NARBONA. - Antica diocesi e città nella Francia meridionale, capoluogo di circondario nel dipartimento dell'Aude. Occupata prima dai Liguri, dagli Iberi e dai Celti, N., con la denominazione di *Narbo Martius*, fu la prima colonia romana della Gallia e

Napoli, arciblocesi di - Giove fulmina i giganti, Porcellana di Capodimonte (sec. xvili).
divenne la città capitale della Prima Narbonense per tutto il periodo romano. Con Claudio assunse la denominazione di Colonia Iulia Paterna Claudia Narbo Martius. Un incendio la devastò e fu restaurata da Antonino Pio, ma già nel sec. III non era più così fiorente. Antonio e Sidonio Apollinare però magnificano i suoi edifici pubblici.
Con la conquista del 413 N. fece parte del Regno visigoto fino al 759. N. era al VI sec. ancora fiorente colonia di mercanti della Siria; i cann. 4 e 14 del Concilio di N. del 589 ricordano tra i suoi abitanti i Goti, i Romani, i Siri, i Greci e gli Ebrei. Poi passò ai Carolingi, quindi ai Capeti e da questi ai conti di Tolosa che divennero duchi di N. Poi alla casa di Foix fino al 1509, quando passò definitivamente alla corona francese. Dette il nome alla provincia ecclesiastica Narbonense, più o meno uguale a quella civile del tempo di Onorio, e comprese i territori di cinque città: N., Nîmes, Tolosa, Lodève e Béziers. In seguito alle conquiste di Carlomagno e di Ludovico il Pio i territori delle diocesi di Urgel, Vich, Gerona e Barcellona e poi Ampurias e Egara furono annessi alla Francia e passando sotto la provincia di N. vi rimasero fino alla fine del sec. XI.
Paolo è il primo vescovo noto, indicato nel Martino-loggio geronimiano al 22 marzo, e assegnato da Gregorio di Tours alla metà del sec. III (Historia Francorum, I, 30). Prudenzio sembra annoverarlo tra i martiri (Periste-phanon, IV). Il vescovo Ilario è ricordato in lettere dei papi Zosimo e Bonifacio (Jaffé-Wattenbach, pp. 332, 349, 362). Rustico (426-61) risulta da iscrizioni (CIL, XII, 5336-38) e da lettere dei papi Sisto III e Leone I (Jaffé-Wattenbach, pp. 434-79, 480, 544). Suo successore fu Ermete che però fu privato dei diritti di metropolita dal papa Ilaro (ibid., 554-55). Megezio intervenne ai Concili di Toledo del 589 e 597; all'inizio del sec. VII si ha il vescovo Sergio, poi Selva, presente a Toledo nel 633 e. 638, dove andò Scunifredo nel 683, 684, 688. Il vescovo Daniele intervenne a Roma nel 769; Nebridio a Urgel nel 799 e 800; Bartolomeo a Tolosa nell' 828; ma fu deposto dall'835.
Gli arcivescovi furono primati della Gallia Narbonense e presidenti di diritto degli Stati della Linguadoca. Nella Quaresima del 1227 si tenne a N. un concilio per la ricerca e la denuncia degli eretici (Hefele-Leclercq, V, II, p. 1454). Nel 1229 vi fu a N. l'arcivescovo Pietro Amelius, il quale il 10 ott. 1234 emette statuti insieme al legato di Gregorio IX, Giovanni di Bernin, e ai vescovi di Nîmes, Béziers, Tolosa, Elne rinnovando le disposizioni del Concilio di Tolosa. Fino al 1317 la diocesi di Tolosa fu suffragata di N. Due arcivescovi di N. salirono alla cattedra di Pietro: Guido Foulquoys, divenuto


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(da L. Sigal, Les première temps chrétiens à Narbonne et les origines de sa cathédrale, Narbonne 1913, tav. dopo p. 11)
**NARBONA - Iscrizione d'Agroecia (sec. IV) - Narbona, Museo Lapidario.**
Clemente IV (1265-68), e Giulio de Medici, poi Clemente VII (1523-34).
