Ha una superficie di kmq. 128.64 I con una popolazione di 1.250 .000 ab., dei quali 1.220 .000 cattolici distribuiti in 152 parrocchie urbane e 85 extraurbane. Conta 804 sacerdoti diocesani e 710 regolari; ha 2 seminari, 102 comunità religiose maschili e 170 femminili.
Recenti ritrovamenti consentono di risalire più indietro, riguardo all'età e alla madre patria a cui si soleva attribuire l'origine della città, che erano rispettivamente il sec. viII e i Calcidesi di Cuma. L'esistenza di un centro abitato è ormai attestata per l'età eneolitica. Città greca, poi, nella lingua e nelle istituzioni, e indipendente, non poté a lungo mantenersi estranea all'invadenza romana, e nel 327 fu tratta all'alleanza con Roma. Divenuta prima municipio romano, ebbe da Caracalla (211-17) la conferma almeno del titolo di colonia, ammesso che ad erigeria in colonia sia stato Marco Aurelio (161-80). Passata dal dominio di Odoacre a quello
dei Goti, espugnata da Belisario nel 536 , riconquistata da Totila nel 542 , N. nel 553 ridiventava parte dell'Impero bizantino. Negli anni 581, 592 e 599 sostenne, vittoriosa, tre assedi longobardi, e nella seconda metà del sec. viI si governava a ducato, prima strettamente dipendente da Costantinopoli, poi autonoma nella seconda metà del sec. VIII. Il Ducato napoletano finl nel 1137. Nel 1139 passava ai Normanni; nel 1194 agli Svevi; nel 1266 agli Anguoin; nel 1442 agli Aragonesi; nel 1503 cadeva sotto il dominio della Spagna, che degradava N. da capitale di un regno indipendente a capoluogo di un vicereame. Dopo due secoli, nel 1734 ridiventava capitale di una monarchia autonoma, con re Carlo III di Borbone. Tranne le due brevi parentesi del 1799-1806 e 1806-15, in cui N. fu prima Repubblica partenopea e poi Regno francese, N. rimase sotto i Borboni sino all'ott. 1860 , quando passò a far parte del Regno d'Italia.
I. La Chiesa di N
Le fonti più importanti per la storia della Chiesa napoletana, dalle origini al sec. x, sono il Liber Pontificalis e le catacombe. Il Liber Pontificalis, già noto come Chronicon o Gesta episcoporum Neapolitanorum, o di Giovanni Diacono, si conserva nel mutilo cod. Vat. lat. 5007. I primi 100 fogli sono in caratteri unciali della metà del sec. Ix; i ff. 101-30 in longo-bardo-beneventano dei primi del sec. X. Dal punto di vista del contenuto si può dividerlo in 4 parti : 1) un catalogo dei papi che giungeva sino a Milziade (m. nel 314), ma ora si arresta al papa Clemente; 2) il catalogo dei vescovi napoletani, dal 1^{°}, Aspreno, al 39^{°}, Calvo (m. nel 762), mutilo di alcuni fogli; 3) il catalogo dei vescovi dal 40^{°}, Paolo II, al 45^{°}, Atanasio I (m. nell'872); 4) l'inizio della biografia del 46^{°}, Atanasio II (m. nell'898); gli ultimi fogli sonoperduti. Di queste quattro parti, le prime due (ff. 1-100) sono di un anonimo; le altre due appartengono la prima (Paolo II-Atanasio I) a Giovanni Diacono, la seconda (Atanasio II) a Pietro Suddiacono, due scrittori coevi, dell'inizio del sec. X. Del cod. Vat. lat. 5007 si ha un breve compendio nel cod. Laurenziano 604, della prima metà del sec. x, noto come Catalogo Bianchiniano, da Francesco Bianchini, suo editore; termina con la indicazione della durata dell'episcopato di Stefano III, successore di Atanasio II.
