NABUCHODONOSOR II - N. seduto in trono tra dignitari della sua corte. Sotto: un bimbo viene abbandonato in un bosco. Miniatura del sec. XIV di un codice spagnolo contenente la parte 4 della Storia Universale di Alfonso X di Castiglia: A qui se comincia la storia de Nabuchodonosor rey de Babilonia... - Biblio- teca Vaticana, cod. Urb. lat. 539, f. 2".
una via per far slittare gli alti tronchi dei cedri), ed un'altra mutilata della fine del Regno.
Dalla Bibbia si hanno più informazioni, ma bisogna in qualche caso badare al genere letterario dei passi biblici, che si volessero usare quale testimonianza storica. Così, secondo Dan. 1, 1, è molto probabile che N., inseguendo gli Egiziani nel 605, sia entrato in Gerusalemme ed abbia saccheggiato il Tempio prendendo qualche ostaggio. Il re Iolakim, posto sul trono dal Faraone, secondo II Reg. 2, 1-7, si sottomette e divenne vassallo di N. per tre anni. Quindi si ribellò, fidandosi piuttosto dei suoi indovini e falsi profeti che di Geremia. N. lo molestò dapprima con razzie, che fece fare dai popoli vicini, ma infine mosse l'esercito e lo chiuse d'assedio in Gerusalemme (sot. Iolakim) morì durante l'assedio e sul figlio Iolachin cadde il castigo: la città venne presa, i nobili, i militari, gli uomini di mestiere, il tesoro e parte dei vasi sacri del Tempio furono deportati in Babilonia. Anche Iolachin andò prigioniero in Babilonia, dove N. provvide al suo mantenimento (sono rimasti «biglietti») di consegna di olio ecc. fornito a Iolachin, in scrittura cuneiforme). N. costituì nuovo re Matthania, EZECHIA (v.), e questi nei primi anni restò fedele a N. Allora l'Egitto, sotto il faraone Ephre, (v.), sobbilò i popoli circonvicini e riuscì a formare una coalizione contro N. Aderirono Moab, Amnon e la potenza navale di Tiro, tutti desiderosi di libertà e fiduciosi nelle promesse dell'Egitto. Contro tutti gli ammonimenti del profeta Geremia, a Gerusalemme vinse il partito egiziano, e Sedecia prese parte alla congiura. N. accorse con il suo esercito e pose il quartier generale a Rebla. Le sue truppe riconquistarono il Libano, ad eccezione di Tiro insulare, che resistette per ben 13 anni, invasero la Giudea prendendo fortezza dopo fortezza (come è ben illustrato anche dagli ostraca di Lachis), e assediarono Gerusalemme per più di un anno. Ephre pure si mosse e venne a Gaza, ma, andandogli incontro l'esercito di N., s'avvide che non era il caso di osare battaglia e si ritirò dietro il
Delta. I Babilonesi ritornarono a Gerusalemme e presero la città sempre ribelle; un mese dopo il «capo cocchiere» (Jer. 39, 3. 13), in realtà capo della guardia del corpo, Nabuzardan (v.) la distrusse. Soltanto Tiro resistette ancora, ma finalmente Ethbaal si sottomise, riconoscendo la sovranità di N., e con ciò il commercio marittimo riprendeva. Una tavoletta cuneiforme miseramente mutilata, come si è accennato, riferisce per l'a. 567 un'altra spe- dizione contro l'Egitto, ma se e fino a qual punto N. entrò in Egitto non si può stabilire.
MEDINA (v.), N. non ebbe da combattere all'est e al nord del suo Impero. Sembra che le sue relazioni con la Media, la quale anche durante il suo tempo possedeva l'armata più formidabile, furono sempre di buon vicinato. N. però s'accorse del pericolo e perciò terminò le mura interne ed esterne della città di Babilonia, costruì Ingur-Bel e Nimitti-Bel, fortificando inoltre l'ultima con una palude artificiale. Ma un sistema difensivo più monumentale (il «muro medico» ammirato dai Greci) fu costruito più a nord, dove fra Odis e Sippar il Tigri e l'Eufrate s'avvicinava a 30 km., incorporando canali, paludi, dighe e mura. Nella guerra della Media con la Lidia, fra il 590 e il 585, l'incaricato di N., NERIGLISSOR (v.), suo genero e pace di compromesso che stabilì la frontiera sul Halys.
