PROIBIZIONISMO

PROIBIZIONISMO. - Nel suo significato moderno, contraddistingue la legislazione tendente a proibire il consumo di bevande alcooliche mediante divieti di vendita e, talora, di produzione e trasporto allo scopo di affrontare i molteplici problemi, individuali e sociali, creati dall'antepremarza.

Ricorsero a tale metodo Australia, Canada, Danimarca, Islanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Russia, Sud Africa, Svezia e Turchia con forme più o meno radicali di p. La più completa e importante applicazione di tale metodo fu, tuttavia, quella compiuta dagli Stati Uniti d'America, che per 14 anni lo adottarono su scala nazionale (federale), dopo quasi un secolo di p. locale e nei singoli Stati.

La storia del p. americano risale al principio dell'800. Inizialmente si trattò di un movimento per la temperanza, condotto da numerose associazioni che, sorte soprattutto nella Nuova Inghilterra, richiamarono l'attenzione sulle spesso irreparabili sciagure provocate dall'abuso di alcolici. Il movimento ebbe un'ispirazione e una guida prevalentemente religiosa: in questa sua prima fase, intese risolvere il problema dell'alcoolismo attraverso la rigenerazione personale. Ma gli scarsi risultati pratici ottenuti portarono verso un'altra direzione: quella di consolidare la propria organizzazione nell'ambito dei singoli Stati e creare poi, nel breve giro di un ventennio, 1826-44, tre federazioni a carattere nazionale, servendosi della conseguente influenza politica per ottenere limitazioni e controlli legali della produzione e della vendita. Al peso e all'azione del movimento per la temperanza, in questa sua nuova fase, va attribuita una prima ondata di leggi proibizionistiche, adottate in diversi Stati verso la metà del secolo; ma in pochi anni esse vennero in gran parte abrogate, sia perché non sorrette da un'opinione pubblica concorde, sia perché i capi del movimento erano allora impegnati nella lotta contro la schiavitù; sia, infine, perché produttori e rivenditori erano riusciti a costituire un'opposizione organizzata.

Un partito proibizionista (1869) che, come tale, non ebbe influenza, e una unione femminile per la temperanza (1874), dopo la guerra civile, favorirono, nella penultima decade del secolo, una seconda ondata di leggi proibizionistiche in circa metà degli Stati della Confederazione, però soltanto in cinque il p. poté essere incorporato nelle rispettive costituzioni e in tre di essi solamente fu mantenuto dopo il 1903.

Il movimento cambiò tattiva e scorgendo nelle taverne la causa prima dell'alcoolismo, si propose di ottenere la soppressione. Nel 1893, sorse la Anti-Saloon league, che ottenne l'adozione su vasta scala di leggi proibizionistiche locali e la chiusura delle taverne in gran parte del territorio nazionale. L'iniziativa, tuttavia, risultò inefficace in quanto una comunità proibizionistica non riusciva a escludere le bevande proibite per legge se intorno altri centri le tolleravano. Di conseguenza, si ricorse nuovamente al p. statale, che venne applicato su vasta scala, particolarmente negli Stati del sud e dell'Ovest. Inoltre, dato che anche il p. statale risultava insufficiente, cadendo il commercio interstatale sotto la giurisdizione del governo federale e non potendo, pertanto, lo Stato proibizionista esercitare alcun controllo sulle spedizioni effettuate da uno Stato non proibizionista direttamente al consumatore, il movimento si adoperò per ottenere l'intervento del governo federale e per far incorporare nella costituzione del paese una norma proibizionista. Si arrivò così, dopo una serie di misure sempre più restrittive, il 5 gen. 1920, al XVIII amendement de la Costituzione, con cui il p. totale diveniva legge della Confederazione.

La battaglia intorno al p. divise profondamente il paese, prima e dopo l'approvazione del XVIII amendement: l'elemento rurale si mostrò incline ad adottare il p. volontariamente, mentre quello urbano vi si oppose, anche quando venne imposto per legge; i datori di lavoro ne furono validi sostenitori, vedendo in esso un coefficiente di produttività, le classi operaie invece lo osteggiavano. Difficilissimo risultò, sin dagli inizi, imporre il rispetto della legge, soprattutto nelle città. La forte ostilità al provvedimento favorì l'opera dei bootleggers (con-trabandieri), pionieri del gangsterismo, e creò spacci e taverne clandestine (speakeasies). Si ricorse alla disilluizione e fermentazione diretta e con vere e proprie induite clandestine si provvide alla costante richiesta di alcolici. Persino le autorità, trovandosi alle prese con un compito troppo vasto, si dimostrarono disposte alla corruzione e finirono molto spesso per alleati con i contraventori. Il p. non conseguì gli effetti sperati: ridusse il consumo di alcolici presso i meno abbienti, ma non parve modificare in modo apprezzabile il consumo presso le altre categorie. L'opposizione al XVIII amendement per un decennio non approdò ad alcun risultato in quanto la prosperità economica del paese in quel periodo tornò a vantaggio delle forze proibizionistiche, che ne attribuirono parte del merito alla loro iniziativa, portando come prova l'aumento del risparmio, le ingenti somme incanalate verso acquisti di altro genere, il miglioramento della salute pubblica, la diminuzione di incidenti, ecc. Ma l'avvento della crisi economica segnò uno spostamento decisivo dell'opinione pubblica a favore della corrente anti-proibizionista. Si sostenne, tra l'altro, che l'industria alcoolica avrebbe costituito una ricca fonte di reddito per lo Stato. La campagna presidenziale del 1932 risolse la questione con la sconfitta del p. che venne abrogato il 5 dic. 1933. Il tentativo americano dimostrò che il problema dell'internperanza, sia pure su scala collettiva o nazionale, resta problema di ordine morale e psicologico e quindi da risolversi con metodi di persuasione e terapia personale piuttosto che con recisi divieti imposti dalla legge.

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