II. Origini del cristianesimo
Fonti agiografiche non anteriori al sec. IX attribuiscono la fondazione della Chiesa di N. a s. Pietro che, venendo da Antiochia a Roma, si sarebbe fermato a N., dove avrebbe battezzato e consacrato il vescovo Aspreno o Asprenate. Il carattere tardo e leggendario della Vita s. Aspreni non permette di fare alcun conto della pretesa fondazione della Chiesa di N. da parte di s. Pietro; né luce maggiore viene dal Liber Pontificalis, che dà Aspreno come primo vescovo, ma non dice quando egli visse, e registra il vescovo Massimo, morto tra il 355 e il 362 , come 10^{°} vescovo della serie; se ciò fosse vero, Aspreno non sarebbe più antico degli inizi del sec. III o tutt'al più della fine del II, perché la durata di dieci episcopati consecutivi non può raggiungere i 300 anni. Ma nulla assolutamente c'è, d'altra parte, che obblighi a ritenere integra la lista del Liber Pontificalis. Che al contrario sia lacunosa, lo dimostra un duplice ordine di considerazioni: la prima che le origini della Chiesa napoletana non possono assegnarsi ad età posteriore alla fine del I sec.; la seconda che, dal sec. I alla metà del Iv, Roma ebbe 35 vescovi, Antiochia 27, Alessandria 20. I più antichi dipinti cristiani della catacomba di S. Gennaro dei Poveri, con le scene di Adamo ed Eva e della costruzione di una torre ispirata dal Pastore di Erma, non sono più tardi degli inizi del sec. III; ma questi dipinti postulano una comunità cristiana in fase di sviluppo e si trovano in unaparte della catacomba che non ha più i caratteri di un epogeo gentilizio, ma di cimitero di una comunità che doveva avere almeno già parecchi decenni di vita. Inoltre il nome del primo vescovo, Asprenas, di schietta impronta romana, frequente nel I sec., comincia a farsi raro alla fine del I e agli inizi del II sec. Né è ammissibile che il cristianesimo, già saldamente stabilito a Pozzuoli nel 61, abbia tardato oltre un secolo ad affermarsi nella vicina N. in frequenti rapporti non solo con Pozzuoli, ma con l'Oriente. Che la Chiesa di N. al sec. IV fosse già fiorente, lo lascia intendere il Liber Pontificalis romano in cui si legge che Costantino, sotto papa Silvestro (314-35), fece costruire in N. una basilica a cui offrì preziosi donativi. La maggiore parte delle basiliche fatte costruire da Costantino sorsero in Roma e nelle Chiese suburbicarie, mentre di tutta l'Italia meridionale solo N. e Capua furono dotate da Costantino di una basilica. Capua era allora la capitale della Campania; la Chiesa di N., dunque, doveva avere un'importanza non minore di Capua già illustre anche per i suoi martiri.
III. I MARTIRI
Martiri indigeni N. non ne ha. S. Gennaro (v.), patrono principale della città, l'eponimo della maggiore tra le catacombe, ivi trasportato e venerato, è benevenuto. Degli altri martiri venerati nell'antica Chiesa napoletana, Sosso è di Miseno; Eutiche, Proculo ed Acuzio di Pozzuoli; Festo di Benevento, Fortunata di Literino; tralasciando martiri il cui culto compare tardi a N., come Restituta, probabilmente africana localizzata a Lacco Ameno (Ischia), Castrese di Volturno, Giuliana di Cuma, Massimo di Cuma o di Compa, Potito dell'Apuia; e i martiri Gervasio e Protasio, d'influsso ambrosiano. I martiri campani Festo, Desiderio, Proculo, Eutiche ed Acuzio, morti in luoghi e date diverse, divennero tra il V e il VI sec. Gennaro (v.).Sino al 1936, si distingueva nettamente il martire Gennaro, vescovo di Benevento, morto nella persecuzione di Diocleziano nel 305, da un secondo Gennaro, pure vescovo di Benevento, che partecipò al Concilio di Sardica del 343. Nel 1936 si avanzò l'ipotesi, non esente da difficoltà e non ancora del tutto accolta, che il Gennaro della Passio, cioè della persecuzione diocleziana, sia un personaggio leggendario; lo storico sarebbe quello presente nel 343 al Concilio di Sardica, del quale, però, non si sa altro. Per spiegare poi come egli sin dagli inizi del sec. v sia stato proclamato martire, si è supposto che, morto l'imperatore Costante nel 350, Gennaro sarebbe stato esiliato dall'imperatore Costanzo, fautore dell'indirizzo teologico contrario a quello di Costante, e quindi sarebbe morto in esilio per maltrattamenti o di morte violenta. Ciò è verosimile, ma non certo. È sicuro invece che, al secondo o terzo decennio del sec. V, N. venerava un martire Gennaro da poco ivi trasportato. Tale traslazione in data 13 apr. è attestata dal Liber Pontificalis, dal Calendario marmoreo, del Martirologio geroniumano. S. Gennaro è un martyr inventus, come molti altri, ritrovati in Oriente e in Occidente alla fine del sec. IV e agli inizi del V. Come altrove, un vescovo, Giovanni I (414-32), ritrovò s. Gennaro, lo trasportò a N. e lo depose nella catacomba che da lui prese poi il nome.