La politica estera di N. diede un grande sviluppo al commercio; e la città di Babilonia, abitata da ca. 200.000 anime, diventò il centro commerciale del mondo. Si può supporre che N. s'imponesse anche all'Arabia, almeno per il controllo di qualche strada di carovane. Così arricchì il suo paese, e tale posizione vantaggiosa gli permise di abbellirlo in maniera incredibile, così che non si può avvare un sito di qualche importanza nella Mesopotamia meridionale senza che vengano alla luce mattoni con la sua iscrizione, veri mattoni bruciati nel fuoco, non più dissecati all'aria.
Splendido era soprattutto il palazzo di N., scavato da R. Koldewey, un'area nel «rione» di «Porta di Dio», insieme con le fortificazioni di m. 500 per 400, tra la strada processionale di Aïburbâbum, il muro Ingur-Bel, l'Eufrate ed il canale Libil-legalia. Era diviso in due parti, il «castello del sud», già abitato da Nabopolassar, ma di nuovo ricostruito su fondamento più forti, ed il «castello principale», costruito intorno ad un cortile di m. 60 per 55 (il principale, poiché ne l'erano 4 altri), le cui pareti, su fondo blu, erano ornate di palme in smalto. A sud di questo cortile era la sala del trono; questo palazzo aveva i nomi markas nîsî o markas mâti cioè «vincolo degli uomini» o «vincolo della terra». La parte nord-est del castello principale, di fronte al tempio di E-mah e verso la meravigliosa porta di Ištar, serviva da magazzino e sulla sua terrazza si trovavano i giardini pensili, costruiti secondo Beroso per la regina Amyhia, onde ricordarle le belle montagne del suo paese d'origine. Immediatamente oltre le mura Ingur-Bel, nell'angolo tra la strada di Ištar (anch'essa processionale, parte di Aïburbâbum) e l'Eufrate, costruì il cosiddetto «castello del nord», racchiudendo tra l'altro un vero museo di monumenti presi nelle guerre (il bit tabrât nîsîm «casa delle meraviglie della gente» si potrebbe riferire ad esso). All'entrata stavano colossali leoni di basalto. Le mura erano coperte di pasta blu e con pitture.
La strada di processione del dio Marduk era un'altra meraviglia, e più ancora la porta di Ištar, larga m. 23, lastricata di grandi pietre calcaree, cinta da ambedue le parti con mura di m. 7 di spessore, adornate con leoni, torri, muthûsî sacri di Marduk. Più a nord, dove le mura esteriori di Nimitti-Bel giungevano all'Eufrate N. costruì, (pare per villeggiatura nell'estate), un altro castello. Egli inoltre rinnovò o scavò di nuovo molti canali, e specialmente rivestì le loro rive con pareti di mattoni.