Soppressa la diocesi nel 1790 dalla Rivoluzione Francese, il papa Pio VII con il Concordato del 1801 un la diocesi di N. a quella di Tolosa e nel 1822 aggiunse all'arcivescovo di Tolosa il titolo di vescovo di N. Dalla iscrizione del vescovo Rustico (CIL, XII, 5336) si ricava che la Cattedrale ricostruita nel 445 sostituì nello stesso luogo quella che si era incendiata e che forse rimontava al sec. IV. Il testo è assai importante perché ricorda la demolizione dei muri della vecchia chiesa, la posa della prima pietra della fondazione, quando fu finita l'abside, il concorso del prefetto delle Gallie del tempo, Marcello, e devoto del culto di Dio, che pagò gli operai durante i due anni della sua amministrazione, e riportò oblazioni ricavate da altri vescovi. L'epigrafe fu posta nella Cattedrale dal card. de Bonzy nel 1681 e ora è nel Museo Lamourgnier. L'attuale ex-Cattedrale, dedicata a S. Giusto e iniziata nel 1272, è incompiuta.
Vi sono le tombe dell'arcivescovo B. de Farges (m. nel 1341), dei cardd. Pietro la Jugie (m. nel 1376) e Briçonnet (m. nel 1514), dell'arcivescovo L. de Vervins (m. nel 1628). Nel tesoro si conservano arazzi fiamminghi e d'Aubusson; statue policrome in pietra del sec. XIV degli apostoli Pietro e Paolo; un messale e un evangelario del sec. XI; il pontificale del card. Jugie; una copertura in avorio di libro liturgico del sec. XII, con otto scene della vita di Gesù Cristo e al centro la sua Crocifissione. Della Cattedrale del sec. XI resta solo il campanile; il luogo è ora occupato dal chiostro (1350-1417). La chiesa in onore di s. Sebastiano, di padre narbonese, fu eretta dall'arcivescovo J. D'Arcouet (1450-51) in luogo di un oratorio sorto, secondo la tradizione, sulla sua casa paterna. La chiesa (del sec. XIV) dell'antico priorato benedettino di Lamourgnier o la Mourgnie, nel sec. XI, è oggi trasformato in museo lapidario; ricca è la collezione epigrafica tra cui l'iscrizione di Agroecia del sec. IV. La chiesa di S. Paolo si eleva al di sopra d'un oratorio antico presso la Via Domiziana, nella località allora detta ad albolas, dove si formò un cimitero antico cristiano, da cui provengono i sarcofagi oggi conservati nella chiesa gotica che, iniziata nel 1224, fu collegata; un incendio la devastò nel 1364; fu prolungata nel sec. XV, rinforzata nel XVI e XIX. Gli scavi iniziati nel 1948 hanno fatto scoprire numerosi sarcofagi dei sec. IV e V. s. Paolo fu venerata al sec. IV; si sa da Prudenzio che Paolo era divenuto la gloria e l'ornamento della provincia. *Surget et Paulo* specia Narbo (Prudenzio, Peristephanon, IV, 34). Il Martirologio geronimiano menziona Paolo al 22 marzo. Gregorio di Tours lo ricorda nel gruppo dei sette vescovi che avrebbero evangelizzato la Gallia alla metà del III sec. (Historia Francorum, I, 38: PL 71, 175-76). Gli scavi eseguiti dal 1942 hanno dimostrato l'esistenza d'un cimitero intorno alla tomba venerata; nei sarcofagi si sono rinvenute monete di Costantino II. Nella località St-Loup-
si rinvenne un antico cimitero cristiano con una cappella sepolcrale dedicata al vescovo Rustico.
L'antico arcivescovado è oggi adibito a municipio e a museo. Questo contiene la Biblioteca e una collezione di iscrizioni romane, cristiane, visigote e medievali; una delle più belle collezioni di Francia, di ceramiche della antichità, pitture di scuole francese, italiana, fiamminga. Vi è inoltre una riproduzione dell'edicola contenente S. Sepolcro come esisteva al tempo delle Crociate. Alcune iscrizioni sepolcrali cristiane portano le date degli anni 508 (CIL, XII, 5339), 527 (ibid., 5340), 541 (ibid., 5341), 568 (ibid., 5344), 593 (ibid., 5345); in un'iscrizione del VII sec. il presbitero Adroario si raccomanda a tutti coloro che entreranno in chiesa; una ricorda un suddiacono Adelfo (ibid., 5346), un'altra una Maria abbastiss (ibid., 5352). I sarcofagi cristiani di N. furono studiati prima da E. Le Blant poi da G. Wilpert (Sarcofagi, tavv. 26, 3; 45, 2; 106, 1; 122, 2; 124, 3; pp. 38, 116, 118, 124, 128, 167, 188). Nella Biblioteca di N. si conservano capitelli e movimenti riproducenti modelli romani (D. Fossard, Chapteaux mérovingiens, in Cahiers archéologiques, 2 [1947]).