PROPAGANDA

PROPAGANDA. - Se la verità certa (rivelata, scientifica o morale che sia) conquista lentamente gli spiriti e richiede perciò diffusione e volgarizzazione, le semplici opinioni che hanno fretta di successo, e tanto più quanto meno solidamente fondate, si rivolgono invece alla p. Questo termine, equivale a un tempo, nella pratica, agli altri due (diffusione, volgarizzazione), è attualmente alquanto scaduto nel significato e nella buona fama: sia per l'abuso che se ne fa, sia per il suo ormai caratteristico indulgere all'esagerazione, alla deformazione della verità, alla denigrazione leggera e feroce di quanto la contrasti, senza riguardo ai doveri della carità, legittimando tutto ciò con le esigenze della lotta commerciale o ideologica.

Si tratta di un'azione multiforme (parola, oratoria, stampa, affissioni, romanzo, cinema, radio, teatro, manifestazioni coreografiche, beneficenza) che si svolge in privato o in pubblico, con tono per lo più grossolano e semplicistico, generalmente immodesto, diretta a fare in qualche modo violenza sulle facoltà razionanti, ovvero a sorprendere e suggestioni dalle medianti l'astuto strumento della psicologia degli ignari, degli impressionabili e delle folle.

La p. così configura una convincente per tanto alle opere dell'ingegno e della virtù: mentre è lo strumento ordinario per accreditare prodotti commerciali di concorrenza, nuove specialità medicinali tra le molte similari, e particolarmente opinioni e ideologie sociali e politiche: anzi, il termine richiama oggi spontaneamente il prossimo dei partiti politici e degli enti sindacali, mentre per i prodotti e servizi commerciali si parla pubblicità (v.).

La legge della concorrenza raggiunge anche la p.: onde nella dinamica sociale e politica, specie in periodi elettorali, si contrappongono a gara p. a p. con mezzi sempre più vistosi, sfrontati e costosi. Ciò è motivo di discredito per le attività sociali e politiche, in quanto le farne ritenere legate a chi ne paga, almeno per la maggior parte, le ingenti e crescenti spese di p.

Le idee sane e morali non possono perciò rivaleggiare con le altre sul terreno della p., dove l'efficacia è affidata unicamente alle forme esagerate e strane, alle movenze denigratorie e diffamatorie, ovvero minacciose e scandalistiche, le sole in grado di eccitare curiosità e sensibilità tra i meno colti, i meno equilibrati e i meno coscienti. Le idee sane e morali debbono affidarsi interamente alla istruzione ed elevazione del popolo, alla forza del buon esempio e all'evidenza dei buoni risultati nelle pratiche applicazioni.

BML.: S. Le Bon, Les opinions et les croyances; génèse-évolution, Parigi 1911; G. Deherme, Les forces à régler le nombre et l'opinion publique, ivi 1919; I. Rassak, Psychologie de l'opinion et de la propagande politique, ivi 1927; P. Orano, Verso una dottrina storica del giornalismo, Perugia 1930; G. Gaeta, Il fenomeno giornalistico, Trieste 1948; F. Paolone, Appunti per una storia del- gli strumenti del pubblicismo, Roma 1931.