SICUREZZA SOCIALE

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SICUREZZA SOCIALE. - È l'impostazione di una serie di piani e misure, atti a mantenere la pace sociale e il comune benessere. Le accezioni del termine sono diverse secondo le diverse applicazioni. Nella nuova impostazione del problema il concetto può dirsi sviluppato nei paesi anglo-sassoni dopo l'ultima grande guerra in seguito agli allarmi continuamente provocati dalle oscillazioni del mercato e dalla irre-questezza della vita economica e politica, oggi generalmente attribuiti al regime liberale della concorrenza.

I. LE QUATTRO LIBERTÀ E IL PIANO BEVERIDGE

La prima solenne dichiarazione che vi fece appello fu il messaggio di Franklin Delano Roosevelt al Congresso americano (6 gen. 1941), nel quale vennero proclamate le cosiddette quattro libertà fondamentali dell'uomo (libertà atlantiche), tra cui quelle dal bisogno e dalla paura.

Ne seguì un largo movimento di studi e di realizzazione sociali e politiche che, incontrandosi con le nuove vedute economiche (v. KEYNES), sbocciò in Inghilterra nel 1944, a guerra finita, nel famoso Piano Beveridge per la piena occupazione e l'assistenza sociale dalla culla alla bara: primo esempio di un piano economico ispirato al concetto di una doverosa liberazione dell'individuo dalle maggiori preoccupazioni di natura economica, contro le quali il singolo è oggi praticamente disarmato.

In Italia, invece, per s. s. s'intende il più ristretto campo delle previdenze e assistenze sociali ai lavoratori salariati e stipendiati ed ai disoccupati. Ma in effetti una s. s. esiste non soltanto per le persone singole, ma anche per le aziende e le nazioni: individui, imprese e popoli sono, difatti, egualmente e solidalmente esposti a gravi colpi e a rischi continui, che traggono origine dal generale squilibrio economico e politico, e dalle periodiche crisi che distruggono pace, ricchezza e possibilità di lavoro. Individui e aziende, incalzati dalla disoccupazione e dal dissesto, si rivolgono allo Stato per essere difesi, protetti, sostenuti e reintegrati: gli Stati rispondono con previdenze e assicurazioni sociali a base sempre più larga, con assistenze sempre più generali e complete, con provvedimenti protettivi delle industrie e con finanziamenti, infine con piani economici particolarmente diretti alla piena occupazione.

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SICLO - Verso e recto di un mezzo s.

II. IL PIANO MARSHALL

Nel campo supernazionale è nota l'iniziativa nord-americana dell'E.R.P. (o Piano Marshall) per la ricostruzione europea, sostituita prima della sua scadenza (10 ott. 1951) dalla M.S.A. (Mutual Security Agency), la cui attività comprende quattro rami: aiuti militari per la difesa comune; aiuti economici per un sistema adeguato di sicurezza mutua; organizzazione ECA per i paesi dell'Asia sudorientale; provvedimenti relativi al IV punto di Truman sulla valorizzazione delle aree depresse di tutti i continenti.

Non rigidamente legata a schemi, tale attività non sostituisce né l'OECE né il Piano Schuman (v. UNIONE EUROPEA) né il Pool agricolo europeo; ma segue con criteri di opportunità il manifestarsi nei paesi assistiti di esigenze finanziarie, economiche e sociali in rapporto allo stabilirsi di una mutua sicurezza, contemperando le necessità militari con quelle sociali.

La M.S.A. si propone inoltre di sviluppare in Europa una economia unificata, una maggiore produttività e una più ampia liberalizzazione degli scambi; costituendo, infine, lo strumento economico del Patto atlantico, assume l'iniziativa di eventuali provvedimenti di emergenza. In questo senso il concetto di s. s. si confonde nell'altro di sicurezza collettiva: e tenta di correggere il comune difetto d'impostazione di tutti i piani di s. s., consistente nel fatto che essi portano rimedio soltanto alle ultime manifestazioni sensibili dello squilibrio mondiale, senza preoccuparsi di modificare le cause generali. Queste sono principalmente le troppo difficili e rischiosi condizioni fatte al risparmio, la scarsa mobilità dei capitali, dei prodotti, e dei lavoratori, le incostanze di valore delle monete e l'artificiosa suddivisione dell'unica economia mondiale in tante politiche economiche nazionali, diverse e rivali.