Nel 1737, in una costituzione liturgica dell'arcivescovo di N., Giovanni Orsini, è minutamente descritto il rito della solennità di S. Gennaro nel mese di maggio; ma, mentre vi si ricorda la processione del capo beatissimi Ianuarii, non si fa alcun accenno al sangue del martire e alla processione, sia al mattino che alla sera. La prima notizia del sangue di s. Gennaro e della sua liquefazione è del 1389.
In stretta relazione con N. è un martire pochissimo conosciuto, ma degno della più grande considerazione, Rufinino. Ne parla il Libellus precum diretto nel 383-84 dai preti Faustino e Marcellino agli imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio. Tra il 355 e il 359 Epitteto, vescovo di "Centumcellae", sfogò il suo furore ariano contro Rufinino, costringendolo a correre davanti al suo carro, provocandogli così la rottura delle arterie polmonari e sbocchi di sangue. Il sangue di Rufinino si conservava a N., e gli ossessi ne sperimentavano il potere prodigioso. La testimonianza è importante per il culto delle reliquie.

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NAPOLI, ARCIDIOCESI di - Gesù dà la legge; e simbolo dell'evangelista Matteo. Musaico del Battistero (secc. IV-V) - Napoli, chiesa di S. Restituta.
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di sangue. Il fatto che nel Libellus precum si parli di Rufinino subito dopo Massimo vescovo di N., dove si conservava il sangue di Rufinino, autorizza a pensare che N. o le sue vicinanze siano state teatro della ferocia di Epitteto e che in N. Rufinino abbia versato il suo sangue.
IV. SERIE EPISCOPALE
La serie dei vescovi di N. si suddivide in 4 periodi; I: dalle origini alla erezione della Chiesa di N. a sede metropolitana; II: dalla erezione in arcivescovo alla scisma di Avignone; III: il periodo dello scisma; IV: dalla fine di detto scisma ai tempi odierni. Per il periodo dalle origini alla metà del sec. IV, il Liber Pont. tramanda 10 nomi di vescovi: Asprenas, Epit. mutus, Maro, Probus, Paulus, Agrippinus, Eustathius, Ephebus, Fortunatus, Maximus. Il nome di un Fortunato ricorre nell'indirizzo della lettera dei vescovi orientali contenuti a Sardica nel 343; e, se la ricostruzione fatta del testo alterato conservato dalla tradizione manoscritta dei Frumenti di s. Ilario fosse sicura, Fortunato sarebbe stato vescovo di N. Senonché l'indirizzo originario di quella lettera conteneva solo i nomi dei vescovi; quelli delle sedi sono un'aggiunta, opera di un falsario, il quale identifica il Symphorion ivi nominato con il Symphorius vescovo di Salona alla fine del sec. IV. Non si può dunque con certezza identificare, come finora si è fatto, il Fortunato del- l'enciclica di Sardica con l'omonimo vescovo di N., perciò non si può essere senz'altro certi che esso sedesse a N. nel 343. Più sicuro è invece un altro riferimento cronologico, circa Massimo, successore di Fortunato, 10° nella serie del Liber Pontificalis, fornito dal citato Libellus precum, in cui si legge che Massimo, per la sua fermezza nella fede, fu tormentato e esiliato da Costanzo, e in esilio martyr in Domini pace requievit. Massimo fu esiliato contemporaneamente a Dionisio di Milano, Eusebio di Vercelli, Lucifero di Cagliari, Ilario di Poitiers, Rodonio di Tolosa, quindi tra il 355 e il 356. Dall'esilio i vescovi furono poi richiamati da Giuliano l'apostata nel febbr. 362. Perciò per l'episcopato di Massimo si hanno due date certe, il 355 e il febbr. 362, terminus ante quem della morte. Il 14° della serie, Giovanni I, morì il Sabato Santo, 2 apr. del 432. Il 15°, Nostriano, fiancheggió energicamente papadi Ravenna, Giovanni VIII. Il vescovo di N. sedeva al terzo posto dopo il Papa. Durante i suoi due successori, Atanasio II (876-98) e Stefano III (898-907), fiorirono a N. Ausilio e Vulgario, difensori di papa Formoso (891-896), noti per i loro scritti e l'influenza letteraria che esercitarono nella città.
