naturale di conservazione, difesa e acquisizione si innesta e si sovrappone il senso della responsabilità familiare e sociale; sia per il manifestarsi della dignità dell'uomo, che non vuol essere di peso né alla famiglia né alla società;

sia infine perché la p. è, ancora più che istinto, frutto di cultura e di educazione morale: le classi meno colte e più rozze sono infatti, generalmente, quelle meno previdenti.

Una moderna conquista sociale è l'obbligatorietà delle previdenze e assicurazioni sociali (vecchiaia, disoccupazione, malattie e infortuni), con la partecipazione dei datori di lavoro agli oneri relativi. Ciò rappresenta una dimostrazione di solidarietà di alto valore morale verso i lavoratori, che si troverebbero disarmati di fronte ai rischi propri del loro impiego: e costituisce, oltre a una valida integrazione del salario e del trattamento di quiescenza, un incoraggiamento alla previdenza e al risparmio, mentre evita che il peso sociale della inabilità al lavoro torni a gravare per intero sui lavoratori stessi che ne sono colpiti.

Si accentua nei tempi moderni anche l'opera di p. delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro, mediante provvedimenti organizzativi, profilattici e tecnici diretti a mantenere alto il rendimento del lavoro, limitare le assenze, e allontanare nel tempo l'invalidità, riducendo l'onere sociale delle assistenze, previdenze e pensioni.

Allorché la p. va oltre la cura del singolo lavoratore per interessarsi delle condizioni di lavoro e di benessere di tutti gli individui, delle aziende e delle nazioni, prende sicurezza sociale (v.).

BIBL.: O. Fantini, Previdenza e assicurazione, Milano 1932; R. Campopiano, La previdenza sociale, Roma 1941; A. Rosini, Le mutue volontarie, Milano 1944; D. Contigliozzi, Lavoro, previdenza, assicurazione, Roma 1947; Istituto nazionale per la previdenza sociale, Organizzazione e scopi, sintesi, ivi 1949; O. G. Ghidini, Assicurazioni libere e p., ivi 1949; P. Pavan, La società a servizio dell'uomo, ivi 1950. V. ASSICURAZIONE.

Mario Baronti