NABUZARDAN. - Generale di Nabuchodonosor (babil. Nabū-zēr-iddinam = « Nabū mi diede un rampollo »; ebr. Nēbhāzar ādīān) incaricato di ristabilire, dopo la presa della « città sempre ribelle » nel 586, sotto Godolia, una Giudea finalmente pacifica.
Su N. non si sa molto dalle fonti cuneiformi. C'è però qualche lettera di un suo servo, e in particolare N. è annoverato nel « calendario aulico » di Nabuchodonosor, pubblicato da Unger, fra gli amēlu mašennim, alti dignitari della corte e dell'Impero, al primo posto. Ivi egli è designato con il titolo amēlu rab nuhūmu (sic), « prefetto dei fornai (e cuochi) ». Di più si sa dalle pericopi bibliche Ier. 39, 1-14; 52, 1-30, di cui II Reg. 24, 18-25, 21 è un riferimento abbreviato. Qui appare come rabh ṭabbāhīm « prefetto dei macellai »; il senso, secondo il contesto e la sana lessicografia ebraica, è « prefetto della guardia del corpo », « prefetto dei pretoriani ». Arrivato a Gerusalemme un mese dopo la presa, si mise a distruggere metodicamente ed economicamente tutte le basi della potenza giudaica. Le cose che avevano valore in sé o almeno come metallo furono smontate, raccolte, tagliate in pezzi trasportabili e avviate verso Babilonia. Fu allora che i suoi soldati abbatterono le mura (almeno per togliere loro ogni valore difensivo; al tempo di Neemia c'erano i ruderi) e diedero alle fiamme i palazzi, la reggia e persino il Tempio di Jahweh, di cui prima erano stati tolti gli arredi.
N., per ordine di Nabuchodonosor, liberò Geremia, ma fece un'epurazione nel popolo assai rigida, certamente secondo le delazioni dei disertori, ciò che fu forse causa dei torbidi sotto Godolia e della fuga del popolo in Egitto. Ier. 52, 24-27 elenca i personaggi ricercati come « criminali », fra cui i due sacerdoti più alti, i quali tutti furono tradotti a Reblatta e giustiziati crudelmente, dopo la sentenza di Nabuchodonosor. Furono deportati gli stessi disertori, il resto dei lavoratori specializzati e degli uomini di riguardo, e persino parte della popolazione agricola. Si lasciò solo la gente più povera, vignaioli e agricoltori, per non fare nel paese un vuoto nocivo al fisco di Babilonia.