N. non era ancora arcivescovo nel 966, ma nel 990 Sergio era già chiamato arcivescovo. È molto probabile che ciò non sia avvenuto molto tempo dopo l'identica elevazione di Capua (966) e Benevento (969). Ma la Chiesa di N., fino a quando non divenne capitale di un vasto regno, subì, in angustie territoriali, le stesse sorti del Ducato, soffocata e spesso mortificata dai Principati di Capua e di Benevento. Del resto, in tutta l'Italia meridionale la provincia ecclesiastica si modellò sulla provincia civile. Il Liber censuum della Chiesa romana indica come suffragane di N., Aversa, Nola, Pozzuoli, Cuma, Ischia. Nel 1121 Pozzuoli è suffragane di Capua; Nola, nel 1143 di Salerno, e soltanto nel 1179 è chiaramente designata come suffragane di N.; Aversa fu dapprima contesa tra N. e Capua, poi da Callisto II, nel 1120, fu dichiarata soggetta a Roma; Albino e Cencio, Innocenzo III nel 1198 e Onorio III nel 1225 la riconobbero suffragane di N. Nel 1179 anche Acerra era suffragane di N. Nel 1207 la Chiesa di Cuma fu unita a quella di N., il territorio passò in parte maggiore a Pozzuoli, e in parte minore ad Aversa. Degli arcivescovi, dei secc. XI e XII, vanno ricordati Giovanni II (1071) e Marino che ebbe gran parte nella instaurazione della monarchia normanna. Menzione speciale merita il b. Giacomo da Viterbo (m. ca. il 1308).
V. PERIODO DELLO SCISMA D'OCCIDENTE
Ripercussioni più gravi ebbero gli avvenimenti di storia civile sulla Chiesa napoletana, durante lo scisma d'Occidente. Soggetta a Giovanna I d'Angiò, quando scoppiò lo scisma nel 1378, passata poi sotto i Durazzeschi nel 1381, ritornata alla morte di Carlo di Durazzo (1386) sotto gli Angioini, con Luigi II sino al 1399, e poi sotto il figlio di Carlo, Ladislao di Durazzo (m. nel 1414). N. subì le vicende di questo alternarsi di dinastie. Né queste tennero, in politica religiosa, un atteggiamento costante. Giovanna I fu contro Urbano e, contro i sentimenti del popolo, appoggiò Clemente VII; poi fu cacciata da Carlo di Durazzo, che i precedenti accordi rendevano devoto a Urbano; seguì la rottura di Carlo con Urbano, e quindi, di nuovo, lo schieramento della corte di N. in favore di Clemente; né la situazione cambiò per la venuta in N. di Luigi II d'Angiò, fiduciario di Clemente. A N. pertanto si ebbero dapprima due «obbedienze», dal 1378 al 1411, la romana, con cinque arcivescovi, l'avoignese con quattro arcivescovi, e poi, dal 1411 al 1415, l'obbedienza pisana con due arcivescovi.Degli arcivescovi dalla fine dello scisma sino ai tempi d'oggi vanno citati Alessandro Carafa, che nel 1497 trasportò il corpo di S. Gennaro da Montevergine a N.; Gian-Pietro Carafa (1549-55) poi papa Paolo IV; Alfonso Carafa, che tenne subito dopo il Concilio di Trento, nel 1565, il primo Sinodo diocesano, e dette prova di larghezza di vedute e di fermezza di propositi nell'instaurare la disciplina della Riforma; il b. Paolo Burali d'Arezzo (1577); Ascanio Filomarino, che ebbe gran parte nel comporre i moti della cosiddetta «rivoluzione di Masaniello» (1647); Antonio Pignatelli (1686-91) poi papa Innocenzo XII; Giuseppe Spinelli (1734-54), mecenate di Alessio Simmaco Mazzocchi; Sisto Rario Sforza (1848-1877) contemporaneo del periodo di residenza in N. di Pio IX, esule da Roma, e dei grandi rivolgimenti politici nel Regno di N. e in Italia. Fu esempio di fermezza incrollabile nei rapporti con le potestà civili non meno che nel governo dell'arcidiocesi.