All'ingegnoa magnanimità dei piani di s. s. fa riscontro, però, il loro altissimo costo sociale, generalmente non proporzionato ai risultati che se ne possono ottenere, per cui riescono proibitivi nei paesi più poveri che maggioremente ne abbisognerebbero. Le manifestazioni di crisi e di disorientamento seguitano quindi a prodursi per la industriata azione delle cause prime e vi si innesta, rendendole più gravi, un pericoloso sovvertimento morale in dipendenza del convincimento che la s. s. sia un diritto primordiale e generale di tutti nei confronti degli Stati, e che individui e aziende possano pretendere garanzie e benessere dallo Stato senza alcun efficace contributo d'intelligenza, di lavoro e di fedeltà da parte loro.

Dal punto di vista della tecnica economica intesa alla piena occupazione, tra il Beveridge e il Keynes esiste un divario: il primo suggerisce che lo Stato intervenga direttamente per colmare la differenza tra risparmio e investimenti, socializzando il consumo, mentre il secondo invita lo Stato a una politica di basso interesse nei finanziamenti privati, e a concorrervi attraverso le imposte, misurate manovre inflazionistiche e la graduale socializzazione della produzione. L'uno e l'altro sistema limitano e mortificano la libertà d'iniziativa, cioè la vera e insostituibile molla dell'attività produttiva: onde riescono a ottenere una produzione apparentemente più ordinata, ma generalmente inferiore come qualità e rendimento. Ne resta mortificato anche il risparmio, base ed anima della vita economica, sostituito da una tassazione ingrata. La politica della piena occupazione appare però, finora, l'unico diverso efficace nella polemica tra libertà economica e comunismo: ma per rispondere completamente alle esigenze pratiche, nonché alla carità, alla giustizia e alla ragionevolezza, dovrebbe appoggiarsi a soluzioni di economia applicata relative al risparmio, al credito e allo scambio, universalmente valide e universalmente accettabili all'infuori e al disopra di ogni politica.

III. IL CONSIGLIO ECONOMICO DELL'O.N.U. — L'O.N.U. si occupa della s. s. attraverso uno dei suoi organi: il Consiglio economico formato da 18 membri eletti per tre anni allo scopo di provvedere alla stabilità economica internazionale e ad iniziative umanitarie e previdenziali: nobili propositi, che però non ambiscono a risolvere problemi essenziali. Nulla aspettano, infatti, dal progresso tecnico della economia applicata, né accennano a togliere valore e significato economico ai rigidi confini politici delle sovranità territoriali. Un tentativo più marcato, su questa via, si ha con il Piano Schuman, che rappresenta una EUROPA (v.), caratterizzata dalla progressiva riduzione delle sovranità nazionali.

BIBL.: W. Beveridge, Full employment in a free Society, Londra 1944; L. Meriam, Relief and Social Security, Washington 1946; A. Fisher, Progrès économique et sécurité sociale, Parigi 1947; id. The Clash of Progress and Security, Londra 1948; A. Getting, The economics of full employment, Oxford Univ. 1947; id. La sécurité sociale, Parigi 1948; L. Robbins, L'economia pianificata e l'ordine internaz., Milano 1948; V. Marrama, Teoria e politica della piena occupazione, Roma 1948; L. Federcici, La teoria della piena occupazione, Vecchi e nuovi sistemi, Bologna 1949; Atti della XXIII Settim. sociale dei catt. italo, Bologna 1949; A. Aiello, La terza via nelle teorie di Mezzagalli, Keynes, Beveridge, Röpke 1949, Verona 1950; N. S. Stone-G. A. Lincoln-T. H. Harvey, Economics of national security, Nuova York 1950; P. Pavan, La Società a servizio dell'uomo, Roma 1950; G. La Pira, L'attesa della povertà gente, Firenze 1951.