PROTEZIONISMO

PROTEZIONISMO. - Il p. fa parte di quel sistema artificioso di espedienti e manovre che costituisce la politica economica.

I. P. E LIBERISMO. -

1. Antagonismo

L'antagonismo tra liberisti e protezionisti riproduce quello annoso tra teoria e pratica: ancora meglio, tra le teorie incomplete e imperfecte, e gli empiristi disordinati. Più precisamente, l'antagonismo è fra l'economia pura e l'economia pratica: ridotta questa, in difetto di una vera e propria scienza economica applicata, alla pratica degli affari e alla politica economica dei governi. Non essendo finora riuscita l'economia pura o teorica a dare soluzioni razionali ai problemi della realtà, i liberisti si scandalizzano a vuoto di fronte alla denuncia che gli scambi internazionali non assicurano vantaggi eguali e reciproci alle due parti contraenti, ed anzi danneggiano inevitabilmente una delle parti, permettendo l'indebito arricchimento dell'altra. Essi perpetuano, in tal modo, l'illusione dei primi economisti, i quali credettero che una scienza nuova della vita associata potesse, nelle sue applicazioni, prescindere dalle radicate consuetudini di una vicenda economica già vecchia di secoli, e dalle diverse condizioni di sviluppo delle nazioni, che tuttora si manifestano con lo squilibrio dei prezzi in genere, e dei prezzi del lavoro in specie.

A tale squilibrio, per non incorrere nei pericoli del p., bisogna rimediare con mezzi economici: sostituendo al barbaro preconcetto della lotta necessaria, e ai confusi episodi di questa lotta, il sicuro passo chiarificatore e ordinato della scienza, e una benefica divisione del lavoro internazionale in atmosfera di pacifici accordi e di liberi scambi, governati dal tornaconto (v.).

2. Dal p. alla pianificazione. - Mentre, però, il liberismo rappresenta uno stato naturale e logico del vivere economico, ed ha perciò un valore scientifico almeno come ipotesi e come tendenza ideale, il p. fa parte di quel sistema artificioso di espedienti e manovre che costituisce la politica economica: sistema di privilegi e di eccitanti che, per le ritorsioni e rappresaglie che provoca, si dimostra presto insufficiente e deve venire inasprito rovinando, come tutti gli eccitanti, la sanità materiale e morale degli individui e della società.

Il p. nacque dalla necessità di proteggere il sorgere, la conservazione e il prospero sviluppo delle industrie, dell'agricoltura e anche dei commerci nazionali, dalla concorrenza di similari industrie, agricolture e commerci stranieri. Si tratta di un correttivo ai minori prezzi delle

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merci e del lavoro stranieri rispetto a quelli nazionali, che si attua principalmente portando quei prezzi al livello o al disopra di quelli nazionali, mediante il pagamento di diritti doganali sulle importazioni.

Altri espedienti della politica economica, nel quadro della medesima finalità, sono i premi alle esportazioni, i regimi di licenza per le importazioni, i contingentamenti e le compensazioni, i divieti all'introduzione di determinate merci o all'immigrazione, oltre a provvedimenti valutati di vario genere: vi si aggiungono disposizioni di carattere esclusivamente interno, come il controllo dei nuovi impianti industriali, la manovra delle tasse di fabbricazione, dei contributi, facilitazioni ed esenzioni fiscali, i finanziamenti statali diretti o indiretti, che completano il quadro di ciò che modernamente si dice «economia controllata», oppure «dirigismo», o «terza via». Tutto ciò è destinato fatalmente a sboccare in una economia pianificata (v. SANTIFICAZIONE); e infine in una economia di Stato, nazionalista o comunista.

Come tutte le regolamentazioni innaturali, il p. può servire egregiamente per un determinato scopo, limitato, e per un tempo non lunghissimo: qualora però assurga a sistema ordinario di politica economica, e venga applicato su vasta scala, esso perde rapidamente di efficacia, sia per l'abitudine che i produttori vi fanno, e alla quale non potranno più rinunciare, sia per le reazioni e ritorsioni delle nazioni colpite dal sistema. A questo punto il p. comincia a provocare danni seri e crescenti al paese stesso che lo adotta, per le situazioni di privilegio che va costituendo a vantaggio di gruppi e categorie, specialmente per i meno meritevoli, e per il danno generale di tutti i consumatori, costretti a sopportare un continuo aumento dei prezzi: infine, per la crescente difficoltà dei traffici che consegue alla lotta di tariffe così provocate. Onde il p., una volta applicato in un paese, rapidamente si estende ad altri paesi, si radica e deve intensificarsi: la sua riduzione diviene sempre più difficile, e l'eliminazione quasi impossibile. La continua elaborazione di trattati di commercio e di nuove tariffe, le progettate unioni doganali e simili, non significano passi certi e decisivi sulla via dello smantellamento delle barriere doganali e verso l'auspicata libera mobilità delle merci, degli uomini e dei capitali: occorre agire sulle cause economiche del sistema, e non sulle sue pratiche manifestazioni.

II. NOTA STORICHE

Storicamente il p. trova le sue origini nel sistema mercantile di Colbert in Francia e di Cromwell in Inghilterra nel sec. XVII: ma come idea e proposito di egemonia commerciale esiste fino dai tempi più remoti. Nelle sue forme attuali il p. si iniziò con la costituzione della confederazione degli Stati Uniti dell'America del Nord: la quale, dato il motivo occasionale del suo formarsi, nacque protezionista, pur attuando tra gli Stati componenti la più convinta ed entusiasta libertà di commercio. Gli «economisti» della fine del sec. XVII condannarono il p. con la celebrazione del libero scambio (laissez faire, laissez passer): e con la sua vittoria nella lotta iniziata nel 1838 in Inghilterra dalla scuola di Manchester, particolarmente dal Cobden, contro il dazio sul grano (Corn laws), conclusasi nel 1846 sotto il ministero Peel. Nel 1872 la Francia di Thiers tentò il p. per rifarsi della sconfitta, ma senza riuscirvi: riuscì invece in pieno la Germania di Bismarck nel 1879, per fondare solida mente la potenza industriale e militare dell'Impero tedesco. Da allora, l'uno dopo l'altro, con forme più o meno larvate o radicali, tutti gli Stati si andarono cingendo di barriere doganali: incitati a farlo, oltre che da ragioni commerciali e dalla necessaria difesa delle industrie utili per la guerra, dalle pretese sia dei primi movimenti operai a sfondo socialista, sia dei primi grandi trusts in varie branche delle industrie fondamentali, vere potenze economiche e politiche nell'interno dei singoli Stati.
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PROTEZIONE DELLA GIOVANE - L'assistente di Stazione invia alla «Casa alloggio» delle giovani venute senza recapito (1932) - Roma.

Questa fu la causa del rapido degenerare di un sistema che pure fu di qualche utilità in talune circostanze; ma che invece finì per avvelenare di gelosie, di invidie e di spirito di rappresaglia la vita internazionale per oltre mezzo secolo, preparando numerose guerre e infine lo scoppio delle due grandi conflagrazioni mondiali.

BIBL.: U. Rabbeno, P. americano, Milano 1933; N. Angell, La grande illusion, Parigi 1910; J. M. Keynes, The end of «lassèz faire», Londra 1926; W. Sombart, Die drei Nationalökonomien, Monaco-Lipsia 1930; E. Cannon, Rassegna delle teorie economiche, Torino 1932; A. Gide-Rist, Histoire des doctrines économiques, Parigi s. a. Mario Baronti