PROLETARIATO

PROLETARIATO. - Proletari o *capite censi* erano nell’antica Roma coloro che venivano censiti solo per la loro persona e non per i loro averi (*capite censi*) o in quanto avevano o potevano aver prole (*proletarii*: cf. Cicerone, *De republica*, II, 22, 40).

I proletarii venivano in contrapposizione agli *adduci* (coloro che hanno una *sedes*), cioè ai proprietari di terra (*Tab.*, I, 4). Quando più tardi il censo fu compiuto in base alla ricchezza mobiliare, *capite censi* o proletario era colui che non pagava tributo, perché non arrivava a possedere 1500 assi. Ancora più tardi, in ordine al servizio militare, *proletarii* erano coloro che possedevano oltre i 375 assi, ma meno di 1500 (tenuti al servizio militare); *capite censi* erano coloro che non arrivavano neppure a 375 e che non venivano chiamati quindi al servizio militare (Gellio, *Nost. Att.*, XVI, 9, 10).

Il termine «proletario» venne ripreso dal Saint-Simon dopo i moti di Lione del 1830 per indicare il *quarto stato* (operai) che si doveva separare dal *terzo stato* (borghesia): diventò ufficiale nel *Manifesto del Partito comunista* di Marx e Engels del 1848, e da allora designa il lavoratore sprovvisto di capitale, che guadagna giornalmente il suo salario, impossibilitato a risparmiare (v. PAUPERISMO; SALARIALE, REGIME).

Al presente passa per proletario chiunque si schier

contro il capitalismo sfruttatore: ciò nonostante, il vero p. comprende gran parte dei lavoratori salariati, quasi tutti in condizioni materiali e morali molto disagiate. Il progresso sociale si manifesta appunto con la graduale riduzione del numero dei proletari, attraverso la diffusione della piccola proprietà, l'incoraggiamento e la difesa del risparmio, rendendo più sicuro il lavoro, e circondando di cure, assistenza e previdenza i lavoratori e le loro famiglie: elevandone infine la cultura in genere e quella professionale in specie.

Contro questo criterio logico, il progresso sociale in senso marxista, con strana inversione, anziché adoperarsi per la scomparsa del p., trasformando i proletari in proprietari, si propone la sua conservazione e generazione, promettendo la garanzia di protezione da ogni sfruttamento da ottenere mediante la dittatura del p. prima, e la scomparsa poi di tutte le altre classi sociali. In realtà tale speranza, che si paga in anticipo con la perdita delle più gelose libertà e con l'abbassamento del tono generale della vita, serve unicamente a facilitare la rinuncia da parte dei proletari ad ogni indipendenza, in modo da rendere il singolo estremamente debole e indifeso, e il p. più facilmente dominabile dal potere centrale, quello che esercita effettivamente la dittatura. La severità inflessibile di una crudele disciplina sociale, e la deformazione sistematica della verità, della logica e della morale, invano coperto da un acceso fanatismo ideologico, costituiscono il più grave delitto di lesa umanità e l'affronto più grave contro il p. È lo sforzo materiale per rompere con la tradizione e creare una nuova razza d'uomini che dovrà poi ricominciare la fatica del proprio incivilimento spirituale e razionante: è la confessione dell'impossibilità di poter imporre le nuove idee per le vie naturali e lecite della ragione, del sentimento e del dimostrabile tornaconto.

I fatti smentiscono largamente, del resto, l'assistenza marxista secondo il quale il p. trarrebbe origine dal fatale confinamento in una data situazione di classe, senza poterne uscire per proprio merito, onde la necessità della lotta di classe con fatale sbocco rivoluzionario. Il passaggio di proletari alle classi proprietarie e imprenditoriali è stato sempre ragguardevole, e può venire accentuato col ritorno dei proletari e dei dirigenti a quelle virtù dell'onestà e della carità, dal cui abbandono nacque l'idea di un antagonismo costituzionale tra le classi. Appare soprattutto necessario e urgente che le classi colte e dirigenti facciano ammenda della loro passata negligenza per i problemi del p., nonché degli esempi infelici dati alle classi umili e sprovvedute: tornando ad essere la guida e il sostegno della loro ascesa spirituale ed economica (v. BOLSCEVISMO; COMUNISMO; INTERNAZIONALISMO; MARX; MATERIALISMO STORICO).

BIBL.: K. Marx - F. Engels, Manifesto del Partito comunista: The, Mommsen, Der junge, Stuckrecht, Lissia, 1887; F. Turgesson, Origines économ. et tendances sociales du matérialisme histor., Rennes 1912; G. Sorel, Matériaux d'une théorie du proletariat, Parigi 1929; Pio XII, Radiomessaggio di Natale 1942; I. Gior-dani, Le cencioli sociali dei Pontefici, Roma 1944; A. Dandoy, Le proletariat et ses problèmes, Tournai 1947.