SPECULAZIONE

SPECULAZIONE. - Operazione finanziaria nella quale il guadagno, in misura generalmente assai superiore al normale rispetto al capitale impiegato e alla durata dell’operazione stessa, non deriva da una produzione di beni, ma da una eccezionalmente favorevole oscillazione di prezzi. L’operatore ne profitta, avendola preveduta, oppure cogliendola a volo prima degli altri e ad esclusione di altri, ovvero determinandola artificiosamente e dolosamente.

Spesso, infatti, chi specula si induce a comprare e poi a vendere, o viceversa, perché viene in possesso di notizie che altri non hanno circa le cause di improvvisa ascese o cadute di prezzo che subiranno certi terreni, o merci, o titoli, oppure l’oro o una data valuta estera: ovvero le intuisce. Se in tal caso a lavorare è ancora l’intelligenza, e vengono premiati l’iniziativa e il rischio, negli altri è soltanto questione di furberia, di prontezza e di audacia. Talora, infatti, le notizie e gli allarmi vengono sparsi ad arte, o vengono fatte incette di merci allo scopo preciso di ingenerare preoccupazioni o pánico, e di conseguenza un fluttuare di prezzi in misura imprevista e imprevedibile, tale da consentire rapidi e ingenti guadagni a chi è pronto e preparato a coglierti prima che la verità si riveli e l’equilibrio si ristabilisca. Operazioni di questo genere non sono infrequenti particolarmente nelle Borse valori, AGGIOTAGGIO (v.), punito dal Codice e condannabile prima di tutto nel campo etico. Tollerato è invece, nelle Borse stesse, il «contratto a termine» nonostante che, consentendo di vendere titoli che non si posseggono e di acquistare con denaro di cui non si dispone, si presti a facili manovre di s. al rialzo e al ribasso. Uno spirito speculativo sano e misurato giova a tonificare il mercato ed invoglia il capitale ad affrontare impieghi brevi e rischiosi, dove o quando anche un alto tasso d’interesse non riuscirebbe ad attrarli. Ma se la s. si fa temeraria, e viene tentata con vasti mezzi e con assenza di scrupoli, essa è sovente causa di confusione e di rovine, intimidisce il capitale invece di incoraggiarlo, inclinando verso l’organizzazione sistematica di artificiose alterazioni di prezzi. Ciò eccita lo spirito di avventura a scapito della operosità intelligente, e contribuisce a mantenere la vita economica in una irrequietezza poco favorevole al suo sano sviluppo.

Intesa in un senso ancora più largo la s. è un poco di tutti, specialmente del ceto commerciante il cui mestiere comporta appunto di dover prevedere i prezzi e i gusti di domani: onde, praticamente, nell’atto di commercio, ma in certa misura anche in quello produttivo, c’è sempre un contenuto speculativo, vale a dire un elemento di rischio coscientemente affrontato, che la realtà s’incarica poi di risolvere in un successo o in un insuccesso.

Tale istinto di s. è nel fondo dello spirito umano, sicché assai difficilmente l’uomo rinuncia al tentativo di conseguire un profitto d’eccezione che prometta di mutare rapidamente la propria situazione personale o familiare: e ciò con tanto maggiore accanimento quanto più rilassato è il costume morale, e più stentati e inadeguati sono i guadagni consentiti dalla normale vita di lavoro e di risparmio. Onde si assiste, in tempi difficili, a vaste frenesie per il giuoco di borsa, per i giuochi d’azzardo, le lotterie e i concorsi-promositi, sportivi e pubblicitari.

Un elemento speculativo composto di coraggio e di speranza, su base di realtà e di logica, è implicito in ogni iniziativa, ed è congenito in quella caratteristica dote degli uomini e dei popoli generosi e dinamici che si chiama spirito d’intraprendenza. Purtroppo, se le forze morali non siano salde e operanti, rischiano di passare per spirito d’intraprendenza, che è una virtù, ogni tentativo temerario, ogni audacia sfrontata e ogni malsano spirito d’avventura e di rapina.

BIBL.: R. Laschi, La delinquenza bancaria, Torino 1899; A. De Pietri Tonelli, La Borsa, Milano 1928; L. Amoroso.