VI. LA CULTURA
La Chiesa di N. ha avuto tre periodi aerei nella storia della cultura: il periodo carolingio; la seconda metà del sec. XVIII; la seconda del XIX. Quest'ultimo periodo vide, con gli splendori della cultura umanistica e la padronanza nelle lettere greche e latine, il sorgere e il fiorire degli studi di archeologia cristiana, ad opera di Gennaro Aspreno Galante, che fondò la scuola archeologica napoletana. Il secondo periodo fu insigne,
Napoli, arcibocesi di - S. Sosso al lato della Croce gemmata. Affresco (secc. v-vi) - Napoli, catacombe di S. Gaudioso.
in archeologia classica, per la produzione monumentale di Alessio Simmaco Mazzocchi, e, per tacere di altri, del suo degno scolaro Nicola Ignarra. Il primo, assai meno conosciuto, comincia da quando il vescovo Stefano II (767-800) mandò a Montecassino, alla scuola di Paolo diacono, alcuni del suo clero. Un secolo dopo si stabilivano in N., profughi da Roma, i due letterati Ausilio e Vulgario, e alla scuola di Ausilio si perfezionò Giovanni diacono, il più grande storico medievale di N. La cultura letteraria si estese nel campo agiografico e fiorirono, tra la seconda metà del sec. IX e il X, Paolo diacono, il vescovo Atanasio II, Guarimpo, Pietro suddiacono, il prete Orso, l'arciprete Leone.
Verso la metà del sec. IX, un ecclesiastico anonimo redasse la prima parte del *Liber Pontificalis* dalle origini al 767, adoperando per la storia universale Girolamo, Marcellino, Gregorio di Tours, Isidoro, Beda, il *Liber Pontificalis* romano, Paolo diacono, oltre alla *Epistola Uranii de obitu Paulini* e alla *Vita Sancti Severini* di Eugippio. Era dunque un dotto, che aveva a sua disposizione una biblioteca.
VII. *Monasteri* antichi. — La vita monastica comincia con il sec. IV-V. Il vescovo Severo (363-409) erige un monastero intitolato a un martire dell'Apulia, s. Potito, e un altro a s. Martino. Di questo parla anche Gregorio Magno; un altro monastero eresse il vescovo africano di Abitine, Gaudioso, profugo della persecuzione vandalica. Monasteri di uomini e di donne sono ricordati da Gregorio Magno. Numerosi i monasteri greci, i più importanti quelli dei SS. Sergio e Bacco, SS. Samona, Guria e Abibo, di S. Gregorio Armeno, di S. Teodoro. Di fondazione ducale, i monasteri dei SS. Ciriaco e Giulitta, fondato dal duca Antimo, verso 1811, con annessa diaconia, e di S. Marcellino fondato da Theodonanda, vedova di Antimo, nei primi anni dell'episcopato di Tiberio (821-42). Più insigni di tutti il cenobio luculano sorto ca. il 492 con l'arrivo in N. del corpo di s. Severino. Al cenobio luculano si sostituì il monastero di S. Severino, sorto nel cuore della città sotto l'episcopato di Atanasio II (877-98) ed in esso, nel 902, fu trasferito il corpo del santo abate del Norico.
Discepolo di s. Eugippio (v.) abate del Lucullano dove fondò una importante biblioteca, in possesso delle traduzioni bibliche di s. Girolamo negli originali, come insinua la sottoscrizione del noto codice Epernaccense dei Vangeli. Da N. giunse Lindisfarne (v.). Il più antico Capitolare napoletano che si conosca, del VII più probabilmente che del VII sec., posto al principio di detto codice, non contiene alcuna festa mariana, tranne la dedica di una basilica *sanctae Mariae*. Estremamente semplice, il Santorale: all'infuori di s. Gennaro, festeggiato anche con la vigilia, nessun santo né napoletano, né campano. Non vi figura nemmeno il martire misionario, s. Sasso; il papa Simmaco lo onorò di un oratorio e di un carme a Roma tra il 501 e il 506. Delle 6 basiliche sorte già in N., prima della fine del sec. VI, non c'è che la festa della dedicazione di una sola, la Stefania: *In dedicatione basilica Stephani*. Se la *Dedicatione sanctae Mariae* va riferita alla Pomponiana di N. (ca. 509-37) e non a una basilica romana, come qualcuno ha pensato, se ne avrebbe una seconda; ne mancherebbe trovata altre importanti. Singolarissima, tra quanti testi rimangono della liturgia prebattesimale, la *traditio* dei salmi, nella terza domenica di Quaresima: quando *psalmos accipiunt*. La *traditio* del *Pater* aveva luogo nella IV, e la *traditio* del Simbolo nella V domenica. La Quaresima è preceduta dalle domeniche della Sessagesima e della Quinquagesima. Nel 581 anche l'Episcopio aveva la sua biblioteca; il vescovo Reducere l'arricchi di un codice del florilegio degli scritti di s. Agostino, compilato da Eugippio.