Più ancora delle costruzioni profane, a N., uomo di sincera devozione agli dèi di Babilonia, furono a cuore gli edifici sacri. Ricostruendo ed abbellendo i templi, N. entrò nelle grazie dei sacerdoti e risolse un problema di politica interna attuale durante l'epoca neobabilonese. C'era prima di tutto Esagila, il tempio del suo si-
Nabuchobonosor II - N. seduto in trono tra dignitari della sua corte. Sotto: un bimbo viene abbandonato in un bosco. Miniatura del ecc. siv di un codice spagnolo contenente la parte a della Storia Universale di Alfonso X di Castiglia: A qui se comenga la estoria de Nabuchobonosor
gnore, del dio nazionale, del re degli dèi Marduk, «la casa dell'inalzamento della testa», un rettangolo di m. 79,50 per 85,50, con quattro magnifiche porte (le porte erano di grande importanza nell'architettura). Intorno ad un cortile di m. 31,30 per 37,50 v'erano le «cappelle» meravigliose, costruite di marmi ed adornate di lapislazzuli, sfavillanti d'oro: l'È-kua con la grande statua di Marduk sedente, tavola, sedia e sgabello tutto d'oro; il Kà-jili-ud dimora di Šarpanitu, divina consorte di Marduk; l'È-zida, abitazione di Nabû; e finalmente il du-kù, dove a capodanno, nei giorni 8 e 11, Marduk riceveva in udienza tutti gli dèi, che stavano riverentemente inchinati dinanzi a lui, e dove questa assemblea sacra fissava i destini del cielo e della terra. Pur essendo «zelatore» in Esagila, tempio principale dell'Impero, N. non dimenticò l'Eitemenanki, la «casa delle fondamenta del cielo della terra» nel suo vasto recinto: un edificio colossale quadrato di m. 91,50, costituito da sette gradini sovrapposti e sempre più ristretti, fino a raggiungere m. 90 di altezza. Esso fu ricostruito da N.; appartiene ad un tipo di costruzioni note in Babilonia da tempo immemorabile, così da essere il fondamento storico della pericope di Gen. 11, 1-11 (v. ABELE, Torre di). Furono oggetto delle cure premurose di N. quasi tutti i templi, non solo a Babilonia, ma anche a Borsippa, Kuta, Sippar, Akkad, Kiš, Dilbad, Larsa, Ur, Uruk ed altre città. Egli li ricostruì ed abbellì; e li dotò di entrate magnifiche, specificando nelle sue iscrizioni minuziosamente gli abiti, le pecore, il grano e tutto il necessario per i loro culti.
N. rinnovò lo splendore di Babilonia, sorpassando tutte le epoche precedenti; ma non riuscì a rimediare a due cause di rovina: all'interno, l'escessiva influenza politica dei sacerdoti, specialmente di quelli di Marduk; all'esterno il fatto che i Medi, militarmente, rimanevano più potenti. I Babilonesi, popolo di ricchi e lussuosi mercanti, non possedevano la forza fisica dei Medi, pastori delle montagne. L'esercito di Babilonia ai suoi tempi era composto in maggioranza da mercenari, anche greci. Così, a solo sei anni dalla morte di N., Nabonide (v.) era dittò non più solamente lo splendore, ma il grave problema di un tale Impero, per finire poi disastromente dinanzi alla potenza iranica manovrata dal genio di Ciro.
ARCHEOLOGIA. — In due pitture cimiteriali i tre fanciulli Anania, Azaria e Misael sono davanti al re N., mostrando con i loro gesti di adorare la statua d'oro con effigie reale. Il primo esempio è nel cubicolo del martire Crescenzione in Priscilla (Wilpert, Pitture, p. 333 tav. 123, 1); il secondo, veduto dal Bosio (Roma sottese, 1923, 1), è tornato di recente in luce nel cosiddetto cimiterio dei SS. Marco e Marcelliano sulla Via Appia (L. De Bruyne, Arcosolio con pitture recente, mentre ritrovato nel cimiterio dei SS. Marco e Marcelliano, in Riv. di arch. crist., 26 [1950], pp. 211-14, fig. 7). Molto più numerosi gli esempi nei sarcofagi nei quali N. in abito imperiale è assiso con scettro e diadema e fa il gesto di ordinare l'adorazione; talvolta è accompagnato da un militare (Wilpert, Sarcofagi, pp. 261-62), tav. 129, 2; 176, 189, 195, 4; 199, 3; 200, 2 e 3). La scena è rozzamente effigiatrice anche in una rozza lampada cristiana rinvenuta a Cartagine, ora nel Museo Lavigérie (A. Toulotte, Le roi Nabuchodonosor sur les monuments africains, in Nuovo Bull. di arch. crist., 7 [1900], pp. 113-19).
Per il significato dato da Origene a N., V. BENE. Catt., V, col. 1020, dove è riprodotta anche la scena dipinta nel cubicolo del martire Crescenzione in Priscilla. S. Agostino però mise in rilievo che, al contrario di altri percettori, N. «divino correctus miraculo, piam et laudabile legem pro veritate constituit» (ep. 185; PL 33, 796). Enrico Josi
N. BULUS: V. NAPLUSA.
