Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Sociologia e politica

PROFITTO

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PROFITTO. - S'intende generalmente con questo termine il provento netto dell'imprenditore, correlativo dell'interesse che spetta al capitalista, e del salario dovuto al lavoratore. Detto provento comprende d'ordinario: a) l'interesse del capitale, se l'imprenditore è anche tra i finanziatori dell'impresa; b) il giusto compenso per la sua opera di dirigente e di organizzatore; c) infine un ragionevole premio per i rischi dell'impresa. Quasi sempre, dopo detratti questi elementi, resta ancora un residuo, talvolta ingente, che è il p. vero e proprio, oggetto di polemica sociale per la sua discussa legittimità.

Si tratta di uno di quegli istituti economici che non rivestono un valore assoluto di necessità, ma vivono fintantoché hanno una funzione sociale da compiere: dopo di che più o meno tranquillamente scompaiono. Soltanto l'abuso li rimette violentemente in discussione nei momenti difficili, senza peraltro risolverli appunto a causa del loro valore relativo. E l'abuso, nel caso del p., può dirsi quasi normale: a) sia per l'istinto speculativo che ispira ed anima chiunque si dedica al commercio o all'industria, e per l'eccessiva avidità di alcuni; b) sia perché gli imprevisti della concorrenza, della burocrazia, della politica e dello stesso progresso industriale, e la conseguente paura di perdere, portano ad esagerare in accantonamenti e in misure prudenziali; onde, una volta depurato il provento imprenditoriale dei suoi legittimi componenti calcolati in equa misura, resta quasi sempre un residuo che non ha una sua particolare e precisa giustificazione, ma che nell'attuale stadio di civiltà economica costituisce la molla principale e lo scopo quasi unico dell'iniziativa e del progresso (v. SPECULAZIONE).

Il motivo polemico che vede nel p. industriale l'ostacolo all'accrescimento dei salari, non ha una solida consistenza: è sufficiente confrontare il p. annuo complessivo di tutte le industrie con la somma dei salari pagati nell'anno, per constatare come il rapporto sia assai modesto, aggirandosi intorno al 10 per cento. Sicché l'abolizione violenta del p. industriale, mentre non modificherebbe in misura sensibile le condizioni salariali degli operai, non compenserebbe il danno di una mortificata iniziativa privata (v. TORNACONTO).

Il p. rappresenta inoltre un risparmio assolutamente necessario per la continuità e il progresso della produzione: risparmio che nella sua quasi totalità va ad alimentare vecchie e nuove industrie, e che il lavoratore, oggi, assai difficilmente accumulerebbe per impiegarlo nello stesso modo. Nel p. è pertanto da riconoscere il superfluo che deve tornare ai poveri, cioè a coloro che non hanno potuto risparmiare, ma hanno reso possibile il risparmio (v.).

Il p. non è quindi, di per sé, immorale o dannoso per l'economia: ma può diventarlo per la misura, la provenienza o la destinazione: in quanto vi sono p. onesti e disonesti, derivanti da abilità e da minori costi di produzione rispetto ai massimi che determinano i prezzi di mercato, ovvero da contingenze commerciali transitorie; p. che nasce da espedienti protettivi (v. PROTEZIONISMO) e p. di monopolio ogni qualvolta un prezzo d'imperio viene imposto da un imprenditore unico produttore di una merce o unico prestatore di un servizio, oppure da un sindacato industriale (trust, cartello, ecc.) che raccoglie tutti i produttori di quella merce o prestatori di quel servizio.

Il p. va naturalmente riducendosi, limitato dalla concorrenza, al pari dell'interesse dei prestiti (v. INTERESSE), e potrà anche scomparire in una società finalmente acquettata di passioni e di paure: ma non v'ha dubbio che la sua abolizione per vie diverse da quelle economiche provocherebbe il disordinato arresto dell'iniziativa industriale, rendendo fatale e necessario di surrogarla con l'iniziativa di Stato (v. SOCIALIZZAZIONE).

L'accusa marxista, che il p. provenga da un'ingiusta decurtazione dei salari, non ha consistenza: in quanto il p. nasce da situazioni che si concretano, senza alcuna garanzia di continuità, all'infuori e dopo del processo produttivo, quando i salari liberamente convenuti sono stati già pagati, e il costo di produzione accertato. Suoi dirsi perciò che il p. è un elemento del prezzo, e non del costo. Nel regime sovietico, del resto, il p. nelle aziende industriali non è affatto abolito: soltanto, esso viene incamerato dallo Stato e in parte erogato in assistenza sociali.

I tempi moderni hanno però posto all'ordine del giorno un'equa ripartizione del p. tra tutti i fattori della produzione (v. SALARIALE, REGIME): particolarmente perché assai spesso esso dipende da fortunate contingenze di natura commerciale o politica, sulle quali non hanno peso il lavoro, l'intelligenza o comunque il metodo degli imprenditori, e senza alcun nuovo rischio per i medesimi. Realizzare una tale ripartizione, o compartecipazione dei lavoratori agli utili delle aziende, è il compito attuale non solo dei sociologi, ma soprattutto degli stessi imprenditori, o almeno di quelli che a una coscienza cristiana e sociale uniscono uno spirito pratico e lungimirante, e senza attendere imposizioni legali, sempre pesanti e imperfette, segnano con le loro coraggiose iniziative anche questa nobilissima via di progresso (v. U.N.I.A.P.A.C.).

Bibliografia7 opere
BIBL.: A. Graziani, Saggio sulla teoria del p., Milano 1887; J. B. Clark, The distribution of wealth, Nuova York 1900; E. Lorini, Il p., Roma 1901; G. Del Vecchio, Untersuchungen zur Theorie des Unternehmergewinnes, in Die Wirtschaftstheorie der Gegenwart, Vienna 1928; id., Lezioni di economia applicate, II. Dinamica economica, Padova 1937; A. Graziadei, Ces'è il marxismo?, Roma 1947; W. Röpke, Spiegazione economica del mondo moderno, Milano 1949.

Mario Baronci

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 106–107.

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Baronci, Mario. “Profitto.” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 106–107. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/profitto.

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Baronci, Mario. “Profitto.” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 106–107. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/profitto.

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