VIII. *Diaconi*: V. la voce relativa (vol. IV, col. 1527). IX. *Monumenti*: — Per il periodo antico vanno ricordati le catacombe, le basiliche, il Battistero, il *consignatorium*, il calendario marmoreo.
1. *Catacombe*. — Ne rimangono tre: S. Gennaro, S. Gaudioso, S. Eufebio (più correttamente, Efebo). La prima è la più sviluppata e la più nota. Soree in un'area gentilizia, di cui non è scomparso ogni vestigio. Il primo vescovo di cui si sa che vi avesse sepoltura è Agripino, Della s

Napoli. ARCidiocesi di - Interno del duomo trasformato nei secc. XVII-XvIII (costruito nel 1294-1323) - Napoli.
econda metà del sec. III. Tra il 414 e il 432 vi ebbe sepoltura il martire s. Gennaro. Gli edifici ad essa adiacenti accolsero nel biennio 762-64 il vescovo Paolo II, allontanato dalla città dalla fazione iconoclasta. Con la traslazione di s. Gennaro a Benevento nell'831, per opera del duca Sicone, comincia il decadimento della catacomba. Continuano tuttavia ad esservi sepolti i vescovi Tiberio (m. nell'842), Giovanni (849), Atanasio, il 1° ag. dell'877, come pure il duca Stefano (m. nell'832). L'iconoclastia non passò senza lasciarvi tracce, ma la decorazione continuò almeno sino al sec. X. Gli affreschi più antichi del sec. II sono d'indole decorativa; dei primi del III sec. sono scene bibliche come Adamo ed Eva, ed una scena, che è un *unicum* nell'antica pittura cristiana, la costruzione di una torre, tolta dal *Pastore* di Erma. Poi l'arte s'ispira al simbolismo romano e al culto dei santi. Vi s'intranno, nel sec. V e VI, oltre al Signore tra due Apostoli (questo affresco, però, era nella basilica annessa), gli apostoli Pietro e Paolo e i martiri Lorenzo e Gennaro (v. HILLÉL). Altre pitture di secoli posteriori presentano ritratti di defunti, immagini di s. Gennaro e compagni, il Cristo, la Crocifissione. Vi si può seguire la storia della pittura dal sec. II al X. Nella seconda metà del sec. IX il vescovo Atanasio I volle che vi sorgesse un cenobio con a capo un abate; alla metà del sec. XV i Benedettini lo lasciarono. I riti della Costituzione liturgica del 1337 non si riferiscono strettamente alla catacomba, ma alla basilica; dei visitatori delle catacombe, si hanno testimonianze almeno dagli inizi del sec. XV.
Non meno importante, sotto alcuni aspetti, anche se non così antica, è la catacomba di S. Gaudioso. Ancora si conserva la tomba ad arcosolio, con avanzi di decorazione musiva, e l'iscrizione di s. Gaudioso vescovo di Abitine nell'Africa Proconsolare, profugo della persecuzione vandalica. Notevoli altri arcosoli con decorazione musiva, di cui uno con la croce coronata e adorata da due agnelli, e un affresco del sec. VI, con una croce gemmata tra il primo diacono Stefano e il martire locale diacono Sasso.
Molto poco rimane della catacomba di S. Efebo e di un altro complesso cimiteriale; ci è giunta solo una importante camera sepolcrale con tre arcosoli, conosciuta.
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NAPOLI
(1st. Gabinetto fotografico della Soprint. alle Gallerie di N.)